Pakistan:
preoccupazione per le condizioni
di lavoro dei giornalisti
stranieri dopo la partenza
forzata di un collaboratore del
New York Times
16.01.2008 -
Reporters sans
frontières condanna le misure prese dal governo pachistano che hanno costretto
il giornalista e ricercatore americano, Nicholas Schmidle, a lasciare
precipitosamente il Paese. "Ad un mese dalle elezioni legislative, questa
decisione è estremamente preoccupante per quanto riguarda le condizioni di
lavoro dei giornalisti, in particolare degli inviati speciali stranieri, che si
recheranno in Pakistan in occasione dello scrutinio. Le spiegazioni date dalle
autorità - che hanno dichiarato che Schmidle non era un giornalista bensì un
ricercatore - aumentano i nostri timori". Nicholas Schmidle ha lasciato il
Pakistan dopo aver ricevuto un ordine di espulsione. Lavorava nel Paese da
circa un anno e collaborava per numerosi media statunitensi. Lo scorso 6
gennaio, aveva pubblicato nel New York Times Magazine un articolo intitolato "La
nuova generazione dei Talebani" per il quale aveva intervistato, a Quetta,
alcuni capi talebani. Chaudhry Rashid, funzionario responsabile della stampa del
governo, ha dichiarato a Reporters sans frontièresche Nicholas
Schmidle "non era un giornalista ma un ricercatore" e che "non era stato
cacciato dal Paese ma che aveva lasciato il Pakistan di sua spontanea volontà
per anticipare la sua espulsione". E' la seconda volta negli ultimi mesi che
alcuni giornalisti sono costretti a lasciare il Pakistan. L'11 novembre 2007,
due reporter del Daily Telegraph, Isambard Wilkinson e Colin Freeman, e un terzo
giornalista, collaboratore del Sunday Telegraph, Damien McElroy, hanno ricevuto
l'ordine di lasciare immediatamente il Paese. Le testate per le quali
collaboravano avevano pubblicato un editoriale molto critico nei confronti del
presidente Pervez Musharraf.