La strana informatica di Cuba, apre a Linux, ma filtra la rete
20 febbraio 2007
La Revolution non si ferma mai. Nemmeno davanti a un software. E così il
ministro dell'Informatica e delle Comunicazioni di Cuba, ha
sancito la svolta: nei computer di tutti gli uffici statali stop al software
proprietario, in particolare quello della Microsoft, "emblema dell'imperialismo
Usa", e via senza indugi sulla strada del mondo Linux che più open source non si
può. L'annuncio è arrivato la scorsa settimana alla XII esposizione
sull'informatica, che si è tenuta all'università dell'Avana. Una decisione
motivata - come già nel caso del Venezuela - da un aspetto ideologico (sistema
libero, svincolato dalle multinazionali, e sicuro) ma soprattutto economico,
visto che il software GNU open source non costa nulla. Niente più licenze da
pagare, quindi, e sistemi operativi che durano di più frenando l'invecchiamento
del parco macchine. I giovani informatici dell'isola starebbero già lavorando a
una distribuzione Linux basata su Gentoo. Certo, è una strana informatica quella
del regime cubano. Bene per il passaggio al mondo del software libero, molto
meno bene per la libertà in rete dove le cose si complicano assai. Tanto per
cominciare il paese è stato inserito da Reporters Sans Frontières tra i
13 paesi al mondo più "nemici di internet". Non è un bel titolo. Meno del 2 per cento della
popolazione è in grado di connettersi alla rete. Ma quando si è connessa non ha
certo la possibilità di apprezzare la libertà connnaturata a internet. I
collegamenti sono monitorati, e grazie a software governativi, "spurgati" delle
parole e delle pagine considerate sovversive. Non sfugge a questa regola nemmeno
il cosidetto "Google cubano", ovvero "2x3", il motore di ricerca messo a punto
dallo Stato che indicizza i contenuti dei siti dell'isola, e quindi solo quelle
pagine che risiedono su server cubani. All'appuntamento informatico dell'Avana
ne ha parlato il responsabile del progetto: ''Il nostro motore,
anche se ancora in fase di prova" finora ''comprende circa 150.000 pagine di
siti dell'isola, anche se non siamo che alla metà di quelli che ci proponiamo di
includere''. Le prime prove hanno confermato che anche qui la censura è
presente.
(Fonte: la Repubblica)