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  Yahoo! sotto accusa negli USA paga le famiglie di due giornalisti dissidenti cinesi detenuti per l'invio di poche e-mail

14 novembre 2007 
 
"Siete dei giganti finanziari, ma moralmente siete dei pigmei". Il Congresso non era andato per il sottile con i dirigenti di Yahoo, messi sotto accusa per le informazioni passate alle autorità cinesi sui dissidenti Shi Tao e Wang Xiaoning, poi arrestati, processati e condannati a dieci anni. Ecco perché Yahoo è corsa ai ripari e ha deciso di pagare risarcimenti ai familiari dei due giornalisti cinesi. Yahoo in base ad un accordo extra-giudiziario con le famiglie dei dissidenti cinesi fornirà "sostegno finanziario, umanitario e legale" ai familiari dei due giornalisti. Yahoo peraltro insiste: non ha commesso alcuna ingiustizia fornendo alle autorità cinesi informazioni sulle attività online dei due dissidenti.Yahoo ha una partecipazione del 40% in Alibaba, il maggior provider internet in Cina. Shi, un giornalista finanziario, era stato arrestato con l'accusa di avere fornito segreti di stato a stranieri. Wang era stato arrestato nel 2002 in connessione con messaggi email e scritti politici che aveva diffuso online in forma anonima. Entrambi dopo la condanna sarebbero stati torturati in prigione. La Commissione Esteri del Congresso, però, non si accontenta: Yahoo deve impegnarsi pubblicamente a non fornire a governi autoritari alcuna informazione sensibile sulle attività di libera espressione di idee e convinzioni esercitate da internauti. Yahoo, che nelle scorse settimane ha inviato davanti alla Commissione uno dei suoi massimi dirigenti, Michael Callahan, si difende ricordando che non sapeva l'uso che le autorità cinesi avrebbero fatto delle informazioni cedute. E paga. Quanto a impegni per il futuro, tace. All'orizzonte, infatti, si profila la minaccia del Global Online Freedom Act, che potrebbe imporre diritti e divieti in tema di dati sensibili alle compagnie americane che operano sul web. "Siamo d'accordo con lo spirito della legge", hanno detto i vertici di Yahoo. Ma poi la compagnia in un comunicato ha subito precisato: attenzione, una legge di questo tenore impedirebbe alle società USA di fare affari non solo in Cina, ma in gran parte dei Paesi emergenti.  
(Fonte: Rai News 24)
   
   

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