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ISF E ARTICOLO 21: APPELLO PER LA CINA

"Un giornalista ucciso dalla polizia, decine in carcere, giornali chiusi e decine di migliaia di siti web cancellati, cos'altro si aspetta perché l'Italia scopra la tragedia della libertà di stampa in Cina?" Le associazioni Articolo 21 e Information Safety and Freedom lanciano un appello alla società e al mondo politico italiano perché si mobilitino nella protesta contro la violenta persecuzione dei giornalisti nello Stato più grande del mondo". Dopo la morte del collega Wu Xianghu, pestato dalla polizia per un articolo che denunciava fenomeni di corruzione, lanciamo un appello - scrivono Giuseppe Giulietti di Articolo 21 e Stefano Marcelli di Isf - perché si rompa il muro di silenzio che anche in occidente cancella la tragedia della violenta censura attuata dai vertici della Repubblica Popolare cinese contro ogni dissenso e in particolare contro il mondo dell'informazione. Giganti della nostra economia  come Yahoo e Google si sono macchiati del reato di complicità denunciando alle autorità cinesi internauti che sono stati arrestati, oppure accettando anche sui propri siti la censura del governo. Le logiche di mercato non possono arrivare a tanto, non si possono scambiare vite umane e libertà con commesse industriali. Per questo invitiamo tutti coloro hanno a cuore la tutela della vita umana e della libertà di espressione - conclude la nota - a protestare presso l'Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia  inviando una e-mail all' Ambasciatore Straordinario Plenipotenziario Dong Jinyi (chinaemb@mfa.gov.cn). Si va facendo strada nel mondo una teoria  che offre sviluppo economico in cambio di libertà, ma la libertà dei mercati è semmai una precondizione della democrazia, non può diventarne l'alternativa".
   
   

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