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  Pechino 2008: si avvicinano le Olimpiadi e il governo sta schedando i giornalisti

14 novembre 2007  
di Paolo Longo
Nei giorni delle olimpiadi arriveranno a Pechino ottomila giornalisti accreditati a seguire direttamente I giochi e venti mila giornalisti che avranno  il compito di raccontare il Paese che ospita I giochi, la Cina. Secondo le nuove direttive impartite all’inizio dell’anno dal primo ministro Wen Jiabao i giornalisti accreditati potranno muoversi liberamente in tutto il paese (con la sola eccezione del Tibet e delle zone di confine  dello xinjiang fortemente militarizzate  dove bisogna chiedere permessi speciali) e per lavorare avranno solo bisogno del permesso delle persone direttamente interessate, come più o meno accade in tutto il mondo. Con un problema. Dovunque andranno i giornalisti stranieri accreditati, saranno preceduti da un pacchetto di informazioni che li riguardano. Il governo cinese, questa è la storia emersa in queste ore, sta preparando  un database su tutti i giornalisti stranieri accreditati per le olimpiadi da mettere a disposizione di chiunque entri in contatto con i giornalisti. Cioè, se un giornalista chiede un’intervista al capo di un’azienda o al responsabile del partito comunista o al sindaco di  un villaggio di qualunque parte della Cina, gli interessati potranno cercare sul database notizie sui giornalisti, compresi, forse, elementi di guidizio da parte degli uffici centrali di censura. Che cosa questo database conterrà non è dato saperlo come funzioneràò neanche, ma certo è che  nella migliore tradizione da “grande fratello” che sembra la nuova vocazione delle autorità cinesi, saremo tutti schedati. Le autorità cinesi giustificano questa gigantesca schedatura con la necessità di metttersi al riparo dai falsi giornalisti, da quanti verranno  nel Paese con intenzioni  non professionali e dai giornalisti cinesi che smascherano da giornalisti per ricattare i potenti. Questa è una storia da spiegare. È capitato qualche volta nei mesi scorsi che le autorità abbiano denunciato persone che spacciandosi da giornalisti chiedevano soldi a questo o a quello per non pubblicare, su giornali non meglio identificati, storie negative su di loro. Quattro persone sono state arrestate, altre sono sotto processo. Il problema esiste, ma esiste anche la tentazione da parte delle autorità locali in molte province di usare questo pretesto per mettere a tacere giornalisti scomodi, per chiudere o multare pubblicazioni troppo libere. Il presidente dell’associazione dei giornalisti stranieri a Pechino Melinda Liu corrispondente della rivista Newsweek dice che dobbiamo saperne di più per capire se questa è un’altra barriera innalzata intorno ai giornalisti. Anche perchè che centrano gli eventuali falsi giornalisti cinesi con i giornalisti stranieri regolarmente accreditati per le Olimpiadi. (Fonte: Articolo 21)
   
   

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