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"MIRACOLI" DI TEHERAN: IL GIORNALISTA BOUTIMAR SULLA FORCA
DUE VOLTE PER AVER CONTRASTATO CORRUZIONE E CEMENTO
21.03.2008 - "Mandare sulla forca due volte la stessa persona è
possibile? Accade in Iran, dove la magistratura ha di nuovo condannato a morte Hiwa Boutimar, giornalista e militante ambientalista della zona del Kurdistan
iraniano. Quello di Teheran è un regime senza giustizia e crudelmente privo di
misericordia. Processato nel giugno scorso dal Tribunale della Rivoluzione di
Sanandaj, assieme al collega Adnan Hassanpour, autorevole columnist della
minoranza curda, Hiwa era stato condannato a morte con lui come 'mohareb' cioè
'nemico di Allah' solo in base alla propria attività critica verso il governo.
Si trattava di due condanne a morte fondate su reati di opinione che suscitarono
una grande indignazione e una campagna che, partita dall’Italia, si estese a
tutta Europa sia alla società che alle massime autorità istituzionali . Una
mobilitazione che spinse l’Autorità Giudiziaria
della Repubblica Islamica ad annullare per difetti di forma il primo verdetto.
Oggi si è saputo che anche i giudici del secondo processo hanno emesso una
condanna a morte per il giovane giornalista, nemmeno trentenne. Hiwa Boutimar
deve dunque essere ucciso, ad ogni costo, per aver tentato di difendere le acque
e i boschi del suo Paese dalla cementificazione e le fiamme e soprattutto per
aver denunciato la corruzione dei governanti che si arricchiscono con queste
speculazioni. E’ un atto persino più ripugnante della censura politica, che
rende le istituzioni giudiziarie iraniane complici sanguinarie di malfattori
comuni. Il nuovo processo per Hiwa si è svolto, a quanto si apprende da
Adn Kronos International che ha contattato fonti vicine ai familiari del
giornalista, nelle stesse modalità della prima istanza e cioè in assenza
dell’imputato e del suo legale. La nuova condanna a morte, emessa subito dopo le
elezioni parlamentari in Iran, non è stata ancora comunicata ufficialmente a
Hiwa, detenuto a Mariwan, e alla sua famiglia, ma soltanto verbalmente
all’avvocato. La revoca della condanna di Hiwa era stata chiesta dalla
Presidenza portoghese dell’Unione Europea, dai governi di Roma e Parigi e da una
sessantina di deputati italiani. Durante incontri avuti a Roma, nel mese di
dicembre, dai familiari di Hiwa, istituzioni locali e nazionali avevano
condannato la decisione iraniana di impiccare il giornalista curdo".