Libia: libertà di stampa, giornalisti e professori firmano appello su
Internet
7 aprile 2007
Per la prima volta un gruppo di giornalisti, scrittori, intellettuali e
professori universitari libici osa sfidare il regime di Tripoli e reclama a gran
voce la libertà di stampa. Per farlo sceglie il mezzo più moderno che ancora
sfugge alla censura in Libia, l'Internet, su cui è pubblicata la petizione che
ha già raccolto una quarantina di firme. E' la prima volta dalla rivoluzione del
1969 che in Libia viene lanciato pubblicamente un appello per la libertà di
stampa e secondo i giornalisti l'iniziativa sta avendo grande successo presso la
popolazione. Nel comunicato giornalisti e scrittori propongono alcune misure per
favorire la nascita di una stampa libera in Libia. Ad esempio la possibilità di
organizzare conferenze per affrontare tutte le questioni relative ai mezzi di
informazione. Incoraggiare il dibattito, permettere la pubblicazione di giornali
indipendenti. Ad incoraggiare l'iniziativa è stata probabilmente la denuncia, lo
scorso agosto, del figlio di Gheddafi, Seif al-Islam, sullo stato della stampa
in Libia. Parlando davanti ad una folla di 15 mila giovani a Sirte il figlio del
colonnello disse: “Il problema del nostro Paese è l'assenza di una stampa
libera, senza la quale non può esistere un sistema democratico”. L'appello
arriva anche dopo la decisione del governo di creare un comitato ad hoc per
valutare la situazione della stampa nel paese. “E' vero che la nostra stampa
deve essere da un punto di vista strutturale - aggiunse Seif al Islam - ma la
cosa più importante da fare è cambiarne i contenuti, fatti al momento solo di
propaganda e belle notizie. Tutto questo ha fatto perdere ai nostri mezzi di
informazione tutte le caratteristiche di una vera stampa che rispecchi le
necessità della società”. Un segnale di apertura che proviene però direttamente
dal regime, anche se filtrato dalle parole del figlio del rais Gheddafi.