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BUSH-AL JAZEERA, GOVERNO BLAIR MINACCIA EDITORI SU DIVULGAZIONE NOTIZIA

Il procuratore generale britannico, Lord Goldsmith, ha
intimato agli editori dei quotidiani del Paese di non rivelare altri dettagli sui contenuti del memorandum di Downing Street trapelato alla stampa in cui si farebbe riferimento all'intenzione del presidente Usa George W. Bush di bombardare la sede qatariota dell'emittente satellitare araba 'Al-Jazeera'. Il documento, svelato ieri dal tabloid londinese 'Daily Mirror', contiene la trascrizione di una conversazione avvenuta nell'aprile del 2004 tra Bush e Tony Blair: durante il colloquio, il premier britannico sarebbe riuscito a dissuadere il leader americano dal proposito di colpire il quartier generale di 'Al-Jazeera' a Doha. Dopo la pubblicazione sul 'Mirror', la notizia ha fatto il giro del mondo: in serata è arrivata la smentita di Washington, mentre a Londra - riferisce oggi il 'Times' - Lord Goldsmith ha informato i direttori delle varie testate britanniche che rischiano un'ingiunzione formale se decidono di rivelare i dettagli del memorandum riservato di Downing Street. Per il procuratore generale, infatti, pubblicare tali informazioni significherebbe "violare il segreto di Stato" e costituirebbe reato (David Keogh, il funzionario che avrebbe fatto 'filtrare' il documento, è già stato incriminato ieri per violazione delle norme sulla segretezza). In passato, ricorda il 'Times', è già accaduto che il governo britannico emettesse ingiunzioni nei confronti della stampa, ma le autorità non hanno mai fatto causa a una testata per aver pubblicato i contenuti di documenti riservati. Non è la prima volta che un memorandum 'segreto' del governo britannico trapela alla stampa. Il  mese scorso, il 'New York Times' aveva citato un promemoria riservato di Downing Street in cui si parlava di una conversazione avvenuta sempre tra Bush e Blair il 30 gennaio del 2003, alla vigilia dell'intervento militare a Baghdad. In quell'occasione, il presidente americano disse al premier britannico di voler  "andare oltre l'Iraq" nella caccia alle armi di distruzioni di massa, e menzionò l'Arabia Saudita e il Pakistan fra i Paesi ritenuti 'problematici' dagli Stati Uniti. Le rivelazioni su 'Al-Jazeera rischiano quindi di provocare ulteriore imbarazzo a Washington, che pure ha definito "accuse totalmente assurde" quelle riportate dal 'Mirror'. L'emittente araba, di proprietà dell'Emiro del Qatar, è da tempo bersaglio di pesanti critiche da parte dell'Amministrazione Usa per l'approccio giudicato eccessivamente anti-occidentale. Malgrado il successo, raggiunto in pochi anni (oggi il bacino d'utenza, secondo i vertici dell'emittente, è di 35-40 milioni di persone), le vendite di spazi pubblicitari sono ancora limitate e risentono della reputazione che si è creta intorno al 'rivale arabo' della Cnn. A suscitare polemiche è stata soprattutto la decisione dell'emittente - nei prossimi mesi partirà anche un canale 'gemello' in lingua inglese - di trasmettere diversi filmati che ritraevano occidentali sequestrati in Iraq. L'integrità editoriale di 'Al-Jazeera' è stata rimessa in discussione il mese scorso dopo la condanna, a Madrid, a sette anni di reclusione del cronista della tv araba Taysir Allouni, cittadino spagnolo di origine siriana accusato di appartenere ad una cellula di Al-Qaeda e di aver collaborato con l'organizzazione terroristica. Al-Jazeera ha definito "ingiusto" il verdetto contro il giornalista - autore di una famosa intervista a Osama bin Laden in Afghanistan dopo l'11 settembre - annunciando l'intenzione di ricorrere in appello. (Fonte: Aki/23)
   
   

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