lettera di ISF al presidente della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi

 


Nota della Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Intervento di Raffaele Fiengo al Consiglio nazionale della FNSI

Freimut Duve (OSCE), separare il governo dai media

Paolo Serventi Longhi (FNSI), il nuovo governo superi il conflitto di interessi

La Federazione mondiale dei giornalisti condivide l'allarme della FNSI

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:

"Il Consiglio Nazionale della federazione della Stampa ha concluso oggi i suoi lavori approvando all'unanimità un documento con il quale si condivide l'allarme sul restringimento della libertà di stampa e sui rischi oggettivi e crescenti per l'indipendenza dei singoli giornalisti in Italia, lanciato dal consigliere nazionale Raffaele Fiengo attraverso esempi concreti di convergenti pressioni: concentrazione di poteri nell'editoria; sterilizzazione delle interviste a politici, imprenditori, manager, financo sportivi affidando il servizio solo a giornalisti graditi agli intervistati; con censure ed autocensure quando i fatti di cronaca hanno l'indelicata pretesa di presentarsi come non-bipartisan.
Il Consiglio Nazionale fa proprio il testo del collega Fiengo - e le risultanze del conseguente dibattito congressuale - ed invita la Fnsi a mettere in atto iniziative di denuncia e vigilanza, oltre che di sostegno alla maggioranza dei colleghi che intende continuare a lavorare nell'unico modo legittimo. Ossia con totale autonomia, nel rispetto della realtà e delle fonti e sempre in maniera deontologicamente corretta. Il CN sottolinea che un analogo allarme sullo stato della libertà in Italia è appena stato lanciato dall'Osce (l'organizzazione comunitaria per la cooperazione e la sicurezza in Europa)."

Raffaele Fiengo
Intervento al Consiglio nazionale del 24 maggio 2001

"Il dovere primario di questo organismo, il Consiglio nazionale della stampa italiana, è la difesa del giornalismo. Non possiamo, quindi, chiudere gli occhi su quanto è avvenuto negli ultimi mesi. Dobbiamo chiederci qual è lo stato della stampa. Non possiamo limitarci a sostituire in qualche modo nei prossimi giorni un presidente dell'Ordine nazionale che non è stato all'altezza dei suoi compiti, ad applaudire Gabriele Cescutti (quando ci arrivano le sue ottime lettere) per la sua capacità e affidabilità di guidare l'Inpgi, a compiacerci per avere giustamente allargato a chi opera nell'online e ai freelance le prime essenziali tutele in una vicenda contrattuale dove è stato perso l'orizzonte, a garantirci una seria conduzione nella Casagit assicurandoci un futuro al riparo e al calduccio, ad avviarci infine verso il congresso in autunno con una collaudata capacità di assicurarci l'autoconservazione come classe dirigente complessiva del sindacato (che pure ha molti meriti, meriti strutturali assai solidi di cui si apprezza il valore nel tempo).
Non possiamo farlo perché nel frattempo, e non da oggi, il giornalismo si affievolisce, muore nella sua anima, e i colleghi ovunque lavorino lo sentono ogni giorno sulla propria pelle.
Ai primi di aprile ho scritto una lettera al segretario della Fnsi segnalando le difficoltà crescenti che avevano i giornalisti a esercitare nella campagna elettorale la loro funzione (che è quella di rendere chiari ai cittadini-elettori tutti gli elementi utili per la formazione dell'opinione in vista delle votazioni). Trascurando l'ovvia questione del mancato confronto tra i leader candidati, segnalavo la pratica di scegliersi i giornalisti nei confronti televisivi, cancellando i nomi sgraditi dalle liste delle trasmissioni tv (da Costanzo per esempio). Sia da parte di Berlusconi che da parte di Rutelli.
Anche la richiesta di normali conferenze stampa, delle tradizionali "Tribune politiche" (dove giornalisti di molte testate erano almeno in grado di porre vere domande e sollecitare le risposte) cadeva nel vuoto. In compenso andava allargandosi l'abitudine di avere anche nelle interviste solo il giornalista gradito. Questo nella politica, ma figuriamoci nell'economia! E' la regolaperfino nello sport. Chiedete, chiedete alle redazioni. Rutelli ha telefonato di persona per pretendere una smentita di una affermazione che aveva invece testualmente fatto. Cossiga ha messo in pratica ritorsioni per una articolo dello scrittore Savater che aveva raccontato la sua presenza entusiastica a un raduno di xenofobi razzisti. E dov'era il presidente dell'Ordine?
Una volta, quando Vespa aiutò Berlusconi con il trucco delle carte geografiche segnate sotto a matita in modo che il cavaliere potesse fare più bella figura , gli telefonai perfino a Petrina prima di mandare la mia protesta ai consiglieri di amministrazione della Rai. Gli chiedevo di intervenire richiamando Vespa. Silenzio assoluto. Salvo poi paradossalmente intervenire "contro" anziché a difesa di un giornalista, Marco Travaglio, che aveva trovato lo spazio per porre autentiche e imbarazzanti domande (sia pure in un luogo inconsueto, una trasmissione di satira).
In una riunione con il direttore, il Comitato di redazione del "Corriere" ha riaffermato il principio base del dovere giornalistico: l'equanime capacità e libertà di raccontare i fatti, di rappresentarli, di analizzarli, di criticarli da qualunque parte vengano, senza nascondere nulla. Abbiamo ritenuto di non portare in pubblico quell'impegno solenne preso da noi giornalisti per non entrare nel gioco delle speculazioni politiche di parte. Ma possiamo nasconderci che in grandi e piccoli giornali è prevalso lo
schieramento? E anche i giornali che cercavano l'equilibrio, si sono ritrovati alle prese con l'"equidistanza quantitativa".
Pensate che un giorno, e magari senza nemmeno volerlo, senza dolo, pur di bilanciare in qualche modo l'ondata della stampa estera (Economist ecc) contraria al Cavaliere è uscito un articolo intitolato "LA STAMPA USA DIFENDE BERLUSCONI" con sotto poche righe su una corrispondenza del "New York Times". Ebbene era solo un testo equivocabile nella sintesi (perché riferiva degli attacchi europei e delle difese del centrodestra), perché la effettiva posizione del "New York Times"era (come sapete) drasticamente contraria. L' "equidistanza quantitativa" diventa quasi un riflesso condizionato, automatico, una ricerca a cui piegare la realtà. Il contrario della libertà e della responsabilità. La stampa estera è naturalmente sconcertata per l'assommarsi in uniche mani di una così grossa concentrazione di potere privato e potere pubblico. (a chiunque giovi questo sconcerto). Come fa il mercato ad accettare dei protagonisti che giocano direttamente anche con le armi di uno Stato?
Un contesto paralizzante, dunque, per l'informazione, in cui la mancanza dell'impresa giornalistica autentica si è combinata con gli opportunismi peggiori. Pensate solo un attimo alle alleanze in Mediobanca, a Romiti-Berlusconi che si avvicinano tramite mediolanum, all'arrivo di Caltagirone nello stesso salotto con più del 5 per cento. E ricordate che questo stato di cose arriva dovunque, non si riversa solo sulla grande stampa scritta.
E ora? Che cosa sta succedendo?
Le pressioni sulla libertà del giornalismo sono in aumento. La giustificabile preoccupazione del Quirinale di rendere più presentabile l'immagine del Paese, l'avvicinamente di Agnelli a Berlusconi (solo per fare un paio di esempi importanti) producono un automatico ulteriore affievolimento della mission giornalistica (la libertà e il dovere di riportare i fatti come sono). L'11 maggio, all'assemblea degli azionisti della Hdp (che controlla il Corriere della Sera ) ho lanciato anche uno specifico allarme: è prevedibile un aumento delle pressioni.
Ci sono 23 eletti in Parlamento con sentenze di condanna (alcune addirittura con sentenze passate in giudicato), più almeno 11 con procedimenti in corso, scherzando si parla tra i colleghi di "gruppo parlamentare dei pregiudicati", è una tradizione italiana (ricordate Giolitti "ministro della malavita"?). Eppure sui giornali italiani articoli che descrivano il nuovo parlamento non se ne vedono. C'è il paradosso nel processo Sme (con udienza anche dopo le elezioni) di una presidenza del consiglio che si avvia ad essere parte civile contro se stessa. Poche righe per i processi imbarazzanti (Ariosto, Previti condannato per due milioni, azione "temeraria" avendo chiesto per la terza volta la recusazione del giudice).
Dov'è il giornalismo?
E ancora: il ministro Bianco e la vergogna delle elezioni. I giornali sapevano (era straprevedibile e straprevisto l'affollamento per il diminuito numero dei seggi, ma non bisognava disturbare il ministro, né poi chiederne le dimissioni). E nelle code napoletane della notte persone fatte venire da casa in pigiama ( a 50 mila lire il voto). Anche lì solo qualche riga sfuggente.
E pensare che il "Miami Herald" ha vinto il premio Pulitzer per avere denunciato i voti comprati a 10 dollari l'uno con cinque articoli sul campo.
Non solo ma ha fatto decadere il sindaco.
Oggi, oggi pomeriggio, in Consiglio dei ministri si avvia credo la vendita dell'acquedotto pugliese. Una operazioncina di molti miliardi del governo uscente con qualche liason con quello entrante. I giornali sapranno raccontare la verità, scomoda a destra e a sinistra? Io chiedo uno scatto di orgoglio della Fnsi. Quell'orgoglio che ci fece fermare in passato Flaminio Piccoli in nome dell'autonomia del giornalismo italiano. E voglio ricordare Piero Agostini che quei princìpi ha testimoniato qui.
Chiedo che il Consiglio si pronunci su questo mio testo. Lo adotti, se crede. Lanci un allarme per le pressioni convergenti sulla libertà della stampa italiana e lanci una azione di sostegno ai colleghi e ai loro doveri professionali con le indicazioni concrete qui riportate: nelle redazioni grandi e piccoli, nella carta stampata, nelle radio, nelle tv, nell'online, dovunque ci siano giornalisti al lavoro

ELEZIONI: FREIMUT DUVE (OSCE), SEPARARE GOVERNO DA MEDIA

(ANSA) - BERLINO, 22 MAG - Un invito al futuro governo di centrodestra italiano a operare una netta separazione fra esecutivo e mezzi di informazione è venuto da Freimut Duve, responsabile per i problemi dei media presso l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). Parlando oggi ad Aquisgrana (ovest della Germania) a una conferenza dedicata ai problemi dell'informazione, Duve ha sottolineato come - dopo la vittoria elettorale di Silvio Berlusconi - in Italia, uno dei paesi più importanti dell'Unione europea, vi sia il pericolo che la divisione dei poteri non funzioni più.
Al congresso - intitolato 'L'immagine dell'Europa nei media' - partecipano esperti ed esponenti politici di vario orientamento. (ANSA).

CONFLITTO INTERESSI: SERVENTI (FNSI), IL NUOVO GOVERNO LO SUPERI

(ANSA) - BARI, 25 MAG - Il sindacato dei giornalisti non ha pregiudiziali nei confronti del nuovo governo, ma a chi lo guiderà ''chiede particolare attenzione ai problemi della comunicazione e anche che superi l' oggettivo conflitto di interessi che lo riguarda''. Lo ha detto il segretario della Fnsi, Paolo Serventi Longhi.
Serventi Longhi ha partecipato oggi a Bari all'assemblea regionale dell' Assostampa di Puglia.
''La nostra - ha detto - è una riflessione serena espressa con molto rispetto e con la richiesta di una azione nel settore dell' informazione da parte del nuovo governo che tenda ad aumentare e non a ridurre il pluralismo nelle radiotelevisioni, nella carta stampata e nei nuovi mezzi della comunicazione''.
''C' e' bisogno di regole - ha proseguito - e c'è bisogno di libertà. '
'I due concetti non sono contraddittori - ha detto ancora - e credo che da tutti i punti di vista sia possibile rilanciare anche l'applicazione di alcune leggi approvate dai governi del centrosinistra come le leggi sull' emittenza e quella sull' editoria e definirne gli aspetti normativi-applicativi''. Serventi Longhi ha poi confermato il giudizio positivo sul contratto dei giornalisti.
''In un clima sociale caratterizzato da quella che mi appare una accresciuta aggressività del mondo dell'impresa - ha detto - non solo del nostro settore ma in generale, mi sembra importante che i giornalisti abbiano un contratto che confermo mi sembra un buon contratto''. (ANSA).

GIORNALISTI: FEDERAZIONE MONDIALE CONDIVIDE ALLARME FNSI

(ANSA) - BRUXELLES, 25 MAG - La Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj), che si presenta come la piu' vasta organizzazione di questo tipo al mondo, condivide l'allarme per la libertà di stampa in Italia lanciato ieri dalla Fnsi.
''I giornalisti in Italia - ha dichiarato il segretario generale della Ifj, Aidan White - sono di fronte alla prova più dura, che nessun altro gruppo di colleghi in Europa deve affrontare''. La nuova coalizione di governo - ha aggiunto - ''ha annunciato l'intenzione di rimuovere dai loro posti chi avverte come oppositore nel sistema televisivo pubblico''. In Italia poi, ha sostenuto in una nota l'esponente della Federazione che rappresenta oltre 450 mila giornalisti in cento paesi del mondo, ''il livello di concentrazione dei media è del tutto inaccettabile per qualsiasi democrazia moderna''. La Ifj esprime ''il suo pieno sostegno'' alla Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) che ieri aveva espresso ''allarme sul restringimento della libertà di stampa'' e afferma che ''i giornalisti di tutta Europa guardano agli eventi in Italia con crescente preoccupazione''. Nel sostenere che la vittoria elettorale del ''magnate dei media Silvio Berlusconi, proprietario di tre canali televisivi privati'', solleva ''la questione della minaccia per il pluralismo rappresentata da un'eccessiva concentrazione dei media'', l'Ifj sostiene che ''l'autocensura e la passività da parte dei giornalisti è la conseguenza più dannosa'' del ''clima politico ed economico'' italiano. (ANSA).