26 maggio 2006
Internet costituisce l'ultima frontiera della
lotta per i diritti umani. Le sue potenzialità
comunicative permettono di amplificare al
massimo la libertà di chiunque abbia voglia di
esprimere la propria opinione, permettendo che
questa possa essere raccolta da una platea di
milioni di potenziali ascoltatori. Per questi
motivi, negli ultimi tempi la rete è stata
oggetto dell'attività censoria di governi
repressivi, che attraverso regolamentazioni
sempre più feroci dell'accesso ai contenuti e
della possibilità di realizzare pubblicazioni on
line, tentano di eliminare tutte le voci
“scomode”. Questo, il più delle volte avviene
con la complicità delle aziende del settore, che
alla ricerca di nuovi e più lucrativi mercati,
accettano di rendersi complici di violazioni dei
diritti umani. È il caso della Cina, dove
Microsoft, Yahoo e Google hanno accettato di
cooperare alla censura della rete messa in atto
dal governo. In particolare, le versioni cinesi
dei motori di ricerca forniti dalle tre aziende,
non offrono alcun risultato se si inseriscono
parole chiave come “democrazia”, “diritti umani”
“Piazza Tian An Man”; agli utenti del servizio
Msn Spaces, poi, è impedito di utilizzare
termini simili nei loro blog. E’ emblematico il
caso di Shi Tao, il giornalista cyberdissidente
condannato a 10 anni di prigione grazie alle
informazioni sul suo account di posta
elettronica, fornite da Yahoo, Hong Kong. Urge
dunque che Microsoft, Yahoo e Google cessino di
rendersi complici di violazioni dei diritti e
adottino una politica che invece ne assicuri il
godimento, conformemente a quanto previsto dalle
Norme delle Nazioni Unite sulla responsabilità
delle imprese.
►Firma
su www.amnesty.org gli appelli indirizzati a
Microsoft, Yahoo e Google
(in inglese)