11 settembre 2007
Non è la prima volta che il vicepresidente della Commissione Europea con delega
alla Giustizia Franco Frattini si fa notare per alcune
dichiarazioni claudicanti in tema di web e libertà della rete. Nel caso
specifico il concetto espresso è quantomeno forte: nel nome
dell'antiterrorismo si potrà perseguire chi porta online informazioni pericolose
quali ad esempio le istruzioni per fabbricare un esplosivo. Non solo: tali
informazioni andranno filtrate ed inibite, così che nessuno possa trovarle.
L'intento primario non è nel censurare la rete, ma lo strumento adottato sembra
voler essere questo: il controllo di particolari informazioni sarebbe parte di
un pacchetto più complesso volto ad appesantire monitoraggio e controllo
generalizzato al fine di istituire una authority in grado di intervenire
rapidamente sulle potenziali casistiche pericolose. Tutto ciò, probabilmente per
un segno del destino, nelle stesse ore in cui negli Stati Uniti decade uno dei
principali punti di forza dell'FBI per il controllo antiterrorismo in rete (uno
dei principi del Patriot Act è stato giudicato incostituzionale).
(Fonte: Webnews)
APPROFONDIMENTI Il Patriot Act, la principale legge
antiterrorismo adottata subito dopo gli attentati del settembre 2001,
stabilisce, tra l'altro, che i fornitori dei servizi Internet, le compagnie di
telefono, le biblioteche o le agenzie di viaggio devono obbligatoriamente
fornire ogni tipo di collaborazione alla FBI (indirizzi personali dei clienti, contenuto dei
loro traffici telefonici e postali e, persino,
dei loro web visitati). Il giudice federale Victor Marrero ha affermato, il 6 settembre 2007,
che tale "prerogativa della FBI" viola - in quanto obbligo - apertamente il
primo emendamento e i principi costituzionali della separazione dei poteri.