53 deputati europei aderiscono alla richiesta
di boicottaggio della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici
25.06.2008 -
In occasione dell'incontro previsto il
prossimo 25 giugno tra il presidente francese Nicolas Sarkozy, il presidente del
Parlamento europeo Hans-Gert Pöttering e i presidenti dei gruppi politici del
Parlamento europeo, Reporters sans frontières invita la Francia e i suoi partner
europei a pronunciarsi in favore del boicottaggio della cerimonia di apertura
dei Giochi olimpici di Pechino, il prossimo 8 agosto. Nella sua risoluzione del
10 aprile 2008, il Parlamento europeo ha chiesto «all'attuale presidenza
dell'Unione di cercare di evidenziare una posizione comune europea per quanto
riguarda la presenza dei capi di Stato e di governo e dell'alto rappresentante
dell'Unione europea alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici, con la
possibilità di non partecipare a questa cerimonia se il dialogo non venisse
riaperto tra le autorità cinesi e il Dalai Lama». Interpellati da Reporters
sans frontières, 53 deputati europei hanno già manifestato concretamente il loro
impegno aderendo all'appello in favore del boicottaggio da parte dei capi di
Stato e di governo. «Nicolas Sarkozy ha dichiarato che la sua partecipazione
alla cerimonia di apertura dipenderà dalla ripresa del dialogo tra Pechino e i
rappresentanti del Dalai Lama. Questo dialogo si è tuttavia interrotto e quando,
recentemente, gli Stati Uniti e l'UE hanno chiesto, insieme, l'inizio di un
processo di vera concertazione sul Tibet, Pechino ha respinto la proposta
considerandola un atto di ingerenza nella politica interna cinese. Le autorità
cinesi continuano inoltre ad impedire l'accesso libero in Tibet e nello Xinjiang
per i professionisti dell'informazione locali ed internazionali. Nel frattempo
l'ondata di arresti in corso nel Paese non accenna a fermarsi», ha aggiunto
RSF. A solo due mesi dall'inizio dei Giochi Olimpici, un centinaio di
giornalisti, cyberdissidenti e blogger sono ancora in carcere in Cina. Le
autorità di Pechino non hanno rispettato le promesse fatte nel 2001, in materia
di diritti umani, quando la responsabilità dell'organizzazione delle olimpiadi è
stata attribuita alla Cina.