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  IRAN: FATWA di un AYATOLLAH CONTRO DUE GIORNALISTI AZERI

1 dicembre 2006    
Due giornalisti azeri sono stati condannati a morte, in base a una fatwa emessa da uno dei più noti leader religiosi iraniani. Mohammad Fazel Lankarani, ayatollah conservatore di Qum, la città santa degli sciiti iraniani, in un editto religioso pubblicato ieri sul suo sito, ha condanna i giornalisti azeri Rafegh Taghi e Samir Sedaghatoglu, a morte. ''E' dovere d'ogni buon musulmano- si legge sul sito dell'ayatollah iraniano- facilitare l'esecuzione di questa fatwa''. Rafegh Taghi, editorialista della rivista 'Sanata', pubblicato a Baku nella Repubblica dell'Azerbaijan, è colpevole di aver recato offesa all'Islam e al suo profeta, in un articolo intitolato 'Noi e l'Europa'. Lankarani, rispondendo ad alcuni quesiti posti dai suoi sostenitori azeri, definisce l'articolo ''un chiaro affronto all'Islam'' in quanto parla della ''superiorità dell'Europa nei confronti del Medio Oriente'', ''deride la religione islamica'', ''considera l'Islam inferiore alla cristianità'', e infine ''offende il profeta Maometto''. ''Chi ha commesso questi reati - secondo quanto si legge nella fatwa - se è figlio di musulmani ha commesso il reato di apostasia, e se è nato infedele, ha recato grave offesa all'Islam''. La sentenza per un infedele o apostata che offende la religione islamica ''non può che essere la morte''. L'ayatollah Lankarani infine invita i fedeli ''a facilitare l'esecuzione di questo editto religioso'', la stessa procedura utilizzata dall'ayatollah Rouhollah Mussawi Khomeini, fondatore della Repubblica Islamica, in occasione della fatwa emessa nei confronti di Salman Rushdie, l'autore dei 'Versetti Satanici'. Nell'editto dell'ayatollah iraniano si fa riferimento anche al direttore della rivista, Samir Sedaghatoglu, colpevole di ''non aver impedito all'apostata di offendere l'Islam''. Rafegh Taghi è stato già condannato a due mesi di carcere dal governo azero, per aver ''seminato discordia religiosa''. 
(Fonte: AKI)
   
   

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