Usa: i media richiedono una legge federale che
protegga il diritto dei giornalisti a non rivelare le loro fonti
9
ottobre 2007
"Gli Stati Uniti possono essere giustamente fieri della
loro libertà di stampa. Ma ai giornalisti manca ancora una garanzia
necessaria: una legge federale che protegga il loro diritto a non rivelare
le loro fonti". Con queste parole il 'San Francisco Chronicle'
caldeggia il passaggio del Free flow of information act, una legge sul
flusso libero dell'informazione sponsorizzata nel 2007 dai senatori
repubblicani Arlen Specter e Richard Lugar, che il 4 ottobre è passata
all'esame della commissione giustizia del senato. "Secondo la Newspaper
association of America – l'associazione che rappresenta e fa lobby per i
principali quotidiani statunitensi – negli ultimi anni almeno 40 giornalisti
sono stati obbligati a da un tribunale federale a rendere pubblico del
materiale confidenziale. Secondo la proposta di legge i giornalisti saranno
costretti a rivelare le loro fonti solo in nome della sicurezza nazionale o
in caso di pericolo imminente, due eccezioni accettabili", sostiene il
quotidiano californiano. Il 'Washington Post' è della stessa opinione.
"Certe fonti sono disposte a parlare con i reporter solo quando sanno che
potranno restare anonime. Grazie a queste persone sono venuti alle luce
molti casi di criminalità o molte scorrettezze. Se il governo continuerà a
poter portare i giornalisti in tribunale per costringerli a divulgare i loro
segreti, in futuro sarà difficile che altre persone abbiano il coraggio di
rivelare scandali come quello del Watergate". Sempre sul 'Washington Post'
il procuratore Patrick Fitzgerald sostiene, invece, che la legge è inutile e
che finirà solo per ostacolare le indagini sulla sicurezza nazionale. "Non
c'è bisogno di una legge federale a protezione dei giornalisti quando ci
sono già le leggi statali. Inoltre, dal punto di vista pratico questa norma
causerà ritardi – calcolabili in anni – nelle indagini sulla sicurezza
nazionale perché i procuratori saranno costretti a perdere più tempo davanti
ai giudici per costringere i giornalisti a rivelare le loro informazioni".
(Fonte: Internazionale.it)