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  Cina: la «lettera dei mille» per reclamare la libertà di espressione

29 agosto 2007
Uno due. Il Partito comunista ha fatto la sua mossa. I democratici la loro. Nel giorno il cui il Pc cinese ha finalmente annunciato la data del suo Congresso (15 ottobre), 1.060 personalità del mondo accademico, scrittori, intellettuali, artisti, si sono rivolti direttamente al leader Hu Jintao. In una lettera chiedono libertà per chi, magari attraverso Internet, hanno esposto punti di vista critici nei confronti del regime. Le parole scelte nella «lettera dei mille » rivelano che i firmatari sanno benissimo di muoversi su un terreno minato, e con accorta diplomazia, hanno sottolineato proprio il dettato costituzionale dove menziona la tutela dei «diritti umani»: sulla base di quanto proclama la Costituzione — hanno scritto i Mille — il Partito «si è impegnato solennemente nella promessa di governare la nazione secondo la legge e proteggendo i diritti umani», mentre invece «polizia e autorità giudiziaria, sotto la guida del Partito, negli ultimi tre anni hanno arrestato scrittori, giornalisti, giuristi e attivisti per reati politici e d'opinione». Il testo cita l'approssimarsi dei Giochi olimpici del 2008, evocando l'intensificarsi dell'attenzione dei governi e dell'opinione pubblica internazionale. La lettera aperta fa nomi. Casi recenti, come la detenzione del cyber- attivista Shi Tao o l'arresto avvenuto venerdì 24 nello Zhejiang di Lu Gengsong, per «incitamento alla sovversione» e «manovre illegali per ottenere segreti di Stato». Il documento invita i partecipanti al Congresso del Partito a liberarlo «per mostrare una nuova immagine di sé».Sono almeno diverse decine, secondo Reporters sans Frontières, gli intellettuali in carcere o ai domiciliari. E spesso, per loro, pagano anche le mogli. La compagna di Lu è stata minacciata di licenziamento se avesse deciso di perorare a Pechino la causa del marito; e la settimana scorsa è stata messa agli arresti domici-liari, prima che volasse nelle Filippine a ritirare un premio a nome del consorte, la moglie di Chen Chuangcheng, un attivista cieco che si era speso per denunciare una serie di aborti coatti.
(Fonte: Corriere della Sera)
   
   

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