Dissidenti tibetani: "noi lontani da al-Qaeda, sono i soliti attacchi
della stampa cinese"
07.05.2008 -
"La dissidenza tibetana non ha alcun rapporto con al Qaeda: le accuse che ci
lancia contro la propaganda cinese non hanno alcuna base, e cercano soltanto
di screditare il nostro impegno. Se questo non fosse vero, saremmo
un’organizzazione nascosta, ed invece facciamo politica davanti a tutti da
decenni”. Lo dice all'agenzia AsiaNews il vice presidente del Congresso dei
giovani tibetani, Dhondup Dorjee, che rigetta le accuse di terrorismo lanciate
ieri dal governo cinese. Il governo indiano e i suoi servizi segreti,
sottolinea Dorjee, “seguono da anni le nostre attività, che sono chiare e
trasparenti. Pechino sa che noi abbiamo un mandato politico, ricevuto dalla
popolazione tibetana in esilio, ed ha paura di questo. Siamo diffusi in 83
regioni sparse fra Cina, Tibet, India e Nepal, e possiamo contare su 30mila
membri attivi. La Cina ha paura di questo, ma sa benissimo che non siamo
terroristi”. Le prime accuse di fondamentalismo erano state lanciate
dall’agenzia governativa Xinhua lo scorso marzo, quando un giornalista italiano
aveva pubblicato un’intervista al leader degli indipendentisti tibetani
sostenendo che fossero in preparazione “attentati suicidi sul territorio
cinese”. La smentita all’intervista, inviata il giorno seguente, non è mai stata
pubblicata. Secondo l’attivista tibetano, questa “è la normale procedura del
governo cinese, che attacca dando del terrorista a chiunque non condivida la sua
politica. La nostra è una lotta politica, per l’indipendenza del Tibet:
rigettiamo il fondamentalismo”. Proprio questo, conclude Dorjee, “ci differenzia
dal Dalai Lama. Lui, che ne ha piena facoltà, chiede autonomia: noi vogliamo
l’indipendenza. Il leader religioso è un campione della non violenza ed accetta
un compromesso, anche se crede fermamente nella democrazia. Noi sappiamo che
sotto Pechino non esiste democrazia, e per questo vogliamo essere del tutto
indipendenti”.