Egitto:
protesta della stampa egiziana contro l'inasprimento delle pene ai
giornalisti
6 luglio 2006 Dodici giornali egiziani, fra
quotidiani e settimanali di partito e indipendenti, hanno annunciato
uno sciopero delle pubblicazioni, previsto la prossima settimana, per
protestare contro il disegno di legge sulla stampa attualmente
sottoposto al vaglio del Parlamento. La decisione è stata presa dopo
una riunione straordinaria convocatadal sindacato dei Giornalisti ed è
stata resa nota dai quotidiani che aderiscono allo sciopero. Tra i
giornali che hanno aderito alla protesta figurano Al Masri al Yom
(L'egiziano oggi), Al Alam al Yom (Il mondo oggi) e Nahda-t-Masr (La
rinascita del'Egitto), principali quotidiani indipendenti, che
sciopereranno domenica prossima, mentre i periodici Al Osbo'a (La
settimana), Sawt al Umma (Voce della comunità), Al Arabi (L'Arabo), Al
Fajr (L'Alba) e Al Khamis (Il Giovedì) hanno annunciato che salteranno
la pubblicazione dell'edizione settimanale. Le proteste dei
giornalisti, in aperta polemica con il governo, fanno riferimento
soprattutto alle "promesse" formulate dal presidente Hosni Mubarak
durante la campagna elettorale nello scorso settembre. Mubarak aveva
dichiarato che la pena detentiva per i reati di stampa, generalmente
considerata un deterrente per la libertà d'informazione, sarebbe stata
soppressa, ma l'attuale disegno di legge sembra seguire tutt'altra
logica. Alla detenzione per il reato di diffamazione, ad esempio, si è
aggiunta una pena pecuniaria a carico del giornalista. "Se questo
sciopero è un mezzo per far slittare il voto sul disegno di legge a
ottobre, non funzionerà - ha dichiarato il presidente dell'Assemblea
del Popolo Fathi Surur al quotidiano Al Masri Al Yom - la legge sarà
votata dalla Camera giovedì stesso". La prossima settimana si
concludono infatti i lavori dell'Assemblea, che riaprirà dopo le
vacanze estive. Ieri il consiglio della Shura, organo consultivo del
parlamento, ha votato a favore della nuova legge che ripristina, oltre
a inasprire le pene per i giornalisti, il "delitto contro la lesa
maestà" del Presidente e dei Capi di Stato e prevede la pena
carceraria "per il chi critica o argomenta sulle proprietà e il
patrimonio dei personaggi pubblici".
(Fonte: AKI)