Censura: cresce il numero di Paesi che prende la Cina come esempio da
imitare, L’allarme di OpenNet
15 marzo 2007
La
censura internet sta evolvendo e allargando la sua portata, praticata da almeno
due dozzine di Paesi e applicata a un numero sempre maggiore di informazioni e
applicazioni.
È quanto denuncia l’iniziativa OpenNet (ONi), nata con la missione di
investigare e denunciare l’uso di tecnologie di filtro e metodi di sorveglianza
applicati con scopi censori al web.
La soglia di attenzione dell’associazione è salita in seguito alla decisione di
una corte turca di bloccare il sito YouTube nel Paese per mettere un freno a
commenti ritenuti offensivi nei confronti di Mustafa Kemal Ataturk, fondatore
della Repubblica turca. Una decisione che secondo ONi rappresenta “l’attacco più
visibile a un sito mai adottato nel mondo”. A
fare da modello, ovviamente, la Cina, dotata di uno dei sistemi di sorveglianza
del web più estesi e costosi al mondo, costruito con l’aiuto delle tecnologie di
molte aziende occidentali.
Anche la censura, insomma, ha messo in piedi una serie di ‘best practice’ che
vengono imitate e richieste.
L’iniziativa OpenNet – realizzata dalla Harvard Law School e dalle Università di
Toronto, Cambridge e Oxford – ha analizzato per sei mesi la situazione in 40
Paesi, giungendo a conclusione che anche in molti posti ‘insospettabili’ la
censura viene utilizzata, eccome. Sì
è notata, anzi, una certa ‘inversione di tendenza’ con molti Paesi che hanno
introdotto da poco sofisticati sistemi di sorveglianza. Negli Stati Uniti, ad
esempio, secondo il dipartimento di giustizia, l’FBI avrebbe abusato del Patriot
Act (varato all’indomani dell’11 settembre per contrastare il terrorismo) per
collezionare in maniera del tutto illegale informazioni riservate di decine di
migliaia di cittadini.
Secondo Ronald Deibert, professore associato di scienze politiche all’Università
di Toronto, almeno 10 Paesi si possono identificare come ‘pervasive blocker’,
provvedendo regolarmente a impedire ai cittadini di visitare una vasta gamma di
informazioni online. Tra questi: Cina, Iran, Arabia Saudita, Tunisia, Birmania e Uzbekistan.
Alle tecniche tradizionali di controllo si aggiungono inoltre nuove forme di
censura, quali ad esempio, il blocco completo di intere applicazioni – in Cina è
successo con Wikipedia, in Pakistan col servizio blog di Google – e l’utilizzo
di tecnologie sempre più avanzate come il filtro delle keyword, usato per
bloccare l’accesso a determinate informazioni identificando termini ‘sensibili’.
(Fonte: Key4biz)