|
|
Anna
Politkovskaya, come Sakarov e Solzhenitcyn
di Viktor Khroul (professore di giornalismo all’università di Mosca)
09.10.2008 -
È molto difficile capire cosa succede nella Russia di oggi. È difficile non
solo per gli stranieri, ma anche per noi russi a causa delle immagini
frammentarie che riceviamo dai media. Per questo è molto importante avere
giornalisti che cercano di ritrarre un’immagine vera della realtà, aiutando a
comprendere le radici degli eventi e le ragioni di ciò che accade. Anna
Politkovskaya, 48 anni, uccisa il 7 ottobre 2006 sull’ascensore della casa
dove viveva, era un inviato speciale del quotidiano ' Novaya Gazeta' e autrice
di libri che documentano molti crimini in Russia. Era una giornalista che
sfidava il sistema e le autorità. Era stata bandita dalla televisione russa, ma
– paradossalmente – tutti conoscevano la sua faccia. Io non l’ho
conosciuta di persona. Ma ci siamo incrociati diverse volte a qualche incontro
di Amnesty International: io ero fra i reporter, lei era fra gli invitati a
parlare. Ha cercato di dire al mondo la verità sui crimini in Cecenia, le
violazione dei diritti umani in tutta la Russia, gli abusi di potere, la
corruzione a tutti i livelli della società. E ho visto come lei diveniva triste
davanti alle domande aggressive di scrittori filo-governativi, che di fatto
sembravano non avere alcun interesse per la verità. Anna provava vergogna per
quelle persone che si definivano “giornalisti”, ma erano ignoranti,
mancavano di equilibrio e obbiettività. Andrei Sakharov e Alexander
Solzhenitsyn sono stati “la coscienza della nazione”. Anna Politkovskaya è
considerate “la coscienza del giornalismo” in Russia. Alla sua morte, Yassen
Zassoursky, decano della facoltà di giornalismo all’università di Mosca, ha
detto: “La nostra coscienza è stata uccisa”. Insegnando a studenti nella
stessa università e cercando di risvegliare le loro coscienze alla realtà,
spesso cito i testi di Anna e chiedo agli studenti di immaginare cosa Anna
avrebbe fatto in alcune situazioni. Era un grande esempio per tutti i
giornalisti, giovani e vecchi, di cosa vuol dire avere una responsabilità
morale nella professione.Ammiro molto Anna perché non è emigrata dalla Russia,
come invece hanno fatto molti cosiddetti “lottatori per i diritti umani”:
non è fuggita anche se ha ricevuto spesso minacce di morte. Il caso più famoso
è stato quando hanno cercato di avvelenarla a bordo dell’aereo che la portava
a Beslan per scrivere sul dramma degli ostaggi. Quella volta i dottori le hanno
salvato la vita, fermando il veleno. Ma nessuno ha potuto fermare i colpi di
pistola e i proiettili. Dal 1993 più di 40 giornalisti sono stati uccisi in
Russia e nessun killer è mai stato condannato. Un esempio: il giornalista Usa
Paul Khlebnikov, dell’edizione russa di Forbes, è stato assassinato nel
luglio 2004 a Mosca, ma la persona che ha ordinato l’assassinio deve essere
ancora identificata. Continue domande di inchieste indipendenti sono state
ignorate. La Russia rimane uno dei posti più pericolosi per i giornalisti.
Quando è stata uccisa, la Politkovskaya stava lavorando su un articolo che
denunciava le torture dei civili ceceni da parte delle forze di sicurezza, leali
al primo ministro, amico di Mosca. I suoi reportage apparvero sulla Novaya
Gazeta, il più importante giornale di opposizione, uno dei pochi indipendenti
nella massa di media sempre più controllati dallo stato e dagli oligarchi. La
Politkovskaya è stata uccisa nel 20° anniversario del lancio della glasnost di
Mikhail Gorbachev, che aveva portato alla fioritura di una stampa libera.
Gorbachev ha definito l’assassinio della Politkovskaya “un grave crimine
contro la nazione, contro tutti noi … e un colpo a tutta la stampa democratica
e indipendente”. Per i lettori occidentali è interessante sapere che la
Politkovskaya ha condannato molte volte la colpevole indifferenza delle loro
società verso ciò che succede in Russia, sulle violazioni ai diritti civili…
Quanti cattolici occidentali sono davvero interessati a ciò che capita ai
cristiani in Russia? In vita e in morte, Anna Politkovskaya è stata capace di
mostrare il lato oscuro della Russia moderna. Tutte le sue pubblicazioni avevano
un sogno, uno scopo: servire il bene comune, affrettare i tempi della
solidarietà e sussidiarietà, rendere la società più umana e perciò più
cristiana. Per questo molte persone pregano per lei; è per questo che sulla sua
tomba vi è una croce.
(fonte: Asia News)
|
|