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Il gusto intollerabile delle news sulla guerra
di Enrico Pulcini
22 ottobre 2001
Uno degli effetti
immediati della guerra è la generazione dell'audience.
Per dirla alla Stephen King, che giustifica in questo
modo il suo interesse per libri "orribili"
(dove va in scena il male) gli utenti (di un libro, di un
giornale, di una televisione, di un sito Internet), sono
un po' come quegli automobilisti in coda per un incidente
che, con l'avvicinamento al disastro, rallentano e
fissano il punto dell'incidente per scorgere il ferito,
la vittima, il sangue.
La guerra tira. C'è una televisione, la Cnn, che ha
sempre visto le sue sorti determinate dalla presenza, nel
pianeta, di conflitti estesi. Con la televisione globale,
capace di piazzare "occhi" laddove avvengono le
operazioni, il mondo si trasforma in un immenso colosseo
dove il pubblico assiste alla contesa come la plebe
assisteva alle lotte dei gladiatori.
Ma credo che lo spettacolo dell'informazione debba subire
delle limitazioni. Il morbo delleccitazione
mediatica generato dall11 settembre, dalle
operazioni militari, dalla possibilità di raccontare
attacchi, dal gusto di svelare il
funzionamento di armi segrete, ha portato troppo sangue
al cervello di molti giornalisti. E' etico produrre
informazione plasmata da questa eccitazione? No.
Abbiamo avuto a che fare con questo problema a Infocity
quando abbiamo trattato l'interessante ricerca
dellUniversità di Roma sul tam tam comunicativo
seguito all'11 settembre, oggetto dell'ultimo medialab
(articolo di primopiano). Quella piaggeria, sinuosa e
coinvolgente, che pervade i titoli di molti giornali,
fatta per attirare i lettori, si era insinuata anche tra
di noi.
Avevamo intitolato l'articolo in questo modo: "L'8
settembre? Meglio seguirlo in Tv".
Dieci minuti per far decantare l'articolo nella nostra
mente, poi il dubbio: "si può
sperimentare su circa 6.500 sofferenze
individuali solo per far alzare gli accessi? No. Abbiamo
ritenuto obbligatorio cambiare il titolo in "Guerra
dei Media: La televisione batte la Rete"
Insomma, Infocity si è rifiutata di accodarsi al
circomediatico che produce forum e sondaggi per chiedere
agli utenti qual è il loro gradimento dell'attacco alla
guerra o, magari (ancora non sappiamo se è stato fatto
questo sondaggio) qual è il loro grado di paura su un
possibile attacco chimico.
Se la narcosi mediatica è attiva, non alimentiamone gli
effetti, meglio non ingenerare confuzioni mentali negli
utenti.
Fonte:
Infocity
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