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  Europa è anche giustizia e diritti

01.01.2008 - Nel 2007 le Corti europee, la Corte dei diritti dell'uomo del Consiglio d'Europa e la Corte delle Comunità europee, hanno emesso centinaia di sentenze o decisioni. Alcune hanno riguardato il tema dell'informazione. Una decisione del 7 giugno della Corte dei diritti dell'uomo fa infatti il punto sulla pubblicazione delle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche, il diritto di cronaca e il diritto all'informazione. Essa prende spunto dal caso di due giornalisti condannati dai tribunali francesi per aver pubblicato un libro - corredato da alcuni verbali di intercettazioni - sul sistema di intercettazioni illegali durante la presidenza Mitterand. Le condanne erano motivate con la tutela del segreto istruttorio, ma la Corte del Consiglio d'Europa, che opera in applicazione della Convenzione dei diritti dell'uomo, ha ammesso che - pur avendo i due autori violato le leggi sul segreto istruttorio - è prevalente l'esigenza del pubblico di essere informato sul procedimento giudiziario in corso e sui fatti narrati dai due, purché i giornalisti riportino fatti veri in modo corretto. La sentenza afferma fra l'altro che "il diritto della stampa di informare su indagini in corso e quello del pubblico di ricevere notizie su inchieste scottanti prevalgono sulle esigenze di segretezza". Inoltre la Corte di Strasburgo ha sottolineato che non devono essere i giornalisti a dimostrare di non aver violato il segreto istruttorio, ma devono essere le autorità a dimostrare l'effetto negativo della pubblicazione sulla presunzione d'innocenza di un imputato. Sempre in tema di rapporti fra informazione e politica, in ottobre la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato la Moldova a risarcire un giornalista condannato dai tribunali nazionali per aver richiamato in un articolo i legami di un parlamentare e dei suoi parenti con la cattiva gestione dei trasporti pubblici. Nell'occasione, la Corte ha ammesso che in molti Paesi l'interferenza con la libertà di stampa è giustificata da leggi finalizzate a perseguire il "legittimo obiettivo" di proteggere la dignità e la reputazione delle persone, e che ciò era valido anche in questo caso. Inoltre non ha ravvisato violazioni della libertà di stampa per parte dell'articolo che non appariva suffragato da prove e che poteva effettivamente essere lesivo della reputazione del parlamentare. La Corte ha dichiarato quindi che c'era stata violazione dell'art. 10, poiché il giornalista aveva preso la precauzione di ricordare che aveva citato o riassunto altrui dichiarazioni, fra cui relazioni ufficiali delle autorità dei trasporti. È inoltre emerso che negli articoli erano contenute precise dichiarazioni di fatto, come i legami familiari tra il politico e i dirigenti. (fonte: Osservatorio sulla legalità e sui diritti)
   
   

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