Turchia: "io sono kurdo",
un'affermazione che costa venti mesi di carcere
19 febbraio 2007
Il 17 febbraio scorso, in una televisione
privata turca Mehmet Emin Demir, studente
della facoltà di Comunicazione
dell’Università di Ankara, ha detto: “sono
kurdo”. Il giovane per queste affermazioni
è stato condannato, con l’accusa di “fare
propaganda dell’organizzazione Pkk”, a un
anno e 8 mesi di carcere. Secondo
l’avvocato di Demir, Hasan Anlar, mentre
si discute l’articolo 301 del codice
penale turco, nell’articolo 220 dello
stesso codice e nella legge antiterrorismo
ci sono tanti punti che possono allo
stesso modo limitare l’espressione.
Infatti, nella puntata di “Genç Bakiş”
trasmessa il 23 febbraio 2006 dove era
presente anche il presidente del partito
Anap, Erkan Mumcu, il giovane Mehmet Emin
Demir era tra gli ascoltatori e anche in
quell’occasione ha ripetuto le stesse
frasi. Così il programma è stato sospeso e
dopo 5 giorni c’è stata una persecuzione a
casa di Demir. E’ stato aperto un processo
basato sull’articolo 220/8 del codice
penale turco che vieta “tramite
trasmissioni di fare propaganda
dell’organizzazione”. Il procedimento a
carico del giovane Demir, tenutosi
nell’undicesima sezione del Tribunale
penale di Ankara, si è concluso con la
condanna a un anno e 8 mesi. La condanna
nei confronti di Demir è “propaganda
dell’organizzazione”. Inoltre le altre
accuse sono di “aver favorito metodi
violenti e provocatori attraverso le sue
affermazioni”. La condanna è stata emessa
tenuto conto delle persone che sono state
influenzate dalle sue affermazioni durante
la trasmissione, perciò si è arrivati a
due anni di carcere, in seguito ridotti a
un anno e 8 mesi. La tesi dell’università
è stata usata come base della
documentazione. Nella perquisizione della
polizia a casa di Demir sono stati
sequestrati il computer, i libri e le
ricerche sulla comunicazione svolte
all’università tra cui le note di
preparazione della sua tesi di laurea.
Demir stava preparando una tesi sulle
trasmissioni in madre lingua: c’erano già
interviste e ricerche anche sui programmi
in kurdo trasmessi dalla televisione
statale Trt. Il fatto che ancora oggi
uomini vengano processati per i loro
pensieri è vergognoso per la Turchia ha
detto Demir: “questo processo dimostra che
in Turchia non c’è tolleranza per le
persone che dichiarano le loro idee”.
Avvocato Anlar: l’eliminazione
dell’articolo 301 non avrà nessun
significato. L’avvocato di Demir, Hasan
Anlar, dice che la decisione basata sugli
articoli 25 e 26 della Costituzione turca
vanno contro l’articolo 10 della
Convenzione europea dei diritti umani:
“Non è giuridicamente corretto processare
e condannare il mio cliente per aver
manifestato le sue idee, per questo
rimandiamo il giudizio alla Corte
d’appello. L’articolo 220 del codice
penale turco e la legge antiterrorismo
possono benissimo sostituire l’articolo
301” .
(Fonte: Ufficio informazione del Kurdistan
in Italia)