MYANMAR
(EX BIRMANIA): DA GENNAIO 9
GIORNALISTI ARRESTATI, UN
REPORTER UCCISO A SETTEMBRE E
DIVERSI IN CARCERE, LIMITATO
ACCESSO A INTERNET E ALLA STAMPA
STRANIERa
15.02.2008 -
Myanmar è considerato uno dei Paesi più pericolosi al mondo per i giornalisti. A
sostenerlo è il rapporto annuale sulla libertà di stampa di 'Reporters sans
frontières' (Rsf). La situazione nell'ex Birmania è peggiorata dallo scorso
agosto, ovvero dall'inizio delle proteste per il caro petrolio, quando le
autorità stabilirono il divieto di fotografare, filmare e pubblicare resoconti
riguardo le proteste popolari. Durante le manifestazioni pacifiche condotte dai
monaci buddhisti di settembre, represse nel sangue dalle autorità birmane, un
foto-giornalista nipponico, Kenji Nagai, venne ucciso dai colpi di arma da fuoco
dei militari, mentre altri 15 reporter vennero arrestati. Dopo il blocco
dell'accesso al Web alla vigilia dell'attacco militare contro i manifestanti (26
e 27 settembre), anche nei ''mesi di ottobre e novembre l'utilizzo di Internet è
stato fortemente limitato'', si legge nel rapporto. Nello stesso periodo, anche
le pubblicazioni estere come 'Time', 'Newsweek' e quotidiani thailandesi sono
state bandite all'interno dei confini di Myanmar. Secondo quanto sostenuto nel
rapporto, dall'inizio di gennaio, sarebbero stati arrestati altri nove
giornalisti, compreso Aung Gyi, l'ex-redattore del magazine sportivo '90
Minuti', sospettato di aver sostenuto Democratic Voice of Burma (Dvb). Resta
ancora in carcere il più noto giornalista birmano, U Win Tin, condannato a venti
anni di reclusione nel 1989. In occasione del suo 77esimo compleanno, nel marzo
dello scorso anno, U Win lanciò un appello chiamando a resistere al regime
militare birmano. ''Tutti i prigionieri politici dovrebbero essere liberati, e
un parlamento democratico dovrebbe costituirsi'', aveva confidato U Win a un suo
familiare durante le rare occasioni di visita concessegli. Nel 2006, U Win Tin è
stato insignito del Premio per la libertà di stampa di Rsf.
(Fonte: AKI)