Monaci tibetani interrompono una visita di
giornalisti guidata dal governo
09.04.2008 -
Un gruppo di 15 monaci tibetani hanno osato oggi fermare la visita di un gruppo
di giornalisti guidata dalle autorità cinesi, gridando loro che essi difendono i
diritti umani e che vogliono il ritorno del Dalai Lama in Tibet. L’incidente –
il secondo del genere in poche settimane - è avvenuto a Xiahe (Gansu),
all’esterno del monastero di Labrang. I monaci, sventolando una bandiera
tibetana, hanno cercato di parlare ai 20 giornalisti cinesi e stranieri,
gridando: “Il Dalai Lama deve ritornare in Tibet. Noi non chiediamo
l’indipendenza del Tibet, ma solo [il rispetto de]i diritti umani; adesso non vi
sono diritti umani”. Alcuni dei monaci avevano il volto coperto. Essi hanno
anche detto che un gran numero di loro colleghi sono stati arrestati e che molti
poliziotti armati e in borghese vigilano tutta l’area. Il mese scorso proprio il
monastero di Labrang è stato uno al centro di manifestazioni a sostegno dei
tibetani di Lhasa. Dal 14 marzo, inizio delle rivolte a Lhasa, il governo di
Pechino ha isolato il Tibet e le aree abitate dai tibetani (Sichuan, Gansu,
Qinghai) vietandole a visitatori e giornalisti. Per contrastare notizie sulla
repressione contro i monaci e la popolazione - che riescono ad arrivare
all’esterno – Pechino ha organizzato viaggi guidati di giornalisti e
diplomatici. Due settimane fa una visita guidata di giornalisti stranieri e
cinesi è stata interrotta a Lhasa da un gruppo di monaci che piangendo hanno
accusato il governo cinese di mentire e hanno gridato che in Tibet non vi è
libertà religiosa.
(Fonte: Agenzia Asia News)