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Salviamo i giornalisti curdi Adnan Hassanpour e Hiwa Boutimar dalla condanna a morte
   

 

“TEHERAN: UN MURO DI GOMMA PER LA RICHIESTA DI SALVARE I COLLEGHI ADNAN E HIWA  CONDANNATI A MORTE“
21.01.2008 - Parla l’on. Pietro Marcenaro, di ritorno da Teheran con una delegazione del Parlamento italiano che, fra l’altro, ha rilanciato la campagna umanitaria di ISF e Articolo 21. Intervista di Ahmad Rafat, vicedirettore dell'ADN Kronos International.

LA SVEZIA PREMIA IL GIORNALISTA CURDO CONDANNATO A MORTE
18.01.2008 - La sezione svedese di Reporters sans frontières ha assegnato ad Adnan Hassanpour il suo premio annuale dedicato a coloro che si battono per la libertà di stampa. Hassanpour ha ricevuto lo scorso 30 novembre anche il premio per la libertà  di stampa  "Città di Siena-Isf". Il giornalista è stato condannato a morte lo scorso 16 luglio da un tribunale iraniano per 'inimicizia con Allah'. Contro questa sentenza si sono espressi, oltre a decine di organizzazioni internazionali che si battono per i diritti umani e la libertà d'informazione, anche i governi di Roma e Parigi e la presidenza portoghese dell'Unione Europea. In Italia un centinaio di deputati, tra cui anche i presidenti delle commissioni Esteri e Cultura della Camera, Umberto Ranieri e Pietro Folena, hanno aderito all'appello lanciato  da Isf, Articolo 21 e Nessuno Tocchi Caino per la sospensione della condanna a morte di Adnan Hassanpour. (Fonte: ADN Kronos International)

IRAN: PRESSIONI SU GIORNALISTA CURDO CONDANNATO A MORTE PERCHé CONFESSI IN TV
11.01.2008 - Adnan Hassanpour, giornalista curdo condannato a morte lo scorso luglio, è sottoposto a una pressione fisica e psicologica destinata a fargli ammettere i reati a lui imputati durante un processo a porte chiuse, svoltosi in assenza dell'imputato e dei suoi legali. I familiari di Adnan Hassanpour, dopo aver visitato il giornalista in carcere, hanno dichiarato che il giornalista ha affermato di subire forti pressioni   perché accetti di apparire in televisione e ammetta di essere "una spia di potenze straniere". "Anche mia madre e l'altro mio fratello hanno ricevuto forti pressioni da parte dei funzionari del ministero dell'Intelligence   perché convincessero Adnan a confessare davanti alle telecamere reati mai commessi", denuncia Leyli Hassanpour, sorella di Adnan, in un colloquio telefonico con AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL. "Le autorità  - aggiunge la Hassanpour - hanno promesso a mia madre di sospendere l'esecuzione della pena di morte di Adnan se mio fratello accetterà  di 'confessare' davanti alle telecamere i reati a lui imputati, tra cui lo spionaggio a favore di potenze straniere e collaborazione con partiti armati". Adnan Hassanpour e Hiwa  Boutimar, anche lui un giornalista curdo, hanno ricevuto lo scorso 30  novembre il premio per la libertà di stampa "Città  di Siena - Isf.". In diversi paesi, compresa l'Italia, sono in atto campagne per la liberazione dei due  giornalisti. I governi di Roma e Parigi, così come la presidenza portoghese dell'Unione europea, avevano chiesto lo scorso agosto la sospensione della condanna a morte per i due giornalisti curdi. L'immediata liberazione di Adnan Hassanpour e Hiwa Boutimar è stata chiesta anche da una ottantina di parlamentari e oltre duecento giornalisti italiani.

APPELLO: "Non uccidete i giornalisti Adnan Hassanpour e Hiwa Boutimar"
21.12.2007 - "Adnan Hassanpour e Hiwa Boutimar sono solo giornalisti, non hanno compiuto nessun delitto di sangue, non rappresentano un pericolo per la sicurezza del proprio Paese. Per questo, in nome della clemenza e della misericordia che sono le prime qualità del Dio a cui la Repubblica Islamica dichiara di ispirarsi, chiediamo al Presidente Mahmud Ahmadinejad di voler concedere loro la Grazia dalla pena di morte sentenziata il 16 luglio scorso dal Tribunale della Rivoluzione di Sanandaj", questo il drammatico appello lanciato dalle associazioni Information Safety and Freedom , Articolo21, Fnsi, Nessuno Tocchi Caino e dalla rivista Testimonianze che dalla scorsa estate hanno lanciato la campagna per la liberazione dei due giornalisti iraniani. "Una campagna che - si legge in una nota congiunta delle associazioni - ha raccolto l’adesione di ottanta parlamentari italiani, dei Governi Italiano e Francese, della Presidenza dell’Unione Europea. Il 30 novembre scorso ad Adnan ed Hiwa è stato attribuito il Premio Internazionale per la Libertà di Informazione"Città di Siena-Isf". I fratelli dei due colleghi, Layla Hassanpour e Hadi Boutimar , sono stati ricevuti dal Consiglio Comunale di Siena, dal Consiglio Regionale della Toscana, dalla Provincia di Roma ,dal  Parlamento Italiano dal Presidente della Commissione Cultura Pietro Folena e dalla vicepresidente del Parlamento Europeo Luisa Morgantini, che hanno ribadito l’appello per la loro salvezza". "All’indomani dello storico voto dell’Assemblea delle Nazioni Unite sulla Moratoria Universale della Pena di Morte - conclude la nota - crediamo che i giornalisti italiani e le loro associazioni, dovrebbero onorare il ruolo avuto dal  proprio Paese su questa importante battaglia a tutela della vita umana sostenendo la campagna per salvare Adnan e Hiwa. Sono già 100 i giornalisti uccisi nel corso del 2007 nel mondo".

IL VICE PRESIDENTE DEL PARLAMENTO EUROPEO, LUISA MORGANTINI, RICEVE I FAMILIARI DEI GIORNALISTI CURDI CONDANNATI A MORTE , E PRESTO CHIEDERA'  SPIEGAZIONI ALL'AMBASCIATORE IRANIANO ALL'UE
11 dicembre 2007 
Il vice presidente italiano del Parlamento Europeo Luisa Morgantini chiederà  all'ambasciatore iraniano presso la Ue spiegazioni sul caso dei due giornalisti curdi iraniani condannati a morte. Lo ha dichiarato la stessa Morgantini dopo aver ricevuto ieri a Roma Leyli Hassanpour e Hadi Boutimar, rispettivamente sorella di Adnan e fratello di Hiwa, i due giornalisti condannati a morte lo scorso 17 luglio da un tribunale islamico. L'incontro tra il vice presidente del Parlamento Europeo e i familiari dei due  giornalisti curdi è avvenuto proprio mentre a Teheran un sito vicino all'ex presidente riformista Mohammad Khatami diffondeva notizie allarmanti sulle condizioni di Adnan Hassanpour e Hiwa Boutimar. Secondo il sito 'Norouz', infatti, l'ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi, capo dell'Autorità Giudiziaria, avrebbe dichiarato ad alcuni religiosi di alto rango che avevano chiesto la sospensione della pena di morte per i due giornalisti curdi di non  essere in grado di intervenire su questo caso. E questo perché, ha dichiarato, ''la loro condanna è stata dettata da altri poteri e non dalla magistratura''. ''Anche se volessi intervenire, non potrei, e il mio intervento non servirebbe a nulla'', avrebbe detto Hashemi Shahroudi. Anche se il capo dell'Autorità  Giudiziaria non ha voluto indicare chi ha ordinato la condanna a morte dei due giornalisti, nella Repubblica Islamica circola voce che la stretta contro i curdi è voluta fortemente dal presidente Mahmoud Ahmadinejad.
(Fonte: ADN Kronos International)

''La vita di due giornalisti iraniani vale quanto quella degli italiani''
5 dicembre 2007 
di Elisabetta Reguitti
Articolo 21 e Information Safety & Freedom insieme per agire contro le condanne ai giornalisti curdi considerati “nemici di Dio in Iran”. “Un appello per difendere la libertà di stampa ma, soprattutto, fermare due delitti che stanno per essere compiuti” - ha commentato Roberto Natale presidente della Fnsi nel corso della conferenza stampa che si è svolta nella sala stampa del Parlamento. “Chiediamo che i Parlamentari italiani si mobilitino in sede Ue” – ha affermato Giuseppe Giulietti (Art.21). Per Stefano Marcelli (Isf) l’obiettivo immediato è salvare due vite. “La vita di due giornalisti iraniani vale quanto quella degli italiani. Non esiste copyright della democrazia”. “Fermate il boia subito” ha dichiarato Pietro Folena presidente della Commissione Cultura riferendosi  alle  due condanne a morte inflitte a Adnan Hassanpour (27 anni) e Hiwa  Boutimar (29 anni) durante un processo durato 30 minuti che si è svolto senza la presenza degli avvocati degli imputati. “Dove non c’è libertà di stampa in qualsiasi parte del mondo – ha proseguito l’ onorevole Giuseppe Giulietti portavoce di Articolo21 – manca un pezzo di libertà ad ognuno di noi”. Ed è stato lo stesso esponente parlamentare, in qualità di membro  della commissione di vigilanza della Rai a lanciare un appello per una campagna di sensibilizzazione e informazione.  “Tra il 15 e il 19 si terrà la sessione straordinaria per la definizione della moratoria. L’Italia ha l’onere e il dovere di chiedere in sede Onu che questa situazione venga affrontata in modo assolutamente urgente e prioritario. Lo faremo promuovendo una lettera appello per i Parlamentari italiani che si mobilitino in sede Ue”. Giulietti ha messo a completa disposizione il sito per la campagna iniziata a luglio ma che proseguirà fino a che non si troverà una soluzione alla tragica situazione in cui versano  Adnan Hassanpour (27 anni) e Hiwa  Boutimar (29 anni) i giornalisti curdi condannati a morte. “Facciamo parlare le  loro famiglie – ha proseguito rivolgendosi ai mezzi di comunicazione nazionale”. “In questi anni – ha affermato Roberto Natale - la cronaca ha guadagnato grande spazio nei nostri giornali. Vorremmo che  i nostri direttori comprendessero che anche questa vicenda è cronaca. Si tratta di raccontare non un delitto già compiuto, ma due omicidi che stanno per essere commessi. L’informazione può assolvere ad una funzione fondamentale: non solo ricostruire ciò che è avvenuto, ma provare a sventare un crimine. Avrebbe un grande valore civile se, assieme ai risultati dell’ultimo esame del Dna degli imputati dell’ultimo delitto da prima pagina, trovasse spazio anche un’informazione che può contribuire a fermare la mano del boia. Da parte sua la Fnsi si attiverà immediatamente per fare sì che la IFJ (la Federazione Internazionale dei Giornalisti) attui ogni opportuno intervento sulle istituzioni iraniane e internazionali”.

Premio di giornalismo "Città di Siena-Isf"
Vincitori: Adnan Hassanpour e Hiwa BoutimaR (Documenti e foto


FERMATO ALL'AREOPORTO DI TEHERAN L’AVVOCATO DEI GIORNALISTI CURDI CONDANNATI A MORTE, DOVEVA RECARSI IN TOSCANA PER PARTECIPARE ALLA SETTIMA EDIZIONE DEL PREMIO DI GIORNALISMO "CITTA' DI SIENA-ISF"
29 novembre 2007 
Durissima condanna da parte del presidente del Consiglio regionale della Toscana Riccardo Nencini alla notizia dell’arresto a Teheran di Khalil Bahramian, avvocato di due giornalisti curdi. L’avvocato è stato fermato all’aeroporto di Teheran, al momento della partenza per l'Italia, dove avrebbe dovuto partecipare, domani 30 novembre, alla manifestazione per il premio giornalistico "Città di Siena-Isf" e, nel pomeriggio, a un incontro con il Consiglio regionale della Toscana. Al momento dell’imbarco è stato arrestato da agenti in borghese che gli hanno anche ritirato il passaporto. Khalil Bahramian, già difensore del giornalista "dissidente" Akbar Ganji, difende anche i due giornalisti curdi Adnan Hassanpour e Hiwa Boutimar, incarcerati per "attività sovversive" e condannati alla pena capitale). “Si tratta di un atto gravissimo da parte delle autorità iraniane, che noi condanniamo con la massima fermezza – ha detto Nencini appena informato della notizia -. Bahramian stava venendo in Toscana per partecipare alla consegna di un premio giornalistico alla libertà di stampa, che era stato attribuito ai suoi due assistiti, e incontrare successivamente alcuni rappresentanti del Consiglio regionale: tutte iniziative che rientrano nell’ambito della Festa della Toscana, indetta per ricordare l’abolizione della pena di morte e in nome dei diritti umani, contro la violenza e la barbarie. Diritti umani che con questo atto sono stati violati una volta in più. Dobbiamo alzare il tono della nostra protesta nei confronti di gesti che come questo calpestano la libertà degli individui e per la condanna a morte di giornalisti rei di avere espresso il proprio pensiero”. Parole di sdegno e di preoccupazione arrivano anche da Ambra Giorgi, presidente della commissione regionale Cultura, e del consigliere regionale membro della Commissione Severino Saccardi. L’incontro di domani pomeriggio in Consiglio è stato infatti promosso dalla presidenza e dalla commissione Cultura. “Il fermo di Khalil Bahramian è un atto oltraggioso – ha commentato Ambra Giorgi – ed è la conferma che la situazione relativa al rispetto dei diritti umani in quell'area del mondo rimane critica”. All’incontro a questo punto non ci sarà l’avvocato, ma ci saranno comunque, tra gli altri, i familiari dei giornalisti: Layli Hassanpour, sorella di Adnan, e Hadi Boutimar, fratello di Hiwa, che al mattino ritireranno il premio "Città di Siena-Isf". “Dopo quanto è successo è importante più che mai fare di questo incontro con i parenti e gli amici di questi ‘prigionieri di coscienza’ – afferma il consigliere Severino Saccardi - un momento forte e partecipato di solidarietà che riconfermi la battaglia di principio contro la pena capitale e per la riaffermazione dell'universale valore dei diritti umani”. L’incontro è fissato per domani venerdì 30 novembre alle ore 16 nella sala Gonfalone del Consiglio regionale, in via Cavour 4 a Firenze. L’arresto dell’avvocato è stato infine definito un oltraggio alle istituzioni italiane da parte dell’esecutivo di Information Safety and Freedom, l’associazione per la libertà di stampa nel mondo che ha organizzato il premio giornalistico. “L’atto – afferma Isf in una nota - rappresenta un grave oltraggio delle autorità iraniane verso le istituzioni italiane, e conferma il clima totalitarismo in cui è tenuto l’Iran e il totale disprezzo del Governo di Teheran per le istituzioni degli altri Paesi. Invitiamo le associazioni dei giornalisti e le istituzioni a protestare con forza contro questo ennesimo atto di intimidazione nei confronti del dissenso interno e a rilanciare la campagna per la salvezza dei due giovani colleghi condannati alla pena capitale”.


IRAN: GIORNALISTA CURDO CONDANNATO A MORTE INIZIA SCIOPERO FAME, LA SORELLA DI HASSANPOUR SARA' A SIENA IL 30 NOVEMBRE
19 novembre 2007 
 
Adnan Hassanpour, giornalista del settimanale curdo 'Asu' (Le Onde) ha iniziato un nuovo sciopero della fame nel carcere di Sanandaj, dove è attualmente detenuto. Hassanpour, la cui condanna a morte è stata confermata lo scorso 22 ottobre dal Tribunale Supremo della Repubblica Islamica, è accusato di spionaggio e attentato alla sicurezza della Repubblica. Un tribunale di Sanandaj aveva condannato Adnan Hassanpour e Hiwa Boutimar lo scorso 16 luglio alla pena capitale. Il Tribunale Supremo ha ordinato la revisione del processo contro Boutimar, confermando invece la sentenza capitale per Hassanpour. I due giornalisti curdi avevano già  effettuato un lungo sciopero della fame di 55 giorni, per protestare contro le condizioni carcerarie e il divieto di incontrare avvocati e familiari. Sciopero sospeso su richiesta delle associazioni internazionali che hanno promosso la campagna per la loro immediata liberazione.Layli Hassanpour, sorella di Adnan, precisa che il fratello "ha deciso di intraprendere un nuovo sciopero della fame a tempo indeterminato, come forma estrema di protesta contro la conferma della ingiusta condanna a morte. Non riesco a capire - aggiunge Layli - questo accanimento del regime contro mio fratello, che non ha commesso nessun reato, se non quello di dedicare la propria vita alla lotta per i diritti della sua gente". Adnan e Hiwa non sono gli unici giornalisti curdi iraniani attualmente detenuti in Iran, visto che se ne contano altri tre. Adnan e Hiwa sono i vincitori dell'edizione 2007 del premio "Città di Siena-Isf", che viene assegnato ai giornalisti che si battono nel mondo per la libertà di stampa. Layli, sorella di Adnan, e Hadi, fratello di Hiwa, saranno a Siena il prossimo 30 novembre per ricevere il riconoscimento conferito ai due giornalisti. Durante la loro breve visita in Italia, i familiari dei due giornalisti curdi avranno incontri con rappresentanti di alcune istituzioni italiane e parteciperanno anche ad alcuni eventi pubblici.
(Fonte ADN Kronos International)

ISF E ARTICOLO 21: "IN NOME DELL’ONU, SALVATE LA VITA DEI GIORNALISTI IRANIANI condannati all'impiccagione"
19 novembre 2007 
 
“E adesso: a nome degli uomini e delle donne, della dignità della vita umana e delle Nazioni Unite, salvate la vita di Adnan Hassanpour e Hiwa Boutimar, i due giovani giornalisti curdo-iraniani condannati a morte come “ nemici di Allah “, in soli ventitré minuti, dal Tribunale della Rivoluzione di Sanadaj “. Questo l’appello con cui Stefano Marcelli e Giuseppe Giulietti rilanciano a nome di Information Safety and Freedom e Articolo 21 la campagna per la salvezza di due giornalisti iraniani condannati a morte. “Dopo l’approvazione della moratoria universale della pena capitale da parte della terza commissione dell’Onu – scrivono Marcelli e Giulietti – invitiamo associazioni e istituzioni europee a rinnovare l’invito al Governo di Teheran perché voglia salvare la vita di questi due colleghi, 'colpevoli' solo di aver fatto il proprio lavoro rivendicando i diritti del loro popolo. Ricordiamo che all’appello hanno già aderito più di cento parlamentari italiani ed è stato raccolto dai governi italiano e francese e dalla stessa presidenza dell’Unione Europea. Ricordiamo anche che 120 giornalisti iraniani si sono mobilitati per la salvezza di Adnan e Hiwa , assieme a tutto il popolo curdo, sia in Iran che in Iraq. Qualcuno, all’indomani del voto nella Commissione Onu ha voluto attribuire la moratoria della pena capitale a una pretesa volontà neocoloniale di affermare la supremazia della cultura occidentale sulle altre. E’ invece proprio l’opposto. La moratoria nasce proprio dalla volontà di considerare la vita di tutti gli uomini sacra allo stesso modo e tutti gli individui titolari degli stessi diritti. Pensare che l’identità della cultura islamica o di altre culture si identifichi con il patibolo ci appare una bestemmia, degna solo di chi coltiva l’odio e una visione razzista . Noi siamo per il confronto, il dialogo tra uguali. Non crediamo che i cittadini americani, iraniani , cinesi, egiziani considerino la propria vita meno preziosa di quella dei cittadini europei “.


CONFERMATA PENA CAPITALE PER GIORNALISTA CURDO, PER L'ACCUSA di essere 'NEMICO DI ALLAH'
12 novembre 2007 
 
di Ahmad Rafat (membro dell'esecutivo di Isf)  
Adnan Hassanpour, il giornalista curdo deve finire a ogni costo sulla forca. Lo ha deciso la Corte Suprema della Repubblica Islamica, che giovedì scorso ha confermato la sentenza di morte emessa lo scorso 16 luglio dal Tribunale della Rivoluzione di Sanandaj, nel Kurdistan iraniano. Ha avuto più fortuna, per ora, Hiwa Boutimar, il compagno di disavventura di Adnan, anche lui giornalista e membro di una associazione ambientalista. Per Hiwa, la Corte Suprema ha chiesto di rimandare il caso al Tribunale del Riesame. La condanna a morte di Hiwa e Adnan aveva provocato l'indignazione dei governi di Roma e Parigi, era stato condannato dalla Presidenza portoghese dell'Unione Europea e di recente anche dal Parlamento Europeo. Ovviamente, anche le più importanti associazioni internazionali che si occupano dei Diritti dell'Uomo e della libertà d'espressione, avevano condannato la decisione del Tribunale della Rivoluzione di Sanandaj, chiedendo l'immediata liberazione dei due giornalisti. In Italia, Information, Safety and Freedom e Articolo 21, si sono mobilitati immediatamente per fermare il boia. Migliaia di semplici cittadini e decine di deputati avevano sostenuto questa campagna, che ha avuto anche l'adesione dell'organizzazione Nessuno Tocchi Caino. Una campagna che - se e forse - è riuscita a salvare dalla forca Hiwa, dovrà continuare fino a quando anche la condanna a morte per Adnan
(nella foto) non sarà cancellata. Adnan e Hiwa saranno con noi il prossimo 30 novembre, a Siena, dove riceveranno il premio internazionale di giornalismo "Città di Siena-ISF". Certo, non saranno a Siena fisicamente, ma le loro idee ci raggiungeranno nella città toscana, grazie agli interventi previsti di uno dei loro legali, e le parole dei loro familiari. Saranno, infatti, con noi Hadi, fratello di Hiwa, e Leyli, la sorella di Adnan. Un momento importante, quello di Siena, che  deve diventare un momento di piena solidarietà verso chi, nella Repubblica Islamica, si batte per la democrazia e per la libertà. Una lotta che spesso comporta carcere e tortura, e perfino richiede il sacrificio della vita. La Repubblica Islamica da anni è al secondo posto, preceduta solo dalla Cina, nella macabra classifica delle condanne alla pena capitale emesse ed eseguite. La presenza di familiari di Hiwa e Adnan, deve diventare un momento di lotta contro la pena di morte, e non solo nella Repubblica Islamica. Il governo italiano, che si è fatto portavoce della richiesta di moratoria della pena di morte, presentando una risoluzione al Consiglio Generale delle Nazioni Unite, certo non può rimanere indifferente al caso di Hiwa e Adnan. Le nostre istituzioni, hanno l'occasione, e secondo il mio modesto parere anche l'obbligo, di incontrare la sorella di Adnan e il fratello di Hiwa per esprimere solidarietà dell'Italia ai familiari di questi due giornalisti, ma soprattutto per affermare che nel Terzo Millennio non è più tollerabile che uomini e donne finiscano sul patibolo per il semplice fatto di esprimere le proprie idee, di non condividere le politiche di un governo, o per rivendicare i diritti negati al loro popolo. Hiwa e Adnan, curdi, laici e di sinistra, hanno una sola colpa: essere contrari a un governo teocratico che non riconosce il diritto a nessun tipo di dissenso.

Condannati a morte in soli ventitré minuti, il dramma di Adnan e hiwa, giornalisti curdi
7 settembre 2007  
di Ahmad Rafat (giornalista italo-iraniano e membro dell’esecutivo di Information, Safety & Freedom)
Essere giornalisti nella Repubblica Islamica di Mahmoud Ahmadinejad, soprattutto se non allineati con l’attuale governo, è un reato grave. Lo hanno denunciato proprio in questi giorni 120 tra le più prestigiose firme del giornalismo iraniano, in una lettera indirizzata al governo, nella quale denunciano le forti pressioni che subiscono ogni giorno nell’esercizio della loro professione...

Sciopero della fame dei detenuti iraniani contro la pena di morte
6 settembre 2007  
di Ahmad Rafat (membro dell’esecutivo d’Information, Safety & Freedom)
Ieri 5 settembre, in Iran, 21 persone sono state impiccate a Mashad e a Shiraz. Ieri 5 settembre, a Sanandaj, i due giornalisti curdi condannati a morte lo scorso 17 luglio, hanno accolto l’invito a sospendere, dopo 54 giorni, lo sciopero della fame e proseguire con altri mezzi la loro battaglia per la giustizia. Ieri 5 settembre, 26 detenuti iraniani, in diverse carceri del paese, in un’azione senza precedenti, hanno annunciato uno sciopero della fame di tre giorni, a partire da venerdì 7 settembre,  per protestare contro la nuova ondata di esecuzioni che ha sconvolto il paese e per l’abolizione della pena di morte. Ieri 5 settembre, il premier Romano Prodi, e i presidenti delle commissioni esteri della Camera e del Senato, hanno ricevuto a Roma Saiid Jalili, vice ministro degli Esteri della Repubblica Islamica. Ieri 5 settembre, il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, ha espresso a Gerusalemme, durante un incontro con il premier israeliano Ehud Barak, la sua preoccupazione per gli sviluppi del programma nucleare iraniano. Ieri 5 settembre, qualcuno avrà espresso la propria preoccupazione anche per l’esecuzione di 21 persone, non tutti trafficanti e assassini, impiccati a Shiraz e Mashad? Ieri 5 settembre, qualcuno avrà ricordato al vice Ministro iraniano, in visita a Roma, che l’Italia e gli italiani sono contrari alla pena di morte e si battono per la moratoria internazionale? Nei comunicati della Camera, del Senato e di Palazzo Chigi, non abbiamo riscontrato nessun cenno che ci rassicuri sul fatto che il nostro governo, e le nostre istituzioni, abbiano espresso la loro preoccupazione per la sorte di Adnan Hassanpour e Hiwa Boutimar, e i tanti altri in attesa di essere impiccati per ordine dei tribunali iraniani. Gli iraniani, sono ancora convinti che l’opinione pubblica internazionale e soprattutto quella occidentale creda nei valori come la sacralità della vita umana e i diritti umani. I 26 detenuti che invitano i loro compagni di cella nelle carceri della Repubblica Islamica a lottare per l’abolizione della pena di morte, non esitano a definirci la loro unica speranza. “ I nostri sguardi- scrivono- sono rivolti a voi, uomini che credete nei valori come democrazia e libertà, solo voi uomini liberi e  associazioni che si battono per i diritti umani nel mondo, potete salvarci, non lasciateci soli, non abbandonateci, sosteneteci perché nessun essere umano, nessun giovane e adolescente sia più impiccato, perché la vita è sacra”. A questi uomini coraggiosi, che nemmeno la durezza del carcere è riuscita a privare del loro coraggio, una risposta la dobbiamo. Lo impone la nostra coscienza.


Sospeso lo sciopero della fame dei due giornalisti curdi
3 settembre 2007  
I due giornalisti curdi Adnan Hassanpour e Abdolvahed “Hiva” Boutimar, giunti al 54° giorno di sciopero della fame (con il solo apporto calorico di un po' di acqua zuccherata), hanno accettato le richieste di Information Safety and Freedom e di Reporters sans Frontières di sospendere lo sciopero della fame stante le condizioni di imminente pericolo di vita. I due giornalisti stavano attuando questa forma estrema di protesta per chiedere la fine del loro isolamento e il trasferimento in un altro carcere dove fosse loro possibile incontrare le famiglie, viste solo una volta dal momento del loro arresto.


ADNAN E HIWA, DUE VITE IN PERICOLO, più di 50 GIORNI DI SCIOPERO DELLA FAME,
LETTERA DI LAYLI HASSANPOUR AL SEGRETARIO GENERALE DELL’ONU

3 settembre 2007

La giunta del comune di Scandicci aderisce all'appello per la salvezza dei due giornalisti curdi condannati a morte
3 settembre 2007  
Appello inviatoci dall'assessore alla cooperazione Simona Bonafè.
«Il Comune di Scandicci aderisce all’appello lanciato da Information Safety and Freedom e Articolo 21 per salvare i giornalisti curdi Adnan Hosseinpour e Hiwa Boutimar condannati all’impiccagione dal Tribunale della Rivoluzione di Sanandaj in Iran, con l’accusa di aver manifestato il proprio dissenso ed essere quindi “nemici di Allah”. E’ dovere di ogni istituzione e di ogni comunità civile esprimere la propria ferma condanna per la violazione, in qualsiasi paese del mondo questa avvenga, dei diritti fondamentali dell'uomo. Allo stesso tempo è indispensabile mettere in campo azioni e politiche tese a far crescere e diffondere, ad ogni livello della società civile, soprattutto verso le giovani generazioni, la cultura della inviolabilità delle libertà di espressione, perchè dove questa non esiste la democrazia è incompiuta, fragile, quindi sempre in pericolo».

NON LASCIATECI SOLI
una lettera di Leyla Hassanpour (sorella del giornalista Adnan, condannato a morte in iran insieme al suo collega Hiwa Boutimar)

27 agosto 2007
"Sono passati otto mesi, da quel giorno che le forze di sicurezza hanno messo a soqquadro la casa di mia madre a Marivan, portando via con loro mio fratello Adnan. Sono otto mesi, che vivo con il terrore di non poter più rivedere mio fratello. Questa angoscia che ormai mi accompagna in ogni momento  della mia vita, si è trasformata in un incubo, quando ho appreso che Adnan e Hiwa, l’altro mio fratello e concittadino, sono stati condannati a morte da un tribunale che non ha voluto nemmeno ascoltarli. In un primo momento, tutto questo mi semnbrava surreale, un brutto film da dimenticare. Volevo convincermi che c’era stato un errore, due giovani impegnati a difendere i diritti dei loro concittadini, uno con i suoi articoli e l’altro militando in un’organizzazione a tutela dell’ambiente, non potevano essere condannati alla fmorte per l’impiccagione. L’errore non c’era, e le condanne a morte erano una realtà violenta che aveva fatto irruzione nelle nostre vite di semplici cittadini curdi. In questo periodom però, non ci siamo sentiti soli. Tanta gente, anche nei paesi lontani e sconosciuti, come la vostra bella Italia, si è stretta intorno a noi e al nostro dolore. Abbiamo scoperto che in giro per questo mondo, diventato ormai un villaggio globale, avevamo tanti amici. Tanti amici, che insieme a me, alla mia anziana madre e alla giovanissima moglie di Hiwa, si sono battuti contro questa grande ingiustizia. La nostra voce, la vostra voce, e la voce di governi, come quello italiano, e delle istituzioni internazionali, come l’Unione Europea, non è stata però presa in considerazione dal governo di Teheran, che sembra voler dar seguito alla sentenza di condanna a morte emessa nei confronti di Adnan e Hiwa. Mio fratello e il suo compagno di dissaventura, attualmente rinchiusi in una cella del centro di detenzione di Sanandaj, gestito dal ministero dell’Intelligence, da più di  40 giorni sono in sciopero della fame. I loro legali che hanno potuto incontrarli per la prima volta negli ultimi tre mesi, parlano di “due larve umane che versano in condizioni fisiche e psichiche preoccupanti”. Nessun medico ha potuto visitare Adnan e Hiwa, che da 40 giorni si nutrono solo di acqua e sale. Ogni giorno, la distanza tra le loro vite e la morte si accorcia. A quanto pare, la condanna espressa dal tribunale è in via di applicazione. Adnan e Hiwa non saranno però impiccati, come stabilisce la sentenza del Tribunale della Rivoluzione. Sarà la morte per agonia a prendersi la vita di questi due giovani. Cari amici italiani, cari amici dell’Articolo21 e di Information, Safety & Freedom, onorevoli deputati del Parlamento italiano che avete aderito all’appello contro la pena di morte di Adnan e Hiwa, rispettabile governo di Roma che hai espresso la propria preoccupazione per la sorte di mio fratello e del suo compagno di cella, vi supplico e vi scongiuro, anche in nome della mia anziana madre e della giovanissima moglie di Hiwa, non abbandonateci. Aiutateci a impedire che una morte lenta, ponga fine alla vita di due giovani che hanno una sola colpa, quello di aver difeso le loro idee e i diritti del loro popolo".


Iran: giornalisti curdi condannati a morte, lettera al segretario generale dell'Onu
16 agosto 2007
Reporters sans frontières ha indirizzato, il 13 agosto, una lettera al segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, chiedendogli di intervenire sulla Repubblica islamica dell'Iran affinché il governo del presidente Ahmadinejad applichi  gli impegni internazionali relativi ai diritti essenziali dei suoi cittadini. Nella lettera l'associazione denuncia le condizioni dei due giornalisti curdi, Adnan Hassanpour e Abdolvahed Botimar, condannati a morte il 16 luglio in loro assenza davanti al tribunale giudicante. I due giornalisti, infatti, hanno appreso della loro condanna solo dopo aver letto il quotidiano 'Kayhan'. I due giornalisti da più di trenta giorni stanno portando avanti uno sciopero della fame, con il solo apporto calorico di acqua zuccherata. Nella lettera l'organizzazione francese ricorda al segretario Onu che in Iran undici giornalisti sono attualmente privati della libertà per aver esercitato il loro mestiere. E che le loro condizioni di vita carceraria sono deplorevoli in quanto non possono ricevere assistenza medica mentre le visite dei loro familiari e avvocati sono ridotte al minimo.


IRAN: GIORNALISTI CURDI CONDANNATI A MORTE IN SCIOPERO DELLA FAME, PARLA LA MADRE DI ADNAN
14 agosto 2007
Adnan Hassanpour e Hiwa Boutimar, i due giornalisti curdi condannati perché definiti 'mohareb' (nemici di Allah) e condannati alla pena capitale, sono riusciti finalmente a incontrare nel carcere di Sanandaj i loro parenti. La madre di Adnan e il fratello di Hiwa, dopo l'incontro hanno espresso la loro forte preoccupazione per i detenuti, che secondo quanto hanno reso noto da 32 giorni si astengono dall'assumere cibo per protesta. ''Mio figlio - ha detto all'ADN Kronos International Haj Khanoum, la madre di Adnan - durante l'incontro che è durato poco più di mezz'ora tremava ed era pallido, ha perso diversi chili in seguito allo sciopero della fame che ha iniziato insieme ad Hiwa, 32 giorni fa, non appena trasferiti dal carcere di Mariwan a quello di Sanandaj''. L'anziana donna racconta che ''Adnan e Hiwa hanno appreso, casualmente, della loro condanna a morte 15 giorni dopo la data del processo, al quale non erano presenti nemmeno i loro avvocati''. La madre di Adnan dice che le sue suppliche per costringere il figlio stremato a interrompere lo sciopero della fame non sono servite a nulla. ''Mi ha detto che fino a quando le loro richieste non saranno ascoltate dalle autorità continueranno con lo sciopero della fame''. Adnan, giornalista del settimanale curdo 'Asu', e Hiwa, pubblicista e dirigente di un'associazione ecologista, chiedono la sospensione della pena di morte, un nuovo processo alla presenza dei loro difensori e il trasferimento dal carcere da massima sicurezza di Sanandaj a quello di Mariwan, dove risiedono i loro familiari.Per salvare Adnan e Hiwa si sono mobilitate decine di associazioni internazionali, da Amnesty International a Reporters sans frontières. In Italia la campagna per la sospensione della pena di morte per i due giornalisti curdi è portata avanti dall'Iniziativa per la libertà d'espressione in Iran, Articolo21 e Information Safety & Freedom. Anche l'Unione Europea e i governi di Roma e Parigi hanno espresso la loro preoccupazione per le sorti dei due giornalisti curdi. L'interessamento italiano ha irritato il governo di Teheran, che ha invitato Roma e non interferire. Il premier Romano Prodi, in risposta alle accuse iraniane, ha ribadito il diritto dell'Italia a protestare contro le condanne a morte, ovunque queste siano emesse.


Due Vite da salvare   
6 agosto 2007  
di Roberto Reale (segretario generale di ISF)
La Rete non è solo intrattenimento e tecnologia, è anche un luogo per promuovere campagne civili in difesa dei diritti umani. Un esempio è quello riguardante i due giornalisti curdi   condannati a morte il 16 luglio 2007 dal Tribunale della Rivoluzione della città di  Sanadaj, in Iran. La loro vicenda sta mobilitando il Web con iniziative altrimenti impossibili.


ISF E ARTICOLO 21 AL GOVERNO DI TEHERAN: SI, ABBIAMO FINI POLITICI, SALVARE DUE VITE UMANE E AFFERMARE LA LIBERTA’ D’ESPRESSIONE  
6 agosto 2007  
"E’ vero, la stampa, le associazioni, l’opinione pubblica e le istituzioni italiane impegnate nella campagna per Adnan e Hiwa perseguono finalità politiche: salvare due vite umane e ribadire il diritto alla libertà d’espressione per il popolo iraniano", questa la risposta al duro attacco sferrato dal portavoce del Ministero degli Esteri di Teheran Mohammad Ali Hosseini alla stampa occidentale, contenuta in un comunicato di Information Safety and Freedom e di Articolo 21, le due associazioni che hanno lanciato la campagna per la salvezza dei due giornalisti condannati alla forca. "Mohammad Ali Hosseini ha dichiarato che 'Ogni Paese indipendente combatte il crimine secondo le sue leggi interne, e ogni interferenza in questo campo é un'interferenza negli affari interni di un Paese'. E’ un’affermazione tipica delle dittature che dimentica come Governo Italiano e Unione Europea abbiano lanciato una campagna per la Moratoria Universale della Pena di Morte e anche che lo Stato Iraniano è firmatario del Patto Internazionale per i diritti civili e politici. Constatiamo con soddisfazione che le autorità iraniane hanno preso atto dell’ampia e determinata mobilitazione internazionale che si è sviluppata attorno alla vicenda dei colleghi Adnan e Hiwa e invitiamo la stampa a voler fare ancora più luce su questa vicenda, illustrando le biografie dei due colleghi e indagando sulle loro attività. Sarebbe interessante anche far conoscere meglio all’opinione pubblica occidentale l’ampio ventaglio di associazioni umanitarie che in queste settimane si sta mobilitando in Iran per la salvezza dei due giornalisti curdi e per arrestare l’ondata di esecuzioni che si sta abbattendo sul popolo iraniano. Riguardo alla presunta autonomia della Giustizia Iraniana e alle confessioni di gravi reati che Adnan e Hiwa avrebbero rilasciato in carcerericordiamo che di tale letteratura sono pieni gli archivi di tutti i regimi totalitari, a cominciare da quelli stalinisti".


anche la presidenza dell'Unione Europea chiede di sospendere la condanna a morte dei giornalisti curdo-iraniani
4 agosto 2007  
"Si allarga il fronte internazionale della campagna per salvare dalla forca i colleghi curdo-iraniani Abdolvahed Hiwa Bohimar e Adnan Hosseinpour. Ora è la presidenza di turno dell’Unione Europea ad alzare la voce e ad inviare da Bruxelles a Teheran un invito a sospendere le esecuzioni. Un elenco di reazioni sempre più ampio e autorevole (i governi francese e italiano hanno anticipato la presa di posizione europea) che si accompagna allo sdegno crescente dell’opinione pubblica e delle istituzioni internazionali davanti all’ondata di esecuzioni che si sta abbattendo su centinaia di cittadini iraniani, tutti accusati come “nemici di Dio”. Sono perlopiù giovani, molti intellettuali, giornalisti e scrittori, dissidenti, omosessuali, accusati come delinquenti (e così li ha definiti anche qualche collega italiano che dovrebbe vergognarsi),uccisi come bestie, ora addirittura nelle piazze, davanti a pubblici plaudenti che spediscono le foto di boia e vittime su internet come fossero trofei. Possibile che un Paese come l’Iran, così autorevole per storia, tradizione e cultura voglia scendere così in basso nella scala morale, isolarsi dal contesto internazionale, diventare il campione planetario del terrore e della violenza di Stato?. Mentre rilanciamo l’appello per la mobilitazione in Italia ci rivolgiamo alle autorità iraniane perché vogliano interrompere questo bagno di sangue che oltretutto contrasta con le convenzioni internazionali di cui lo stesso Governo di Teheran è firmatario. Questo ricorso indiscriminato alla pena di morte dà oltretutto l’idea di un Regime allo sbando, che ha perso il controllo del Paese e non ha altro modo per fronteggiare un crescente dissenso, se non quello di una repressione cieca e disumana".


LA FARNESINA PER LA SOSPENSIONE DELLA PENA PER ADNAN E HIWA, L’ITALIA ALLA TESTA DELLA MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE
3 agosto 2007  
"Viva soddisfazione per l’intervento della Farnesina che oggi ha chiesto ufficialmente alle Autorità di Teheran la sospensione della pena di morte per i colleghi Adnan Hosseinpour e Hiwa Boutimar" si legge in una nota diffusa da ISF e Articolo 21 che hanno promosso l’appello per la salvezza dei due giornalisti condannati all’impiccagione la scorsa settimana  in Iran "Per l’ampiezza e l’autorevolezza delle adesioni raccolte, il nostro Paese si colloca alla testa della mobilitazione internazionale per la salvezza dei due giornalisti di etnia curda accusati come nemici di Allah. Continuano le adesioni di parlamentari all’appello che portano a oltre 70 il numero dei sottoscrittori. Sono poi centinaia i giornalisti, artisti, intellettuali e semplici cittadini che stanno aderendo alla petizione. Una mobilitazione così ampia e motivata  che giunge come conferma della scelta di campo sul fronte dei diritti umani operata dal Parlamento e dal Governo italiani con la campagna per l’abolizione della pena di morte e che trova larga attenzione in Iran, dove i media di opposizione e le associazioni umanitarie le danno ampio risalto con interviste e resoconti".


Il caso Iran e la politica degli uomini
3 agosto 2007  
di Stefano Marcelli e Giuseppe Giulietti
Abbiamo espresso soddisfazione per la presa di posizione della Farnesina, ribadita oggi dal viceministro Ugo Intini, che invita le autorità iraniane ad arrestare quel bagno di sangue indiscriminato che sta devastando l’antica Persia. Certo, è la soddisfazione di chi (Information Safety and Freedom e Articolo21) ha lanciato una campagna umanitaria all’inizio rimasta nell’ombra, e la vede ora raccolta dal massimo livello istituzionale della politica estera italiana. C’è la speranza di poter salvare due vite umane, quella dei due giovani colleghi curdo-iraniani che rischiano la forca come “nemici di Allah”, per aver manifestato il proprio dissenso, aver rivendicato pari dignità per i cittadini della propria etnia e della propria cultura e di averlo fatto con l’arma più nobile: quella delle idee e della parola. Ma in quella nostra soddisfazione c’è anche dell’altro, che ha un significato tutto politico. L’ha spiegato bene Intini al Corriere e lo ribadiamo volentieri anche noi. In tutta questa ampia e convinta mobilitazione attorno a casi come quello di Akbar Ganji e oggi di Adnan e Hiwa, non c’è alcuna forma di ostilità nei confronti dell’Iran e del suo popolo. I nostri nemici, qui come sempre, sono l’intolleranza, l’autoritarismo, la logica che considera gli uomini in base a un’ideologia, una religione, un’appartenenza persino sessuale, invece che come tali: individui depositari di diritti intangibili a cominciare da quelli alla libera espressione e alla vita.
Su questo campo di attività, quello dei diritti umani, non esistono ne sé ne ma, ne parentesi, ne eccezioni: ogni caso, ogni vita, ogni intelligenza sono sacri in quanto tali ed essenziali a sorreggere l’impianto generale dei diritti dell’uomo. Non c’è dubbio che questa vicenda della forca iraniana si lega alla campagna per la Moratoria Universale della Pena di Morte intrapresa dal nostro Governo con l’Unione Europea. E si lega alle celebrazioni del prossimo 60° della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che il nostro Parlamento si appresta a varare. Questa scelta italiana ci riempie di orgoglio e ci sentiamo onorati di parteciparvi con questa nostra azione. Ma nella battaglia per strappare due giovani vite al boia c’è anche la volontà di affermare la ferma contrarietà all’ideologia dello scontro fra civiltà, alla logica del muro che dovrebbe dividere noi Occidentali, protetti, garantiti e qualificati da un sistema di diritti civili, e gli altri, Orientali, brutti, sporchi e cattivi, votati alla dittatura, all’integralismo, destinati dalla nascita alla violenza e alla barbarie. No, non ci stiamo. I diritti o sono di tutti e per tutti o non sono. Non a caso sono da sempre definiti universali. E allora dobbiamo fare una riflessione autocritica. Dallo scenario internazionale così come ci viene rappresentato sia dai media che dalla diplomazia sono assenti i cittadini, i dissidenti, i democratici che in quei Paesi si battono per la libertà e pagano questo coraggio spesso con la vita. Il teatro internazionale è diviso fra i nostri leader democratici e i loro dittatori. Le opposizioni democratiche e liberali, laiche e non violente, sono rimosse e quindi abbandonate a se stesse, alle vendette sanguinarie dei dittatori. Ma in Iran, così come in Libano, in Palestina, nella Federazione Russa, in Cina  esistono uomini coraggiosi che vogliono solo essere liberi. Dare a loro una sponda, una visibilità, una possibilità di espressione, vuol dire sostenere un’alternativa democratica nei loro Paesi. Vuol dire offrire anche a noi un Oriente che può essere interlocutore credibile, con cui condividere prospettive future di dialogo, democrazia e pace.
C’è un sogno antico che ritorna sulle ali di questa battaglia umanitaria di oggi rivolta all’Iran e dedicata alla vita di Adnan e Hiwa. E’ il sogno che nel mondo si affermi la politica degli uomini: uguali, liberi e fratelli, a Oriente come a Occidente. Tutti con gli stessi diritti, divisi solo da storie e idee diverse che si confrontano nel dialogo. Salvare Adnan e Hiwa significa affermare che non esiste un’area ristretta e privilegiata del diritto in un mondo che ne è largamente privo. Significa combattere la logica del muro e cioè l’idea che il Bene e il Male si dividano per latitudine e non per le scelte di campo degli individui. Ci auguriamo che l’iniziativa intrapresa dalla Farnesina vada avanti con determinazione anche per questo significato politico che noi le attribuiamo. E’ la speranza dei tanti iraniani che ascoltano alla radio le notizie su questa mobilitazione italiana e internazionale che cresce. Una speranza che già mette in pericolo le loro vite.


IRAN: DEPUTATI ITALIANI PER SALVARE I GIORNALISTI CURDI
2 agosto 2007  
Il Parlamento italiano scende in campo  nella mobilitazione per la salvezza dalla forca di Adnan Hassanpour e Hiwa Boutimar, i due giornalisti iraniani di etnia curda condannati a morte la scorsa settimana da un Tribunale della Rivoluzione, come nemici di Allah”. Lo annuncia una nota congiunta di Articolo21 e Information Safety and Freedom, le associazioni italiane che, assieme a Nessuno Tocchi caino, hanno raccolto per prime l’appello degli attivisti iraniani per i diritti umani . “Le firme raccolte fino a questo momento in Parlamento - continua la nota – sono quelle di: Giuseppe Giulietti, Umberto Ranieri, Daniele Capezzone , Enzo Carra , Antonello Falomi, Paolo Gambescia, Khaled Fuad Allam, Massimo Fiorio, Teresa Bellacovo, Laura Bafile, Emanuele Fiano, Franco Grillini, Domenico Aurisicchio, Catia Zanotti, Lalla Trupia, Marina Sereni, Marco Filippeschi, Sergio D’Elia, Bruno Mellano, Giovanni Crema, Maurizio Turco, Marco Beltranti , Donatella Poretti, Donato Mosella, Augusto Rocchi, Giavanni Paglierini, Nicola Tranfaglia , Luciano Tessitore, Alba Sasso, Emilia De Biasi, Manuela Ghizzoni,Rosalba Benzoni, Cinzia Fontana, Laura Froner, Roberto Zaccaria, Maura Leddi". “Ma - assicurano ISF e Articolo21- le adesioni sono in corso e il loro numero aumenterà sicuramente. Secondo la giornalista e scrittrice Fariah Sabati, intervistata da Rainews24, “la mobilitazione può servire a salvare la vita dei due giornalisti. Perché l’ultima parola spetta all’Autorità Suprema che può concedere la grazia fino all’ultimo minuto. Firmate l’appello, perché possiamo farcela".

ISF E ARTICOLO 21: FERMIAMO L’impiccagione  DEI GIORNALISTI CURDI, AVANTI CON LA MOBILITAZIONE
2 agosto 2007  
“Continua la mobilitazione in Iran e nel mondo  per salvare dal boia i colleghi Adnan Hosseinpour e Hiwa Boutimar – si legge in una nota congiunta delle associazioni Information Safety and Freedom e Articolo21- Mentre in Italia continuano ad affluire adesioni di importanti esponenti delle istituzioni, del mondo politico e culturale e di semplici cittadini all’appello per la loro salvezza, in Iran oggi molte associazioni rilanciano la mobilitazione”.
“Nelle ultime ore – prosegue la nota di ISF e Articolo21 - c’è stata molta agitazione presso le autorità iraniane e sulle agenzie di stampa . C’è chi ha dato per già eseguita la sentenza e chi ha riportato la notizia di improbabili confessioni da parte Adnan e Hiwa riguardo loro presunte attività paraterroristiche. L’unica vera notizia è che il portavoce dell’Autorità Giudiziaria iraniana, Ali Rezha Jamshidi , ha oggi confermato la condanna a morte dei due giornalisti con l’accusa di moharebeh, che in iraniano significa nemici di Hallah , un appellativo attribuito a chiunque venga considerato in contrasto con leggi e gli interessi delle Repubblica islamica “.“ Jamshidi ha anche annunciato che i due saranno impiccati con una corda . Molte organizzazioni come Daneshamukhtegan Iran e l’ Associazione degli Scrittori Curdi, - prosegue il comunicato - definiscono “inaccettabile la condanna a morte di Adnan e Hiwa”. L’organizzazione ambientalista Sabzchi, della quale faceva parte Hiwa Boutimar,  respinge le accuse di spionaggio e di attività sovversive rivolte al suo dirigente, specificando che le “ammissioni ottenute in carcere con ricorso alle pressioni fisiche e psichiche non hanno alcuna validità giuridica”. “Saleh Nikbakht, uno dei due avvocati del collegio di difesa dei due giornalisti curdi ( che ieri avevano fatto una dichiarazione all’Ansa ammettendo le colpe dei propri assistiti ), ha dichiarato al collega Ahmad Rafat di AKI  che “l’unica via per evitare l’esecuzione è quella di accettare le accuse”. L’attivista per i diritti umani Roya Toluoi “Non è casuale che il legale abbia scelto un mezzo di comunicazione italiano per rilasciare queste dichiarazioni ambigue, visto che nel vostro paese la mobilitazione è stata notevole”. E’ quindi utile proseguire nella nostra mobilitazione –conclude la nota di ISF e Articolo21 – per strappare dalle mani del boia Adnan e Hiwa e per contrastare il sanguinoso ricorso alla pena capitale nella Repubblica Islamica dell’Iran “.  

Iran, confermata la condanna a morte dei due giornalisti curdi, VIOLENZE CONTRO GIORNALISTA CURDA nella città di KIRMANSHAH
31 luglio 2007  
Teheran ha, oggi, confermato la condanna a morte dei due giornalisti curdi, Hiwa Boutimar e Adnan Hassanpour, condannati all'impiccagione per essere "mohareb", ovvero nemici di Dio. A confermare la sentenza emessa lo scorso sedici luglio dal tribunale di Marivan, nel Kurdistan iraniano, è stato il portavoce del potere giudiziario, Alireza Jamshidi. Lo stesso portavoce non ha però chiarito se la Corte suprema ha confermato la pena, come previsto dalla legge iraniana. Le accuse mosse contro i due giornalisti sono azioni contro la sicurezza nazionale e contatti con organizzazioni sovversive. Uno dei due condannati, Adnan per l'esattezza, che lavorava per il settimanale Asu, chiuso da due anni, è stato inoltre accusato di spionaggio per i suoi contatti con alcuni media stranieri.
Una giornalista curda, redattrice della rivista 'Namay Vaght Kirmanshah', sarebbe stata rapita, aggredita e poi rilasciata in fin di vita in una stradina del quartiere Hafezieh di Kirmanshah, città del Kurdistan iraniano. La notizia, non confermata da altre fonti, è stata diffusa dall'Iran Press News, agenzia con sede a Bruxelles. La redazione del settimanale non ha voluto confermare o smentire l'aggressione alla giornalista.


VERDI, NO ALLA CONDANNA A MORTE PER I GIORNALISTI CURDI
30 luglio 2007  
"I Verdi aderiscono agli appelli per salvare Adnan Hassanpour e Hiwa Boutimar, giornalisti curdi condannati a morte dal governo di Teheran e chiedono al mondo politico italiano di mobilitarsi contro questa violazione dei diritti umani e civili". Lo afferma il responsabile Comunicazione dei Verdi e membro della commissione di Viglianza Rai Marco Lion. "I Verdi - prosegue Lion - accolgono l'appello dell'Iniziativa per la Libertà d'Espressione in Iran, di Information, Safety and Freedom, Articolo 21 e del Comitato per la Salvezza di Hosseipour e Boutimar e si fanno promotori di una raccolta di firme tra i parlamentari, per chiedere al governo iraniano la liberazione dei due giornalisti". 
(Fonte: Ansa)

l'ordine nazionale dei giornalisti aderisce all'appello per salvare dal boia i due giornalisti curdi
30 luglio 2007  
"L'Ordine nazionale dei giornalisti fa proprio l'appello per salvare i due colleghi curdi condannati a morte il 17 luglio da un tribunale della rivoluzione iraniano. I due imputati, Adnan Hassanpour e Hiwa Boutimar, non appartengono a gruppi terroristici o presunti tali e hanno la sola colpa di essersi battuti per la libertà di espressione e gli altri diritti fondamentali di un intero popolo. Per questo, i giornalisti italiani chiedono con forza che la comunità internazionale, a partire dalle autorità del nostro paese, fermi la mano del boia. L'Ordine è pronto a dare il suo contributo e il suo aiuto ora e in futuro, dovunque sia in gioco la vita e la dignità dei colleghi".
(Fonte: Ansa)

rotto il muro del silenzio sulle condanne a morte. Avanti con l'appello!
30 luglio 2007  
Si è rotto il muro del silenzio : la società italiana alza la voce per difendere la vita di Adnan Hassanpour e Hiwa Boutimar, i due giornalisti curdi-iraniani condannati a morte la scorsa settimana da un Tribunale della Rivoluzione. L'appello lanciato dai giornalisti iraniani e ripreso in Italia da Information Safety and Freedom e Articolo21 ha cominciato a raccogliere adesioni ampie e autorevoli dopo quella di Sergio D'Elia e di Nessuno Tocchi Caino. Il Presidente della Commissione Esteri della Camera Umberto Ranieri invita la comunità internazionale e l'Unione Europea a far sentire la loro ferma contrarietà, la FNSI osserva che sarebbe tristissimo dover constatare che l'informazione italiana non considera notizia una storia così drammatica.
L'appello è stato sottoscritto tra gli altri da: Ahmad Rafat, Aidan White, Flavio Lotti, Federico Orlando e Giuseppe Giulietti, Enzo Carra, Vincenzo Tessandori , Leonardo Sturiale, Franco Siddi, Carlo Verna, Stefano Marcelli, Roberto RealeDuilio Giammaria, Enzo Nucci, Antonio Di Bella, Simona Chipi, Riccardo Iacona, Roberto Zaccaria, Loris Mazzetti, Corradino Mineo, Giovanna Milella, Nino Rizzo Nervo, Paolo Serventi Longhi, Carmine Fotia, Tana De Zulueta, Pietro Folena, Tiziana Ferrario, Maria Cuffaro, Nella Condorelli, Pino Scaccia, Daniele Capezzone, Elsa Digati, Claudio Rizza, Pietro Spataro, Umberto de Giovannangeli

Adesione di Umberto Ranieri (Presidente della Commissione Esteri della Camera)
28 luglio 2007  
Desidero aderire con grande convinzione all'appello meritoriamente promosso dalla vostra associazione Articolo21 a favore di Adnan Hassanpour e Hiva Botimar. La condanna a morte dei due giornalisti iraniani di etnìa curda è uno sfregio intollerabile alla libertà e alla convivenza civile di tutto il mondo. Chiudere con risibili accuse di spionaggio la rivista Assu, dove Hassanpour e Botimar scrivevano, e poi condannare a morte i due giornalisti solo ed esclusivamente per le opinioni e i fatti coraggiosamente messi a disposizione dei lettori, è un comportamento intollerabile. La condanna comminata contro due giornalisti, per di più esponenti di una minoranza etnica, è dunque un fatto gravissimo. Ci auguriamo che le autorità iraniane recedano da questa decisione. Occorre che la comunità internazionale e l'Unione europea in particolare facciano sentire la loro ferma contrarietà.

La Federazione nazionale della stampa aderisce all’appello per la salvezza dei due giornalisti curdi condannati a morte
27 luglio 2007  
“Anche la Fnsi aderisce all’appello internazionale, rilanciato in Italia da Isf (Information Safety and Freedom), per la salvezza di Adnan Hassanpour e Hiwa Boutimar, i due giornalisti curdi condannati a morte il 17 luglio da un Tribunale della rivoluzione iraniano dopo un processo a porte chiuse. Il sindacato chiede che finisca il silenzio con il quale l’informazione italiana, tranne positive eccezioni, ha fin qui coperto la vicenda. E’ indispensabile riattivare lo stesso meccanismo di attenzione e solidarietà che altre volte è servito a sottrarre ad una sorte tragica giornalisti al lavoro in zone del mondo dove vengono calpestati i diritti umani. Sarebbe tristissimo dover constatare che l’informazione italiana non considera notizia una storia così drammatica, nel momento in cui giornali e telegiornali non risparmiano attenzioni verso gli “eroi” del gossip.”

un nuovo appello
27 luglio 2007  
di Stefano Marcelli e Giuseppe Giulietti

I loro volti di quasi trentenni sorridono dai siti curdi con un´espressione che appare persino scanzonata. Eppure, Adnan e Hiwa sono considerati tra le firme più autorevoli del giornalismo local , sono membri del Sindacato degli Scrittori iraniani, sono militanti del Partito Democratico del Kurdistan che siede nell´Internazionale Socialista. La scorsa settimana il Tribunale della Rivoluzione di Sanandaj li ha condannati a morte per "attentato alla sicurezza dello Stato". I loro articoli di attualità politica e di ecologia , e la richiesta dell´autonomia ( non l´indipendenza !) della regione curda, peraltro promessa già da Komeini, sono risultati sufficienti a chiedere il prezzo delle loro giovani vite . "L´unica colpa di mio figlio è quella di essere curdo e di non sopportare le ingiustizie", dice la madre di Adnan Hassanpour, che aggiunge mesta "sono certa che non sopravviverò alla sua esecuzione"."Gli uomini liberi non possono e non devono accettare che, nel 21esimo secolo, intellettuali e giornalisti siano impiccati solo perché parlano di libertà e chiedono democrazia", dice fra le lacrime Hiro, la fidanzata di Hiwa Boutimar , studentessa di diciannove anni . E lancia un disperato appello a noi,qui in Occidente che ci colpisce al cuore.
Possiamo restare impassibili davanti a questo richiamo ai principi fondamentali dell´umanità? Possiamo non sentirci chiamati in causa come giornalisti, come militanti dei diritti umani, come democratici? Siamo o no il Paese il cui governo (e ne siamo orgogliosi) ha intrapreso la battaglia per ottenere l´abolizione della pena di morte presso l´ONU? Ci stiamo o no preparando per celebrare, tutti, istituzionalmente i sessanta anni dalla firma della Dichiarazione dei Diritti dell´Uomo?  Eppure, su queste due giovani vite di colleghi ,colpiti da una sentenza che non ha quasi precedenti nemmeno nella sanguinosa tradizione giuridica della Rivoluzione Islamica, è calato un cono d´ombra, un disinteresse dei media,delle associazioni e della politica, che richiede qualche riflessione.
Racconta,il collega Ahmad Rafat, che ha raccolto quelle dichiarazioni dei familiari, di aver provato un grave imbarazzo nel non avere niente da raccontare sulle reazioni italiane a quella condanna. Mentre a Londra si manifesta davanti all´ambasciata iraniana, a Parigi Le Monde e Reporters sans frontières alzano le loro autorevoli voci, e così in Spagna, in Germania e negli Usa, qui si muoveva solo la fanteria leggera di Information Safety and Freedom, Articolo21 e Nessuno Tocchi Caino. Perché quella distrazione? Non si può accettare che i principi umanitari fondamentali valgano solo per un´area ristretta e privilegiata del nostro mondo, riducendo il rapporto con il resto dell´umanità a un puro esercizio delle ragion di Stato, delle strategie politiche, degli interessi economici. L´attacco alla libertà di stampa nel mondo sta diventando sempre più violento, ad Est come ad Ovest. Sono centinaia i colleghi uccisi in questi ultimi anni nel mondo solo perché intendevano il proprio mestiere come un esercizio di verità e di libertà al servizio dei loro concittadini. E questa violenza ci ha toccati anche da vicino: da Ilaria Alpi ad Anna Politkovskaja, solo per ricordare due nomi.
Oggi Adnan e Hiwa sono due di noi. E sono scomodi. Sfuggono allo schema dominante dello scontro di civiltà : sono giornalisti, sono curdi, sono laici e persino socialisti. Dimostrano che dall´altra parte c´è chi ha il coraggio di sfidare la dittatura, l´integralismo in nome della libertà,della democrazia. Anche a rischio della vita. Forse dovremmo dare maggiore sostegno e visibilità a queste opposizioni liberali e democratiche che rischiano ogni giorno di essere cancellate in Medio Oriente dalla repressione dei dittatori e dalla nostra indifferenza.
Come direbbe qualcuno, abbiamo un lavoro da fare.


Quando il silenzio diventa complicità
perché
il mondo dei media italiani non si é ancora accorto che in iran sono stati condannati a morte due giornalisti curdi?
27 luglio 2007  
di Ahmad Rafat (membro dell'esecutivo dell'Information, Safety & Freedom)
"Sono sconcertato dall'assoluto disinteresse mostrato dai direttori di giornali e telegiornali italiani nei confronti degli accorati appelli che vengono dalla madre di Adnan Hassanpour e dalla moglie di Hiwa Boutimar, i due giornalisti curdi condannati a morte la scorsa settimana da un Tribunale della Rivoluzione iraniano", ha dichiarato Giuseppe Giulietti. "A chi legge queste righe, chiedo di immaginare come si sarebbero sentiti, la diciannovenne moglie di Hiwa o l'anziana madre di Adnan, se io avessi avuto il coraggio, parlando con loro al telefono, di raccontarle che quasi nessun giornale italiano ha speso una sola riga per dare la notizia della condanna a morte di due giornalisti curdi, per il solo fatto di essere giornalisti e curdi."  Giulietti ha ragione ad essere sconcertato. In un paese sensibile come lo è l'Italia, dove la campagna per la moratoria delle condanne alla pena capitale ha un seguito popolare, dove il governo si è assunto l'onere di portare questa campagna nelle istituzioni internazionali, tacere in modo organizzato sulla condanna di due giornalisti curdi dell'Iran, desta qualche ragionevole sospetto. Si tace su questo caso, perché sono laici e non islamici? Si ignora l'ingiusta condanna di Hiwa e Adnan perché curdi? Non si aderisce all'appello per salvarli dalla forca perché notoriamente di sinistra? Oppure, sono gli ottimi affari, anzi le eccellenti relazioni economiche con Teheran che offuscano le coscienze? Sono giorni che mi chiedo, cosa devo rispondere a Haj Kahnoum, la madre di Adnan, e a Hiro, la giovane moglie di Hiwa, la prossima volta che le sentirò al telefono e mi chiederanno cosa fa l'Italia e cosa fanno gli italiani, per strappare i loro figli dalle braccia del boia? La "brava gente" che ha protestato, giustamente, per la condanna a morte di Saddam Huseein, che ha manifestato, giustamente, contro la tortura dei prigionieri di Abu Ghraib, che ha mostrato sdegno, giustamente, per le dure condizioni imposte ai terroristi detenuti a Guantanamo, dove è andata a finire? Perché oggi tace? Perché oggi non si fa vedere? Perchè con questo silenzio assordante accetta di rendersi complice di un crimine cosi atroce?


IRAN: PARLA LA MOGLIE DEL GIORNALISTA CURDO, "CONDANNATO A MORTE PERCHE' CONTRARIO ALLE  INGIUSTIZIE" 
26 luglio 2007  
"Voglio credere che il giudice abbia commesso un errore, visto che nella sentenza di condanna a morte da lui emessa, mio marito Ë definito celibe, mentre siamo sposati da tre anni": si aggrappa a questa speranza Hiro, moglie appena 19enne del giornalista curdo Hiwa Boutimar, condannato a morte da un tribunale iraniano nei giorni scorsi. Raggiunta telefonicamente a Marivan, nel Kurdistan iraniano, la donna spiega all'ADN Kronos International di non potersi capacitare del fatto che, per la sola ragione di aver combattutto le ingiustizie solo con l'uso della parola, un uomo possa essere condannato a morte. Studentessa della facoltà di Matematica, Hiroassicura di non essere disposta a