torna alla home page

 

 

  TIBET: STRETTA DEL GOVERNO SUI GIORNALISTI E LA STAMPA

18.03.2008 -
Mentre il premier Wen Jiabao promette accesso al Tibet per i giornalisti stranieri, senza peraltro specificare concretamente quando e come, le voci che arrivano dalla stampa sono lontane dall'ottimismo del governo cinese. Ai giornalisti stranieri è stato impedito di raggiungere i luoghi si sono svolte le manifestazioni in contravvenzione ai regolamenti per la stampa straniera in vigore dal gennaio 2007. A quelli cinesi la censura vieta di scrivere delle proteste, se non nella versione ufficiale. Internet è sottoposto a stretto controllo, con un gran numero di siti inaccessibile. Fra di essi c'è da oggi anche quello del Guardian, che ieri ha pubblicato immagini di scontri fra monaci e polizia in un monastero del Gansu, nei pressi di Xining. Il corrispondente Jonathan Watts è stato allontanato dalla zona e ora si trova confinato nella città di Lanzhou. "Dopo aver controllato il mio passaporto la polizia mi ha detto che avrei dovuto lasciare la regione. Stavano evidentemente aspettando i giornalisti stranieri, visto che fra loro c'era un poliziotto che parlava inglese" ha detto Watts a Repoters sans frontières (RSF). Come lui altri giornalisti stranieri si sono visti chiudere le strade di accesso ai monasteri delle aree tibetane dell'ovest cinese, dietro la scusa delle preservazione della "incolumità" degli stranieri. "La libertà di movimento per i giornalisti stranieri è stata una delle poche aperture positive in vista delle Olimpiadi, ma ora viene spazzata via dal governo cinese confrontato alle proteste dei Tibetani. Ancora una volta le autorità cinesi calpestano le promesse fatte all'epoca dell'assegnazione delle Olimpiadi e trvano il modo di reprimere la rivolta tibetana senza testimoni" fa sapere RSF. Secondo il Foreign Correspondents Club of China 25 giornalisti stranieri, fra cui 15 di Hong Kong, sono stati espulsi dal Tibet o dalle regioni ad influenza Tibetana a partire dalla scorsa settimana. Dal 12 marzo le autorità hanno negato i permessi ai giornalisti per recarsi nella regione e l'ufficio competente ha smesso da giorni di rispondere al telefono. I 15 giornalisti hongkongesi sono stati espulsi da Lhasa con l'accusa di svolgere "inchieste illegali". Alle agenzie straniere hanno raccontato di essere stati messi a forza su aerei che li hanno riportati a Chengdu, nel Sichuan, dopo che la polizia ha controllato tutti i loro computer alla ricerca di immagini girate nella città. In queste condizioni è difficile per la stampa straniera accedere alle informazioni dirette su quanto sta avvenendo a Lhasa o nei dintorni, soprattutto oggi, allo scadere dell'ultimatum lanciato da Pechino. Le linee telefoniche sono perturbate, molti numeri sono irraggiungibili o restano senza risposta. Su internet i siti legati alla dissidenza tibetana sono chiusi. Quelli della stampa straniera si aprono ad intermittenza; da oggi, oltre a BBC e CNN, anche il Guardian e Times sono inaccessibili. I soli forum visibili sono quelli in cui gli utenti gridano alla repressione dei dimostranti e al pugno duro contro la protesta. Youtube è ancora chiuso mentre RSF rivela che anche le trasmissioni dei canali internazionali BBC e CNN hanno subito sono state interrotte a più riprese durante la diffusione delle immagini delle proteste. (Fonte: Agenzia ApCom)
   
   

torna alla home page

   

per ulteriori informazioni e per scriverci: direttore.isf@libero.it