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Pechino, nuovo giro di vite sul
web, Chiuso un
sito per blogger
11.01.09 -
Le autorità di Pechino che controllano
il traffico in rete hanno oscurato il portale Bullog.cn, un fornitore
di spazi per blog gratuito e molto apprezzato all’interno dei circoli
culturali cinesi. Bullog.cn è stato fondato nel 2006 da Luo Yonghao, docente
universitario e pioniere della rete e dei blog in Cina, molto apprezzato dai
giovani del Paese perché ha sempre espresso con franchezza le proprie opinioni.
Egli ha confermato la chiusura del portale perché, secondo Pechino,
“raccoglie informazioni potenzialmente pericolose in tema di politica interna
e attualità”. Già in passato il sito internet creato da Luo Yonghao era stato oscurato e
riaperto due volte; al momento non è dato sapere se la chiusura è definitiva o
si tratta di un provvedimento temporaneo. Nel frattempo è montata la protesta
nel web: diversi bloggers hanno protestato contro la decisione della autorità e
si dicono “infuriati” e “senza parole”. Bullog.cn,si era
distinto in passato per aver raccontato in tempo reale le proteste contro la
costruzione di un impianto chimico a Xiamen, nella provincia meridionale di
Fujian. Negli ultimi giorni il governo cinese ha adottato la linea dura contro la
rete, chiudendo 41 siti internet colpevoli di diffondere contenuti “volgari”
i quali “feriscono la morale pubblica”. Pechino ha lanciato avvertimenti
anche a giganti del web, fra i quali Google, Baidu, MySpace
e Msn, intimando loro di “eliminare ogni link” che rimanda a
materiale “pornografico” o contrario “alla morale”. Fra questi materiali
dal contenuto lesivo vi sono anche immagini e commenti “critici” verso il
governo e le politiche in tema di economia e diritti umani.
La campagna di “pulizia del web” lanciata dal partito comunista si
aggiunge agli sforzi delle autorità volti a bloccare ogni forma di dissenso o
di protesta, mentre l’economia nazionale comincia a segnare il passo e il
Paese si prepara ad affrontare un anno delicato: a giugno ricorrono i 20 anni
dalla strage di piazza Tienanmen. (Fonte: agenzia Asia News) |
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