89 giornalisti
e operatori dei media  uccisi nel 2004

64 giornalisti e operatori dei media uccisi nel 2003
Death Watch 2003


 

   
 

 

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Giornalisti e operatori dei media uccisi nel 2005
 


 

 

AFGHANISTAN

18 maggio: Shaima Rezayee, una presentatrice tv afghana di 24 anni, viene uccisa con un colpo alla testa. La Rezayee conduceva dallo scorso anno un programma musicale molto apprezzato dai giovani e contrastato dai religiosi conservatori, che lo avevano più volte definito scandaloso e antislamico, chiedendo che venisse censurato.

AZERBAIDJAN

2 marzo: Elmar Huseynov, fondatore e giornalista del settimanale d'opposizione in lingua russa, Monitor, viene ucciso da un colpo di pistola nelle scale del palazzo in cui abitava nella capitale Baku. Huseynov, che aveva ricevuto numerose minacce di morte, era conosciuto per i suoi articoli sulla corruzione del governo. Nel corso degli anni, il suo giornale era stato soggetto a numerose accuse di diffamazioni, la maggior parte delle quali da parte di funzionari del governo.

19 giugno: Alim Kazimli, reporter e fotografo del principale quotidiano di opposizione, Yeni Musavat (9.000 copie), muore in seguito a una emorragia celebrale dovuta a un pestaggio di poliziotti avvenuto nel commissariato di Bakou avvenuto il 28 dicembre 2004. Da sei mesi Alim Kazimli soffriva di una paralisi alla parte sinistra direttamente legata all'aggressione. Il suo stato di salute si era bruscamente aggravato il 17 giugno a seguito di una emorragia celebrale. Il giornalista aveva 54 anni e lavorava per lo Yeni Musavat da dodici anni.


BANGLADESH

12 febbraio - Il giornalista Sheikh Belaluddin muore sei giorni dopo essere rimasto gravemente ferito con altri tre colleghi in un attentato dinamitardo avvenuto il 5 febbraio scorso nella sede dell’associazione della stampa a Khulna, nel sud del Bangladesh. Dopo l’esplosione Belaluddin, caporedattore del quotidiano ‘Sangram’, era stato trasferito in un ospedale della capitale Dhaka, dove le sue condizioni si erano ulteriormente aggravate.

31 maggio:
Golam Mahfuz, 38 anni, alla guida del giornale ‘Daily Comilla Muktakantha’, viene trovato pugnalato a morte nel suo ufficio, adiacente all’abitazione, a Comilla, cittadina situata a est della capitale Dhaka. Spesso il reporter rimaneva a dormire nel suo ufficio e ieri vi è stato ritrovato cadavere, riverso nel letto, dalla donna delle pulizie. Le forze di sicurezza hanno fermato quattro sospetti e hanno aggiunto che stanno cercando di capire se il delitto sia legato all’attività giornalistica della vittima o abbia altre motivazioni. L’associazione locale della stampa ha condannato l’omicidio e proclamato tre giorni di lutto.

17 novembre: Gautam Das viene trovato morto nel suo ufficio di Faridpur. Secondo le prime testimonianze, il giornalista presenta braccia e gambe spezzate, e profonde ferite alla nuca. Corrispondente del quotidiano Prothom Alo, Gautam Das era conosciuto per le sue inchieste sulle attività illegali e gli abusi del potere nella città di Faridpur. Recentemente aveva scritto articoli sul traffico di droga nella regione.

BRASILE

1 luglio: José Cândido Amorim Pinto viene ucciso a Carpina (Stato di Pernambuco, Nord-Est), mentre usciva dalla Rádio Comunitária Alternativa dove lavorava. Nel momento in cui stava raggiungendo la sua auto, due uomini in moto lo hanno avvicinato e lo hanno crivellato di colpi. Il giornalista aveva ricevuto molte minacce negli ultimi suoi mesi di vita ed era già stato ferito in un attentato il 21 maggio 2005. AAnimatore di una trasmissione investigativa e consigliere comunale, il giornalista denunciava regolarmente tutti gli affari legati alla corruzione. Recentemente aveva chiamato in causa il sindaco di Carpina e un deputato locale.

Colombia

12 gennaio - Il giornalista radiofonico Julio Hernando Palacios viene ucciso da due uomini armati a bordo di una motocicletta mentre si recava al lavoro a Cúcuta, principale città colombiana alla frontiera col Venezuela: lo hanno riferito fonti della polizia locale, precisando che Palacios è stato raggiunto da una raffica di proiettili mentre era a bordo della sua auto, nel pieno centro della capitale del dipartimento di Note de Santander, diretto alla sede dell´emittente `Radio Lemas´, dove conduceva il notiziario `El Viento´. le pallottole hanno colpito il giornalista alla testa e all´addome, ma nonostante le ferite Palacios è riuscito a rientrare a casa e ad avvertire i suoi figli, che lo hanno immediatamente trasportato in ospedale, dove è deceduto. Palacios, 55 anni, era conosciuto per i suoi toni polemici nel denunciare episodi di corruzione nella classe politica locale, ma anche difendere l´operato del governo di Bogotá; era affiliato al Partito Conservatore, schieramento che sostiene il presidente Alvaro Uribe. La Colombia figura tra i Paesi con il maggior numero degli operatori della comunicazione assassinati nell´esercizio della loro professione: dal 1997 al 2004, secondo statistiche della `defensoria del pueblo´ (ufficio governativo per i diritti civili) sono stati 154 i giornalisti uccisi nel Paese, insanguinato da oltre 40 anni di conflitto interno, per mano di guerriglieri, paramilitari e narcotrafficanti.

23 febbraio -
Il fotografo Hernando Marné Sánchez Roldán viene assassinato a Tulúa, località vicina a Cali e territorio completamento in mano di guerriglieri, paramilitari e narcotrafficanti. Il giornalista prendeva delle foto quando due sconosciuti lo hanno avvicinato e ucciso con colpi di arma da fuoco alla testa e al torace.

14 novembre: due bambini e il giornalista dell'emittente radiotelevisiva, Radio Cadena Nacional (RDN), Martin Alkirio Viña, sono morti per una bomba esplosa in un centro commerciale vicino a Bogotà. L'attentato non è stato rivendicato.

ECUADOR

20 aprile - Un fotografo di 50 anni, Julio Augusto García Romero, che lavorava per il quotidiano .'La Bocina', muore per arresto cardiocircolatorio prodotto dall'asfissia provocata da gas lacrimogeni lanciati dalla polizia.

FILIPPINE

2 febbraio: sconosciuti uccidono Edgar Amoro, principale testimone dell'uccisione del suo amico giornalista  Edgar Damalerio, mentre usciva da un liceo di Pagadian (isola di Mindanao, sud del paese) dove insegnava l'inglese. Giornalista della radio locale DXKP, Edgar Amoro, 46 anni, era presente nel veicolo del giornalista Edgar Damalerio durante il suo assassinio avvenuto il 13 maggio 2002. Malgrado le minacce ricevute aveva sempre manifestato l'intenzione di testimoniare contro gli autori dell'omicidio dell'amico.

28 febbraio: il corpo di Arnulfo Villanueva, editorialista del quotidiano Asian Star Express Balita, viene trovato sul bordo di una strada a Naic, nella provincia di Cavite. La polizia sospetta che sia stato ucciso per aver accusato alcuni esponenti del governo locale di essere coinvolti nel gioco d’azzardo illegale.

9 marzo: Romeo Sanchez, annunciatore della DZNL Radio di San Fernando City (La Union) e coordinatore regionale del partito Bayan Muna, viene ucciso con un’arma da fuoco  a Baguio.

24 marzo: Esperat Garcia, 45 anni, editorialista del “Midland Review”, beneficiava di una scorta. La giornalista ha congedato le sue guardie del corpo, per le feste di Pasqua. Secondo la polizia locale, due assassini hanno fatto irruzione in casa della giornalista e l'hanno uccisa con una pallottola alla testa, sotto gli occhi della figlia di 10 anni. Mentre sparava, l’assassino ha detto soltanto: "Buona sera, cara signora". Secondo i testimoni citati della polizia, l’assassino avrebbe lasciato il luogo tranquillamente, a piedi, in compagnia del suo complice. La giornalista era famosa per la sua crociata anti-corruzione e per il carattere corrosivo dei suoi commenti. Secondo il quotidiano "Inquirer", poco tempo prima della sua morte, Garcia Esperat stava conducendo un’inchiesta sul nepotismo nella villa di Sultan Sa Barongis (isola di Mindanao) e su una truffa di circa 750 000 euro nell’ufficio di servizio regionale di agricoltura della città.

5 maggio: Klein Cantoneros, giornalista di radio ‘Dxaa-fm’ che era rimasto ferito in modo grave da armati non identificati a Dipolog City, nella provincia meridionale di Zamboanga del Norte, è deceduto 23 ore dopo il ricovero. La polizia non ha ancora individuato gli assassini né le ragioni dell’omicidio del cronista, noto per le sue critiche pungenti contro l’amministrazione pubblica di Dipolog City.

10 maggio:
Philip Augustin, 54 anni, si trovava a casa di sua figlia a Dingalan. Gli assassini hanno fatto fuoco sul giornalista, uccidendolo con un colpo dietro l’orecchio sinistro. La giovane donna non ha avuto il tempo di identificare gli assalitori. Uno dei due ha sparato contro il giornalista attraverso una finestra prima di fuggire su una motocicletta. Philip Augustin aveva con sé circa 500 copie del suo giornale, nel quale denunciava regolarmente casi di corruzione. Poco tempo prima dell’omicidio, il giornalista aveva pubblicato degli articoli sul sindaco di Dingalan, Jaime Ylarde, ex ufficiale di polizia. Quest’ultimo ha negato ogni implicazione nell’omicidio in un’intervista rilasciata al canale televisivo GMA-7 e ha dichiarato che farà di tutto per accelerare le indagini.  

3 luglio: Rolando "Dodong" Morales, 43 anni, presentatore della stazione radio DXMD, viene assassinato da otto sconosciuti vicino alla città di Polomolok (sud di Mindanao). Secondo alcuni testimoni, il giornalista era in moto quando gli otto, che viaggiavano anch'essi in moto, hanno fatto fuoco su di lui. Per assicurarsi che il giornalista non riuscisse a sopravvivere, gli assassini hanno continuato a sparargli anche quando il giornalista era ormai esamine a terra. Morales muore raggiunto da 15 proiettili. Una settimana prima della sua morte Rolando Morales aveva criticato in maniera veemente i trafficanti di droga della regione ed era diventato subito oggetto di minacce di morte.

18 novembre: Ricardo ‘Ding’ Uy, che lavorava per l’emittente radiofonica ‘dzRS AM Sorsogon’, viene ucciso a colpi di arma da fuoco davanti alla sua abitazione nella città di Sorsogon, nel nord del paese.

21 novembre: Robert Ramos, 39 anni, cronista del quotidiano ‘Katapat’, viene assassinato da ignoti in motocicletta in un mercato della cittadina di Cabuyao, nella provincia di Laguna, circa 50 chilometri a sud della capitale Manila. Raggiunto da colpi di arma da fuoco alla testa, l’uomo è deceduto sul posto. Alcuni colleghi hanno ricordato che Ramos aveva denunciato più volte attività illegali come gioco d’azzardo e prostituzione.

1 dicembre:
George Benaojan, ventisettenne reporter, viene freddato mentre si trovava in un mercato pubblico nel centro del paese. Benaojan, giornalista radiofonico e editorialista per un quotidiano locale, viene ucciso durante la notte da un sicario mentre insieme a un collega camminava per il mercato di Talisay City nell’isola centrale di Cebu.

HAITI

25 gennaio - Durante un raid in una delle basi dei fedeli dell’ex presidente Aristide, la polizia haitiana ha ucciso numerosi ragazzi e un giornalista. Dozzine di poliziotti armati hanno fatto irruzione nel Village de Dieu, a Port-au-Prince, una baraccopoli considerata come roccaforte delle bande fedeli all’ex presidente Jean-Bertrand Aristide, che è stato costretto all’esilio durante una rivolta armata l’anno scorso. La polizia ha ammesso di aver ucciso molte persone durante l’operazione ma li ha descritti come dei criminali morti durante uno scontro a fuoco. Un attivista del Comitato per la Protezione dei Diritti del Popolo Haitiano, e molti residenti hanno detto che almeno una dozzina di persona sono state uccise dalla polizia. Sostengono anche che molti di coloro che sono stati uccisi, tra cui il giornalista Abdias Jean, sono morti perché potrebbero aver visto la polizia mentre uccideva tre ragazzi. "La polizia ha chiamato tre ragazzi che stavano uscendo dal corridoio e li stava interrogando per farsi dire dove si era nascosti i banditi," ha dichiarato un testimone che ha visto la scena dall’interno della sua abitazione. "Quando i ragazzi hanno risposto di non saperlo, la polizia li ha uccisi dopo averli accusati di voler ascondere i criminali." Un’altra testimone ha dichiarato di aver sentito Jean mentre urlava, "Non uccidetemi, sono un giornalista. Perché dovrei morire così?" Un altro testimone dell’incidente sostiene che la polizia ha aggredito Jean e poi, "Dopo averlo picchiato, lo hanno portato un po’ più lontano e gli hanno sparato."  La polizia ha giustificato il raid sostenendo che faceva parte di uno sforzo per sgominare dei gruppi armati. Circa 200 persone sono state uccise da settembre negli scontri tra i gruppi seguaci di Aristide e gli avversari. Le truppe delle Nazioni Unite sono state inviate per calmare la situazione caotica che si è venuta a creare nel paese dopo la fine di Aristide. Il segretario generale delle Nazioni Unite rappresentante speciale ad Haiti, Juan Gabriel Valdes, ha dichiarato la scorsa settimana di essere preoccupato perché la polizia sembra responsabile per i ripetuti casi di violazioni dei diritti umani.

4 aprile: Muore
Robenson Laraque, reporter della radio privata Tele Contact. che era stato ferito da colpi di arma da fuoco mentre assisteva a uno scontro fra le truppe dell’ONU e membri dell’esercito ormai sciolto di Haiti avvenuto il 20 marzo nella città di Petit-Goâve. Durante lo scontro, cominciato dopo che gli ex-soldati avevano occupato una sede della polizia, sono morte tre persone, incluso un peacekeeper dello Sri Lanka. Laraque e alcuni colleghi stavano osservando il confronto da un balcone della redazione di Tele Contact, quando il giornalista è stato raggiunto da due colpi alla testa e al collo. Laraque è stato portato nell’ospedale di Port au Prince, la capitale di Haiti, dove ha ricevuto le prime cure. Ma le ferite erano così gravi, che successivamente è stato trasferito a Santo Domingo e poi a Cuba. Alcuni testimoni sostengono che i colpi sono stati sparati da un peacekeeper dell’ONU e che Laraque teneva in mano un microfono in quel momento. La Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite ad Haiti opera con una mandato ONU che le garantisce l’autorità di “mantenere una situazione sicura e stabile in cui il processo costituzionale e politico haitiano possa avere luogo” e di “proteggere i civili dall’incombente minaccia di violenze fisiche”.

14 luglio: il cadavere di Jacques Roche viene ritrovato in una strada della capitale Port-au-Prince. Il corpo era ammanettato e portava segni di tortura. Critico letterario e capo della rubrica culturale del quotidiano Le Matin, il giornalista era stato rapito il mattino del 10 luglio. I rapitori avevano fatto sapere alla famiglia che il giornalista sarebbe stato rilasciato dietro il pagamento di un riscatto di 250mila dollari.

KOSOVO

25 giugno: Bardehul Ajeti, giornalista albanese del quotidiano Bota Sot, vicino alla Lega democratica del Kosovo (LDK, partito del presidente Ibrahim Rugova), muore a seguito delle ferite riportate nella sera del 3 giugno. Bardehul Ajeti era stato attaccato a colpi di arma da fuoco da sconosciuti a 30 km da Pristina, dopo che l'auto su cui viaggiava si era fermata per un guasto. Ferito alla testa era subito entrato in coma. Il giornalista aveva scritto negli ultimi tempi numerosi articoli sulle attività nella regione di gruppi mafiosi.

IRAQ

9 febbraio:
Il giornalista Abdel Hussein Khazaal, 40 anni, usciva dal suo domicilio, nel quartiere di Maqal di Bassorah, con il  suo figlio Mohammed, di 3 anni, quando degli sconosciuti gli sparano, uccidendolo sul colpo. Khazaal era anche il direttore del servizio di stampa del governo di Bassora e membro del partito sciita Dawa. Sotto il regime di Saddam Hussein, Khazaa era stato in esilio. Il suo ultimo  reportage era dedicato alle elezioni legislative del 30 gennaio 2005. Lanciata nel febbraio 2004, Al-Hurra ("La libera") é una rete arabofona finanziata dagli Stati Uniti. Molti imam hanno accusato la rete televisiva di essere al servizio della propaganda americana.

28 febbraio: E'
di Raiedah Mohammed Wageh Wazan, la presentatrice televisiva irachena rapita il 20 febbraio scorso, il corpo senza vita ritrovato a Mossul. Lo ha detto suo marito, Salim Saad-Allah. Wazan lavorava per un’emittente locale di Mossul. Secondo fonti di stampa internazionale, Razi Feisal, direttore della televisione irachena per cui lavorava la giornalista - contattato a Mosul da Baghdad – avrebbe dichiarato di non essere stato informato dell’uccisione della sua collega. La giornalista, Raida Al Wazan, conduttrice del telegiornale di Ninive, una rete regionale della televisione pubblica irachena ‘Iraqiya Tv’, era stata rapita fa nel centro di Mossul, insieme a sua figlia di dieci anni; la bambina era stata rilasciata il giorno stesso.

10 marzo: Laik Ibrahim, giornalista e responsabile dell'ufficio di Kurdistan-TV, la catena televisiva del Partito democratico curdo (PDK) a Kirkouk (250 km a nord di Bagdad), viene ucciso da sconosciuti mentre stava recandosi al suo luogo di lavoro.

14 marzo: u
n cameraman della tv satellitare del Partito democratico del Kurdistan (Pdk), rapito due settimane prima, è stato ucciso oggi a Mossul. Hussan Hilal Sarsam è stato ucciso in un quartiere a nord di Mossul. Secondo un membro della sua famiglia, il cameraman era di confessione cristiana.

1 aprile: Ahmed Jabbar Hashim, del quotidiano Al Sabah (Le Matin), viene ucciso il giorno dopo il suo rapimento.

14 aprile:
Un giornalista della televisione curda, Chamal Abdallah Assad, viene ucciso da uomini armati nella città di Kirkuk. Lo ha annunciato la polizia. Il giornalista lavorava per una televisione locale e per la televisione satellitare 'Kurdsat', emittente dell'Unione patriottica del Kurdistan del presidente Jalal Talabani. Lo ha precisato il capo della polizia della regione. Secondo la ricostruzione ufficiale dei fatti, degli uomini armati hanno aperto il fuoco sul giornalista alle 19 locali, mentre si trovava in un mercato d'automobili nel sud di Kirkuk, città petrolifera 250 chilometri a settentrione di Baghdad. Kirkuk, città multietnica, è abitata da arabi, curdi e turcomanni. I rapporti tra le tre comunità sono marcati da crescenti tensioni da quando è caduto il regime di Saddam Hussein, oltre due anni fa.

18 aprile: d
ue giornalisti della televisione Al-Hurriya muoiono a causa di un attentato suicida a Baghdad. Il direttore della stazione televisiva irachena, Nawrooz Mohamed, ha dichiarato al Committee to Protect Journalists (CPJ) che il produttore Fadhil Hazem Fadhil e il cameraman Ali Ibrahim Issa sono stati uccisi mentre si recavano ad un evento in onore del nuovo presidente Jalal Talabani. I giornalisti stavano viaggiando in una macchina insieme ad un reporter e all’autista, quando le bombe sono esplose fuori dal ministero degli Interni. Mohamed ha detto che i giornalisti non erano l’obbiettivo dell’attacco che, secondo l’Associated Press, ha ucciso almeno 18 persone.

24 aprile:
Saleh Ibreahim, un operatore della Associated Press Television News rimane ucciso mentre riprendeva un combattimento a Mosul, nell'Iraq settentrionale: è il secondo uomo della Associated Press ucciso nel conflitto iracheno. «Siamo addolorati per la morte di Saleh Ibreahim», ha dichiarato il presidente dell'agenzia americana, Tom Curley. «La sua dedizione all'informazione per riportare con completezza la storia dell'Iraq in questo momento storico è stata di esempio a tutti coloro che lo hanno conosciuto ed hanno lavorato con lui».

16 maggio: due giornalisti iracheni e il loro autista vengono assassinati da presunti insorti a sud di Baghdad. I due, Ali Yasem al Rumi e Naji Abed Jodeir, alle dipendenze di un canale televisivo kuwaitiano, avevano da poco lasciato la città santa sciita di Kerbala, dove si erano recati per girare un servizio, quando la loro automobile è stata bloccata da una decina di presunti insorti che, dopo aver fatto scendere passeggeri e autista, li hanno decapitati. L'agguato è avvenuto nei pressi di Mahmudiya e Latafiya, nel Triangolo della morte dove la guerriglia è particolarmente attiva.

20 maggio:
Tre giornalisti iracheni vengono uccisi in un’“esecuzione spietata e a sangue freddo” per strada a sud di Baghdad. L’attacco è avvenuto mentre i giornalisti si stavano recando da Kerbala a Baghdad. Si trovavano su un minibus insieme ad altri passeggeri, quando sono stati fermati da un gruppo armato che ha fatto scendere i giornalisti quando hanno mostrato la loro tessera stampa. Gli altri passeggeri sono stati lasciati liberi, ma
Najem Abd Khudair, corrispondente da Kerbala per il giornale Al Mada, Ahmad Adam, giornalista freelance di Al Mada, e Ali Jassem Al Rumi, giornalista di Al Safeer, vengono uccisi.

22 giugno: Jassem Al Qais, 55 anni, giornalista del quotidiano iracheno Al-Siyadaa, viene ucciso al volante della sua auto, assieme al figlio di 20 anni, in una strada a 10 km a nord di Bagdad.

28 giugno: A Bagdad, Ahmed Wael Al Bacri, 30 anni, mentre stava tornando a casa dopo il lavoro di producer per Al Charkiya, una catena televisiva privata, viene ucciso al volante della sua vettura che si era avvicinata troppo a un convoglio militare americano.

1 luglio: Khaled Sabih al Attar, dirigente della TV pubblica irachena al-Iraqia, viene rapito e ucciso a Mossul. Il giornalista, 43 anni, lavorava per una trasmissione  satirica intitolata "Me ne frego" che prendeva in giro l'incuria degli uffici governativi.

3 luglio: Maha Ibrahim, caporedattrice della catena Baghdad TV, appartenente al Partito islamico, viene uccisa, verosimilmente da colpi partiti da soldati americani mentre stava andando al lavoro.

4 luglio: Yasser Salihee, il reporter iracheno che aveva denunciato gli squadroni della morte, viene ucciso a un check-point Usa. Yasser Salihee medico e giornalista per il gruppo Knight Ridder, indagava sugli scomparsi sunniti uccisi dai commandos guidati dai consiglieri Usa.

2 agosto:
un giornalista indipendente americano, Steven Vincent, viene ucciso da alcuni sconosciuti a Bassora, nel sud dell'Iraq. I rapitori armati,che erano 4, circolavano a bordo di un camioncino. Il cadavere del giornalista è stato ritrovato nella stessa strada, crivellato di colpi.  L'interprete, ferito gravemente da due pallottole, è stato ricoverato in ospedale.  Vincent era a Bassora da due mesi. Il giornalista, che ha collaborato con il New York Times e il Christian Science Monitor, ha anche scritto un libro sull'Iraq intitolato 'the Red Zone' (La zona rossa).

10 agosto: Abdul Qadir al Badrani, che lavorava per una agenzia di stampa irachena viene ucciso vicino a Falluja.

29 agosto: a Bagdad, nel quartiere di Hay al-Adil, una equipe televisiva dell'agenzia Reuters, intervenuta per riprendere immagini di un attentato che aveva portato alla morte di due poliziotti viene centrata da colpi sparati da soldati americani. Waleed Khaled, 35 anni, tecnico del suono viene colpito a morte da un proiettile al viso e quattro nel petto. Il cameraman Haider Kadhem, che era accanto a lui viene leggermente ferito. «Ho sentito degli spari, ho guardato in alto e ho visto un cecchino americano sul tetto di un centro commerciale», dichiara Kadhem ad altri giornalisti sopraggiunti sul luogo.

16 settembre: Hind Ismail, 28 anni, reporter del quotidiano locale 'As-Saffir', viene ucciso nella zona nord della città di Mosul. La polizia ha ritrovato il suo corpo nel quartiere sud della città. Il reporter è stato fredddato con un colpo alla testa. Il giornalista è stato ricordato da Slayhe al-Jowiree, deputato e direttore del giornale: "Hind Ismail era un reporter molto attivo a Mosul, noi lo rispettavano molto per la sua continua ricerca di verità".

17 settembre:
Firas Maadidi, 36anni, caporedattore del quotidiano 'As-Saffir' e proprietario del quotidiano locale 'Al-Masar' viene ucciso nella cittàdi Mosul da uomini non identificati.

18 settembre:
Fakher Haider al-Tamimi, reporter che da due anni lavorava per il New York Times, viene sequestrato e ucciso a Bassora. La moglie del giornalista racconta di quattro uomini armati che hanno fatto irruzione nella loro abitazione dicendo di essere poliziotti. Il corpo di suo marito è stato poi ritrovato nel quartiere al Kibla, con diverse ferite di arma da fuoco alla testa.

19
ottobre: il numero due del Sindacato dei giornalisti iracheni, Mohammad Haroun, viene assassinato  sera da alcuni sconosciuti in un quartiere orientale di Baghdad. Riferisce il presidente del sindacato Shehab al Tamimi. "Alcuni uomini armati a bordo di un veicolo hanno sparato contro la sua automobile, ferendolo gravemente. Al suo arrivo all'ospedale al Kindi, i medici ne hanno constatato il decesso". Prima della caduta di Saddam Hussein, Haroun, 37 anni, aveva lavorato in settimanali di Uday Saddam Hussein, il figlio dell'ex presidente. Il Sindacato dei giornalisti è stato riformato dopo la caduta del regime di Saddam nell'aprile 2003 e i suoi capi sono stati eletti da una parte dei giornalisti iracheni. Un'altra parte dei giornalisti invece organizzata nell'Unione dei giornalisti iracheni, vicino alle nuove autorità. Tamimi si è rifiutato di accusare qualsiasi parte politica per l'assassinio del suo vice.

LIBANO

2 giugno:
Uno dei più noti giornalisti libanesi antisiriani muore in un attentato a Beirut. Lo scoppio colpisce l'auto su cui si trovava Samir Kassir, del quotidiano "An Nahar", che muore carbonizzato nel mezzo. Secondo la tv araba Al Jazeera la vettura è stata fatta saltare in aria con dell'esplosivo. Una donna rimane ferita.

12 dicembre: Un'autobomba uccide a Beirut il parlamentare antisiriano e giornalista Gebran Tueni, e i tre uomini della scorta che erano con lui. Una decina i feriti. L'attentato avviene nella zona industriale di Mkalles, un sobborgo cristiano della capitale libanese. L'ordigno è esploso al passaggio del fuoristrada blindato sul quale viaggiava Tueni. Tueni era sempre stato fortemente critico nei confronti della Siria, ed era stato eletto al Parlamento nelle elezioni di quest'anno, nella lista di Saad Hariri, figlio dell'ex premier Rafik Hariri, a sua volta assassinato in un attentato il 14 febbraio. Il deputato si stava recando nel centro di Beirut alla redazione del quotidiano An-Nahar, di cui era proprietario ed editore. Quarantotto anni, cristiano greco-ortodosso, sposato e padre di quattro figlie, Tueni era rientrato in Libano solo da poche settimane, dopo aver trascorso alcuni mesi a Parigi in seguito a minacce di morte che aveva ricevuto assieme ad altri esponenti politici della nuova maggioranza parlamentare antisiriana, compreso Saad Hariri, che si trova ancora all'estero.

LIBIA

8 giugno: Il giornalista scomparso Daif al-Gahzal al-Shuahibi viene trovato morto. Il suo corpo viene trovato sulla costa di Benghazi, a circa 1.000 chilometri dalla capitale Tripoli. Secondo un anonimo ufficiale del governo, sembra che al-Shuahibi, un tempo reporter per il quotidiano di proprietà dello stato Al-Akhdar, “sia stato ucciso in un atto criminale”. I colleghi di al-Shuahibi hanno detto che il giornalista era stato critico contro “la corruzione dell’amministrazione libica”. La scomparsa di al-Shuahibi era stata riportata il 22 maggio. Le autorità di governo della Libia operano un controllo serrato sulla stampa e pochissime notizie escono fuori dal paese.

MESSICO

15 aprile:
Raul Gibb Guerrero, 53 anni, proprietario e direttore de La Opinion viene ucciso da una scarica di proiettili nella città di Poza Rica, che si trova nello stato orientale di Veracruz. Quattro uomini armati non identificati hanno sparato almeno 15 colpi mentre Guerrero si trovava alla guida della propria macchina. Colpito da otto proiettili, di cui tre in testa, Guerrero ha perso il controllo del veicolo. Secondo la stampa locale, gli assalitori sono fuggiti con due macchine. Qualche ora prima, Gibb Guerrero si trovava nella città di Martinez de la Torre, dove era stata lanciato un nuovo numero de La Opinion. Il giornalista aveva ricevuto minacce di morte qualche giorno prima dell’agguato, ma non aveva espresso una gran preoccupazione a proposito. José Luis Vasconcelos, un ex procuratore della divisione per il crimine organizzato della Procura Generale, ha dichiarato alla Reuters che Gibb Guerrero “ha scritto in maniera diretta riguardo al Cartello del Golfo e all’intera rete di corruzione collegata ad esso. Questo attacco appare chiaramente come la volontà dei trafficanti di droga di non dare pace a chi li denuncia”.

18 aprile:
Dolores Guadalupe Garcia Escamilla, che conduce il programma “Punto Rojo” (Punto Rosso) per la radio privata Stereo 91, muore per le ferite da arma da fuoco ricevute in un attentato l'8 aprile. La giornalista era stata raggiunta da nove colpi all’addome, al bacino, alle braccia e alle gambe mentre stava arrivando a lavoro. L’aggressore si era avvicinato alla giornalista mentre stava parcheggiando la sua macchina di fronte alla radio e aveva sparato 14 colpi in tutto, secondo la stampa messicana. L’aggressione era avvenuta circa mezz’ora dopo la messa in onda di un servizio di Garcia Escamilla riguardo all’omicidio di un avvocato di Nuevo Lardo che aveva difeso presunti spacciatori di droga. Garcia Escamilla, giornalista di grande esperienza, si occupava di cronaca nera per la Stereo 91 dal 2001. All’inizio di gennaio la macchina della giornalista era stata incendiata davanti alla sua abitazione e che non era stato chiarito quale fosse il motivo di questo attacco, nonostante la stampa supponesse che la causa fossero i suoi servizi di cronaca nera. Garcia Escamilla aveva sporto denuncia ma nessun provvedimento era stato preso.

NEPAL

6 aprile: Khagendra Shrestha, 45 anni, redattore del giornale nepalese Dharan Today, muore per le ferite di arma da fuoco, riportate circa due settimane prima, quando era stato colpito alla testa da un uomo non identificato, che lo aveva sorpreso nel suo ufficio nella città di Dharan. Le agenzie di sicurezza hanno accusato dell’aggressione i ribelli maoisti, ma queste ipotesi rimangono senza conferma. In passato, il giornalista era stato oggetto di minacce da entrambe le parti del conflitto, ovvero sia dal governo del Nepal, sia dai ribelli maoisti. Il colpo di stato del re nepalese Gyanendra, avvenuto all’inizio di febbraio, ha comportato una drastica limitazione della libertà di stampa: al momento, è molto difficile ottenere informazioni indipendenti da aree rurali come quella di Dharan. La Federazione dei Giornalisti Nepalesi aveva già condannato l’attacco e aveva organizzato una raccolta di fondi per pagare le spese mediche di Shrestha.

7
ottobre: il giornalista Maheshwor Pahari muore di tubercolosi dopo i continui rifiuti delle autorità penitenziarie di farlo curare. Malato da alcuni mesi, il giornalista, 30 anni, era stato ricoverato alla fine di settembre solo quando le sue condizioni erano apparse disperate. Una settimana dopo il suo ricovero Pahari è morto. Arrestato una prima volta il 2 gennaio 2004, Maheshwor Pahari lavorava per il settimanale 'Rastriya Swabhiman' che era stato chiuso dopo la rottura della tregua coi ribelli maoisti avvenuta nell'agosto 2003. Il 13 maggio 2005 il giornalista era stato di nuovo incarcerato mentre usciva dalla prigione di  Kaski, dopo aver espiato una pena di sei mesi. Al momento del secondo arresto le sue condizioni di salute risultavano discrete.

NICARAGUA

14 agosto: Adolfo Olivas Olivas, cronista e direttore dell’Unione dei giornalisti del Nicaragua (Unión de Periodistas de Nicaragua - Upn) viene assassinato con due colpi d’arma da fuoco alle spalle. L’omicidio avviene a Estelí, località a circa 148 chilometri dalla capitale Managua. Solo due giorni prima, il 12 agosto, Olivas e l’esecutivo nazionale dell’Upn avevano reso pubblica una dichiarazione nella quale denunciavano i crescenti pericoli cui sono soggetti in Nicaragua i giornalisti e il numero di minacce sempre maggiori, il cui picco nel 2005 sarebbe ulteriormente aumentato.

PAKISTAN

7 febbraio - Due giornalisti pakistani vengono uccisi e altri due feriti in una sparatoria nel Waziristan meridionale, regione montuosa al confine con l’Afghanistan dove l’anno scorso fu messa in atto una campagna militare contro sospetti militanti talebani e presunti esponenti di ‘al-Qaeda’. Amir Nawab, giornalista del ‘Frontier Post’ e Allah Noor Wazir, dipendente della ‘Khyber Tv’ di Peshawar e fotografo dell'agenzia 'Epa-Ansa', hanno perso la vita, mentre Anwar Shakir, ‘stringer’ dell’Agence France Presse (Afp) e Zardad Khan, dell’emittente televisiva ‘Al-Jazeera’ sono rimasti feriti quando alcuni uomini armati hanno aperto il fuoco contro la loro automobile. Il gruppo stava rientrando da Wana, principale città del Waziristan meridionale, dopo aver partecipato a un incontro di capi tribali. Lo scorso dicembre l’esercito pakistano aveva annunciato di aver quasi raggiunto il controllo della regione, dopo diversi mesi di operazioni militari durante le quali, come ha denunciato la Commissione per i diritti umani del Pakistan (Hrcp), ci sono state diverse centinaia di morti, molti dei quali civili, e decine di migliaia gli sfollati tra i tribali.

5 dicembre:
Nasir Afridi, presidente del Darra Adam Press Club e giornalista per un quotidiano in lingua Urdu, muore mentre guidava la sua auto nel nord del Paese dopo essere stato colpito da proiettili durante scontri tribali.

RUSSIA

28 giugno: Magomedzagid Varisov, giornalista del settimanale Novoe Delo e direttore del Centro repubblicano delle iniziative strategiche e politiche, viene assassinato da colpi di arma da fuoco a  Makhatchkala (capitale del Daghestan), mentre stava uscendo dalla sua auto per rientrare nel suo domicilio. Responsabile della rubrica politica del Novoe Delo, il giornalista era conosciuto per i suoi articoli critici verso l'opposizione al governo. Il giornalista e la redazione del giornale avevano ricevuto numerose minacce di morte per telefono e da un anno Magomedzagid Varisov aveva detto ai suoi colleghi di essere stato parecchie volte seguito da sconosciuti.

SIERRA LEONE


28 luglio: il giornalista Harry Yansaneh muore due mesi dopo essere stato gravemente ferito da uomini legati a Fatmata Hassan Komeh, deputato del partito al potere.  Il 10 maggio 2005, Fatmata Hassan Komeh, parlamentare e membro del SLPP (Sierra Leone People's Party), aveva ordinato ai suoi uomini, fra cui alcune persone della sua famiglia, di pestare Harry Yansaneh, caporedattore del quotidiano For Di People, per aver pubblicato articoli negativi sul governo. Due figli del deputato, accompagnati da altri tre uomini, avevano fatto irruzione nella redazione e picchiato selvaggiamente il giornalista, cacciato gli impiegati dai loro uffici e bloccato gli accessi alla redazione. Harry Yansaneh era stato lasciato sul posto, il corpo e il viso tumefatti. Secondo fonti interne, molti degli aggressori avevano in seguito lasciato il Paese. Il quotidiano For di People è da tempo nel mirino del governo. Il suo fondatore e direttore sta scontando, dall'ottobre 2004, una pena di di quattro anni di prigione con l'accusa di "diffamazione e sedizione", dopo essere stato chiamato in giudizio direttamente dal presidente della Sierra leone, Ahmad Tejan Kabbah.

SOMALIA

9 febbraio:
Kate Peyton, 39 anni, corrispondentedella BBC viene raggiunta alla schiena da proiettili sparati da una pistola con silenziatore mentre si trovava davanti a un albergo che da alcuni giorni ospita parte del governo ad interim somalo rientrato a Mogadiscio. Ricoverata d'urgenza in ospedale e operata; inizialmente le sue condizioni sembravano non destare preoccupazione. La causa del decesso sarebbe un'emorragia interna. Peyton aveva trascorso gli ultimi 10 anni in Africa, con base presso la sede della Bbc di Johannesburg, in Sudafrica. Era stata incaricata di realizzare un reportage sulla Somalia, paese che dal1991, anno della caduta del dittatore Siad Barre, è rimasto in una sostanziale anarchia istituzionale dominata dagli scontri tra clan rivali per il controllo del territorio.

5 giugno: Duniya Muhiyadin Nur, giornalista della radio-televisione somala ‘Horn Afrik’, è stata uccisa ieri da colpi di arma da fuoco mentre viaggiava a bordo della sua auto nei pressi di Afgoi, a una trentina di chilometri da Mogadiscio. Lo si apprende da fonti di informazione somale, secondo le quali la cronista sarebbe morta sul colpo. I suoi colleghi hanno detto che la reporter è stata colpita a un posto di blocco da alcuni miliziani che hanno aperto il fuoco contro l’autista, il quale si era lamentato dei continui controlli da parte di uomini armati. La giornalista stava andando verso Afgoi proprio per seguire delle manifestazioni di protesta della popolazione locale contro le milizie locali, che imporrebbero anche forme di pagamento per il passaggio delle barriere lungo la strada.

SRY LANKA

29 aprile: Il cadavere di un noto giornalista, firma di uno delle principali testate vicine alla ribellione tamil, viene ritrovato nella capitale Colombo. Dharmaretnam Sivaram, 46 anni, era stato sequestrato la sera prima mentre era in un ristorante. Sivaram scriveva per le pagine inglesi del sito Internet Tamil Net, sorta di organo di comunicazione del movimento delle “Tigri per la liberazione della patria Tamil” (Ltte) che dal 1983 combattono per l’indipendenza delle regioni abitate dalla minoranza tamil; ma curava anche una seguitissima rubrica sul quotidiano nazionale Daily Mirror. Non si hanno ipotesi sui responsabili dell’omicidio; Sivaram aveva spesso criticato nei suoi articoli le posizione più radicali tra politici e società della maggioranza cingalese del Paese che contrastavano la richiesta di autonomia dei tamil; inoltre era sopravvissuto ad un attentato nel 2001 quando uno sconosciuto lo accoltellò nel suo studio a Batticaloa, nell’est del Paese. Sivaram, d’altra parte, avrebbe potuto aver nemici anche tra i ribelli stessi. Originario dell’est del Paese, era amico personale di Vinayagamoorthi Mularitharan, noto con il nome di battaglia di “Colonnello Karuna”, ex-capo delle forze tamil nell’est e protagonista lo scorso anno di una violenta secessione interna del gruppo guerrigliero da cui è uscito sconfitto. Malgrado la sua amicizia con Karuna, oggi in clandestinità, Sivaram continuava a sostenere nei suoi articoli la fazione maggioritaria guidata dal capo storico Velupillai Prabhakaran.

12 agosto: Relangi Sevaraja, presentatrice di un programma di informazione sulla catena pubblica Sri Lanka Rupavahini Corporation (SLRC), viene assassinata assieme a suo marito a Colombo. La giornalista, 45 anni, presentava un programma nel corso del quale prendeva regolarmente posizioni critiche nei confronti delle Tigri tamil.

Thailandia

14 febbraio: Pongkiat Saetang, 54 anni, giornalista di Had Yai Post, muore dopo che un uomo non identificato gli spara due colpi di pistola nella schiena, mentre stava guidando la sua motocicletta nella città di Had Yai. Il giornalista era conosciuto per i suoi articoli sulla corruzione locale.

 
   

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