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ottobre 2007 di Marc Innaro
“E’ ormai chiaro che il grande Imam di Al-Azhar è la frusta del
regime al potere”. Questo il commento durissimo del Sindacato dei giornalisti
egiziani alle dichiarazioni della massima autorità dell’Islam sunnita
sull’opportunità di infliggere la pena di 80 frustate a chi diffonde notizie
false. Lunedì 8 ottobre, nel corso della ricorrenza religiosa di
Leylat-al-Qadr, lo sheikh Mohamed Sayed Tantawi aveva espresso questa
opinione, alla presenza del presidente egiziano Hosni Mubarak. E lo aveva
fatto, ricordando che un versetto del Corano condanna a 80 frustate chi, senza
prove, accusi una donna di adulterio. “La punizione riguarda uomini e donne
- aveva subito aggiunto - e si applica a chiunque ferisca ingiustamente l’onore
e la dignità di chiunque”. Chi lo ascoltava aveva però immediatamente
compreso che il Grande Imam si riferiva proprio ai giornalisti che a fine
agosto avevano dato grande risalto alle voci insistenti, rivelatesi poi
infondate, di una grave malattia del presidente egiziano. Gli stessi
giornalisti che erano stati condannati in primo grado,due2 settimane fa, ad un
anno di carcere proprio “per aver diffuso notizie false e tendenziose”. Alla
condanna di un Tribunale cairota aveva fatto seguito, domenica scorsa, la
clamorosa serrata di 22 giornali indipendenti per protestare “contro i gravi
tentativi di censura e contro la repressione della libertà di stampa”. Con un
tardivo quanto maldestro dietrofront, lo sheikh Tantawi ha successivamente
precisato che le sue parole non erano da intendersi riferite esclusivamente ai
giornalisti. Ma questo non ha impedito al sindacato di diramare, ieri, un comunicato di fuoco, in cui si accusa Tantawi di fornire
dell’Islam un’immagine deformata e di incitare alla violenza. Quasi a dire:
se proprio ci deve essere qualcuno da frustare, ebbene quello è lui, il
Grande Imam di Al-Azhar. (Fonte:
Articolo 21)