Turchia: richiesta alla Danimarca,
"chiudete emittente kurda"
1 ottobre 2007
di Orsola Casagrande
Chiudere RojTv. È questa l'ossessione del
governo turco da quando l'emittente kurda ha cominciato le trasmissioni (si
chiamava Med Tv ed era la metà degli anni '80). La televisione satellitare dà
voce ai kurdi dei quattro paesi in cui è stato diviso il popolo della
Mesopotamia (Iran, Iraq, Turchia, Siria) e ai kurdi della diaspora. Da qualche
anno trasmette dalla Danimarca. Ma il segnale è nomade perché le pressioni
turche hanno successo e così i kurdi hanno chiesto in questi anni di poter
trasmettere anche a Francia, Belgio, Olanda, Inghilterra. Ed ecco puntuale la
nuova richiesta di chiusura di quella che il governo turco ritiene essere la
televisione del Pkk e quindi dei «terroristi» kurdi, è stata fatta dal neo
ministro degli esteri ed ex ministro dell'economia Ali Babacan. Una richiesta
rivolta al ministro degli esteri danese, Per Stig Moller, che Babacan ha
incontrato lunedì sera a New York, all'assemblea dell'Onu. L'accanimento contro
la stampa kurda non è una novità. In questi giorni è stata vietata la
pubblicazione per un mese del quotidiano 'Gundem', anch'esso legato ai kurdi. Il
«reato» del giornale è quello di aver pubblicato una intervista con Murat
Karaiylan, uno dei leader della guerriglia. Per anni i libri scritti da kurdi in
kurdo (ma anche in turco) sono stati vietati perché accusati di separatismo.
Molti gli scrittori e gli intellettuali costretti all'esilio. Lo stesso vale per
la musica e il teatro. In queste settimane in Turchia si sta discutendo della
nuova Costituzione. E uno dei punti cardine dovrebbe essere quello del
riconoscimento (e non discriminazione) delle varie componenti etniche e
linguistiche della società. Riconoscere i diritti dei kurdi e delle altre
popolazioni però passa necessariamente attraverso l’accettazione del dissenso.
In altre parole, della libertà di espressione. L'articolo 301 della attuale
Costituzione (già modificato dal primo governo Erdogan anche se i cambiamenti
sono stati solo di facciata) dovrebbe essere il primo punto all'ordine del
giorno nel dibattito per la nuova carta costituzionale del paese. È l'articolo
che punisce chiunque offenda le forze armate, la turchità dello stato (che vuol
dire chiunque critichi lo status quo). Di articolo 301 però nel dibattito
attuale non si parla. La repressione di stampa, parola, pensiero continua più
forte che mai senza che nessuno, in Europa, alzi anche solo timidamente la voce.