Arabia
Saudita: la principessa saudita
Hassa bin Salam, lancia un
premio per le donne giornaliste,
la stampa in rosa, avanti a
piccoli passi
15.02.2008 -
Il lavoro dei giornalisti in
Arabia Saudita è stettamente
controllato dal governo, che
controlla la stampa, possiede i
canali televisivi ufficiali e
tenta di scoraggiare
l'inevitabile proliferazione di
antenne paraboliche. Nel gennaio
del 2005 il governo di Riyadh
lanciava un canale satellitare
di news, il cui primo
telegiornale fu letto da una
donna rigorosamente coperta
dall'hijab, Buthaina al Nasr,
una delle poche giornaliste
attive nel paese. Secondo
Reporter Sans Frontieres, nel
2005 le giornaliste attive nel
paese erano 45, mentre quelle
all'estero 95. 45 è meglio di
zero, ma il veto
sull'emancipazione delle donne è
ancora ben lontano dall'essere
scalfito. In Arabia Saudita le
donne lottano da anni per
ottenere anche solo il permesso
di guidare, sono obbligate a
coprirsi da capo a piedi in
pubblico, non possono lavorare
in ambienti misti e nemmeno
spostarsi senza un tutore.
All'inizio di febbraio, la
principessa Hassa Bint Salman
Bin Abdulaziz, figlia del
governatore di Riyadh, parente
del re Abdullah, ha lanciato
un'iniziativa per promuovere la
presenza femminile nelle
redazioni saudite. La
principessa, che ha studiato in
Gran Bretagna, ha offerto 270
mila dollari in premi e borse di
studio “per incoraggiare le
donne saudite a lavorare nel
giornalismo e aiutarle a
sviluppare le loro capacità
professionali”. 160 mila dollari
sono stati messi a disposizione
in borse di studio per le
giornaliste. Oltre a quelli, la
principessa Hessa promette due
premi di 27 mila dollari, per le
croniste più meritevoli e 54
mila per quelle con oltre 15
anni di carriera. Sono troppo
poche le femmine nelle redazioni
e nelle università saudite,
lamenta l'istruita principessa,
che però nota come quelle poche
“eccellono nonostante le
difficili condizioni
professionali in cui lavorano”.
Secondo la principessa, “le
giornaliste femmine sono nella
posizione ideale per promuovere
la comunicazone tra uomini e
donne nella società saudita”. E
poi aggiunge: “in maniera però
compatibile con la Sharia (la
legge islamica) e le norme
sociali moderate”.
(Fonte:
Peace Reporter)