Marocco: Reporters sans frontières denuncia l’assenza di progressi in materia
di libertà di stampa dall’ascesa al trono di Mohammed VI
6 settembre 2007
Reporters sans frontières ha organizzato, lo scorso 5 settembre, una
conferenza stampa a Casablanca, durante la quale i rappresentanti
dell’associazione hanno tenuto a sottolineare, alla vigilia delle elezioni
legislative del 7 settembre, il deterioramento della situazione della libertà di
stampa nel paese. Robert Ménard, segretario generale di Reporters sans
frontières, ha denunciato l’assenza di progressi in materia di libertà di stampa
dall’ascesa al trono di Mohammed VI. «Un anno fa abbiamo incontrato per la prima
volta le autorità marocchine e sembravano manifestare una vera volontà di
apertura e il desiderio di avviare un processo di dialogo reale. Oggi, abbiamo
invece l’impressione di essere stati presi in giro e deploriamo il cinismo delle
autorità che, pur avendo un discorso riformatore, imprigionano e censurano i
giornalisti» ha affermato Robert Ménard. I rappresentanti dell’organizzazione
hanno lanciato un appello ai futuri membri del Parlamento, che saranno scelti il
prossimo 7 settembre, esortandoli a non votare in favore della riforma del
codice della stampa. «Questo progetto, nel suo stato attuale, rappresenta un
testo retrograde e liberticida. Chiediamo dunque ai nuovi deputati di affrontare
di petto la questione e di trasmettere il nostro messaggio al capo dello Stato»,
ha dichiarato il Segretario Generale. «I deputati hanno bisogno di una stampa
insolente ed impertinente. La democratizzazione del Paese si farà anche grazie
all’esistenza di una vera libertà di espressione» ha aggiunto. Inoltre, RSF non
ha ottenuto l’autorizzazione di recarsi nella prigione di Okacha dove è
attualmente detenuto Mustapha Hurmatallah, il giornalista di Al Watan Al An
condannato, lo scorso 15 agosto, a otto mesi di carcere per “ricettazione di
documenti ottenuti illegalmente". Il ministro della Giustizia ha motivato questo
rifiuto delle autorità dichiarando che il giornalista è stato condannato in
prima istanza e non ancora in appello.