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 Non si deve chiudere Roj-TV solo perché è la Turchia a chiederlo

"La lingua kurda deve poter essere insegnata liberamente e deve essere dichiarata ufficialmente come utilizzabile. Che vi sia un programma di circa mezzora ora qui e ora là e che si trasmettano programmi sottoposti a controlli, privi di contenuto politico, non è di nessun aiuto. Occorre invece che vi sia in Turchia una stampa kurda realmente libera. Pertanto si devono poter effettuare trasmissioni direttamente dal territorio turco": è quanto ha sostenuto Julliard, portavoce e coordinatore del settore ricerche di Reporters sans frontières (RSF). Pur se è vero che vi sono molte pressioni contro Roj-TV, è però anche vero che le sue trasmissioni tuttora continuano, a detta di Julliard, che ha aggiunto di ritenere stupido e inconcepibile che un canale debba trasmettere dalla Danimarca perché lo stato turco ne pretende la chiusura. Per RSF "la Questione Kurda">la Questione Kurda è situazione assai sensibile in Turchia e che di ciò lo stato turco deve tener conto, nonché delle promesse che negli anni scorsi ha fatto riguardo a tale questione e che in conseguenza di ciò deve essere ufficializzato che la lingua kurda può essere liberamente utilizzata.
 
 Roj tv, l'antenna scomoda del Kurdistan
Il premier turco Erdogan attacca in Danimarca l'emittente kurda Roj tv, la televisione di un paese che non c'è. Forse è anche per questo che fa paura. Perché ogni giorno racconta le storie di un paese invisibile e quindi ancor più scomodo. Spesso sono storie di repressione, violenze, della guerra sporca che nessuno (o pochi) vuole raccontare. A volte sono storie di resistenza. Di una cultura che continua a crescere e a produrre artisti, musicisti, scrittori, poeti. Oggi, come accade routinariamente, Roj Tv è sotto attacco...
   
   

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