14
novembre 2007
di Roberto Reale
(segretario generale di ISF)
La forza di un grande giornale sta anche nella capacità di avvicinare i
lettori a temi magari complicati ma fondamentali per capire il futuro
dell’umanità. Ieri 13 novembre il Financial Times ha dimostrato di avere
questa qualità. Ha fornito ai lettori una accurata fotografia del “volto
oscuro” della Rete, di come questa possa essere controllata e gestita dal
potere. Il reportage firmato da Mure Dickie parla della
realtà della Cina ma in realtà riguarda tutti noi perché, come spiega il
giornale, le tecniche usate dal partito comunista cinese potrebbero essere
adoperate da qualsiasi regime dittatoriale. Pechino è in questo senso un vero
e proprio “laboratorio negativo”: i censori hanno dimostrato di avere la
capacità di gestire Internet a loro piacimento. Il Web cinese è separato dal
resto della Rete globale da un sistema chiamato il “Grande Firewall” che
filtra l’intero traffico. Non lo blocca perché “gli affari sono affari”, ma
seleziona i contenuti “accettabili”. All’interno del paese funziona invece un
sistema repressivo molto efficiente che “responsabilizza” i provider e i
fornitori di contenuti. Chi sgarra rischia l’oscuramento del sito o, se la
cosa non basta, la galera. Non siamo davanti a una forma di controllo
ideologico totale ma a qualcosa di più sofisticato che consente di utilizzare
la rete a fini commerciali, che la fa crescere, ma la tiene sotto tutela con
la complicità anche delle grandi corporation del settore,da Cisco System a
Yahoo.
Conviene leggerlo tutto questo report del Financial Times. Ecco le ultime
righe. “La libertà di parola e d’informazione non sono un frutto che lo
sviluppo tecnologico porta in dono…In fondo la libertà non è mai una conquista
facile”. Dopo aver letto e analizzato quanto accade nell’Universo Cina come si
può non essere d’accordo?
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la traduzione italiana dell'articolo
dal titolo 'China learns to click
carefully'