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  Turchia: Giornalista condannato a 15 MESi di carcere; giornale condannato a pesanti risarcimenti
Il 20 maggio l´ex editorialista del `Milli Gamete´, Hakan Albayrak è stato condannato a 15 mesi di carcere senza cauzione per "aver insultato la memoria di Ataturk", fondatore della Repubblica turca. Lo stesso giorno il quotidiano `Vakit´ è stato condannato a pagare l´equivalente di € 500.000 per aver diffamato ben 312 generali dell´esercito turco

05.06.04 - Hakan Albayrak è stato trasferito, subito dopo la sentenza, nel famigerato carcere di Kalecik, dopo essere stato ritenuto colpevole per aver insultato la memoria di Ataturk secondo la legge del 1951 sui crimini contro Ataturk. L´articolo 1 della suddetta legge prevede da uno a tre anni di reclusione per "insulti". L´articolo 2 prevede una pena doppia se tali insulti sono commessi a mezzo stampa. L´editoriale"incriminato", pubblicato nel 2000, criticava il fatto che fossero state recitate alcune preghiere al funerale di Mina Urgan, una scrittrice atea, paragonando il suo funerale a quello di Ataturk. L´articolo concludeva così: "Pasha Mustafa Kemal fu sepolto senza preghiere? Né lo stato né la società sembrano prendere in considerazione tale eventualità al momento". Il giorno stesso della sentenza contro Albayrak, una corte condannava Nui Aykon, il proprietario del quotidiano `Vaikit´, insieme al capo redattore Harum Aksoy e al giornalista Mehmet Dogan a pagare circa € 500.000 ai 312 generali dell´esercito turco. Dogan è l´autore di un articolo apparso nell´edizione del 25 agosto 2003 intitolato "La nazione nella quale un soldato che non merita di essere un sergente viene nominato generale". L´articolo, firmato con uno pseudonimo, denunciava l´incompetenza dei più alti funzionari dell´esercito pur non menzionandone nessuno in particolare. A tutti i generali che avevano intentato una causa per diffamazione è stato riconosciuto un risarcimento. L´avvocato difensore del quotidiano, Haci Ali Ozhan ha definito la sentenza pericolosa affermando che il vero pericolo è che essa potrebbe influire pesantemente sulla giurisprudenza. Il quotidiano ha già deciso di ricorrere in appello.
Background
La riforma legislativa adottata dalla Turchia in vista dell´appartenenza all´Unione Europea, in pratica, non ha apportato miglioramenti significativi per ciò che riguarda la libertà di stampa. I giornalisti che criticano le istituzioni governative o toccano argomenti scottanti, come la questione curda oppure il ruolo dell´esercito nella vita politica del paese, sono dapprima censurati, in seguito portati davanti ad una corte ed infine condannati a pesanti condanne. Quattro giornalisti sono attualmente in prigione per aver svolto il loro lavoro.

Kosovo: l´International Federation of Journalists condanna l´atteggiamento dell´OSCE e del governo provvisorio

06.06.04 - La Federazione Internazionale dei Giornalisti ha confermato il suo appoggio all´Associazione Professionale dei Giornalisti del Kosovo nella loro protesta per il rapporto pubblicato dall´OSCE, l´Organizzazione per la Sicurezza e la Co-operazione in Europa, insieme alla Commissione temporanea per i giornalisti in Kosovo che accusava i media di aver incitato le tensione tra le comunità serbe e albanesi che hanno causato numerosi morti e violenti scontri. Il dossier rivela numerosi errori, soprattutto nel controllare i fatti e procurare un quadro completo ed equilibrato della situazione, nelle cronache di un incidente che ha coinvolto dei bambini; il reportage però non convince e non apporta prove concrete alle accuse di distorsione sistematica delle notizie e d´incitamento alla violenza. "Sembra che i politici stiano organizzando le azioni che sono alla radice di questa violenza" ha detto Aidan White, segretario generale dell´IFJ, durante il congresso mondiale che si è tenuto ad Atene alla fine di maggio, "i giornalisti dovrebbero essere preparati a riconoscere i loro sbagli e a prendere misure per migliorare le loro prestazioni, ma questo non giustifica la condanna dei media per violenze che hanno origine altrove". Ha aggiunto White: "lo scopo è quello di distogliere l´attenzione dalla realtà politica dell´Osce e del governo provvisorio dell´Onu in Kosovo".  White ha inoltre affermato che l´Ufficio per la libertà dei media dell´ Osce, sottoscrivendo il reportage, rischia di provocare gravi danni alle centinaia di cause di giornalisti che lottano per la libertà di stampa.  "I giornalisti nella Bielorussia, nell´Azerbaijan, nell´Ucraina e nel Kazakistan sono continuamente condannati e ritenuti responsabili da parte di regimi autoritari che cercano capri espiatori per le loro politiche fallimentari. Questi regimi possono essere confortati dal vedere che l´Osce appoggia il loro operato nei confronti di alcuni giornalisti considerati come "irresponsabili"." L´IFJ infine ha comunque accolto favorevolmente l´impegno di Miklos Haraszti, il nuovo rappresentante dell´Osce, di riallacciare i dialoghi con la comunità dei giornalisti e in particolare di sostenere l´autoregolazione in Kosovo, ma il suo ruolo principale dovrebbe essere sempre quello di occuparsi dei tentativi di oppressione della libertà di stampa invece di fornire accuse per chi cerca di ostacolare la stampa o i giornalisti quando questi non seguono gli interessi politici.

Cecenia: cameraman ucciso
Fonte: Committee to Protect Journalists (CPJ), New York

13.05.04 - Adlan Khasanov, 33 anni, un cameraman dell’agenzia britannica Reuters, è rimasto ucciso nell'attentato allo stadio Dynamo di Grozny durante le celebrazioni dell’aniversario della vittoria russa sul nazismo del 1945. Il giovane operatore era rimasto gravemente ferito alla testa e subito trasportato all’ospedale. L’ordigno piazzato allo stadio ha ucciso almeno sei persone, compreso il presidente filo-russo Akhmad Kadryiov, ed alcuni alti ufficiali dell’esercito.  “Siamo profondamente scioccati e affranti per la perdita del nostro collega”, ha dichiarato Ann Cooper, direttore del CPJ.  "La morte di Adlan Khasanov  ricorda quanto gravi sono i rischi che i giornalisti corrono quotidianamente nel  seguire il conflitto in Cecenia”.  Khasanov aveva lavorato come fotoreporter e cameraman all’ufficio di Mosca dell’agenzia Reuters sin dal 1990, per poi seguire la seconda guerra cecena ripresa  dalla Russia nel 1999 , ed aveva più volte percorso a piedi grandi distanze fra le montagne, fino ai confini con la Georgia,  per  recapitare all’agenzia foto e filmati del conflitto.

Georgia: giornalisti malmenati ad una manifestazione pacifica dell’opposizione
Fonte: Committee to Protect Journalists (CPJ), New York

07.05.04 - Il CPJ ha condannato l’aggressione subìta dai giornalisti che stavano seguendo una manifestazione politica dell’opposizione nella città di Batumi, Repubblica autonoma di Ajaria nel sud della Georgia. Secondo la testimonianza di Alexi Tvaradze, un cameraman dell’emittente televisiva indipendente Rustavi –2, diversi agenti di polizia lo avrebbero colpito con manganelli per poi confiscargli la cassetta con il filmato della manifestazione. Uno degli agenti ha provato a prendergli anche la macchina fotografica che però, come ha raccontato l’operatore al CPJ, “è riuscito a trattenere”. Tvaradze è rimasto ferito non gravemente ed è già ritornato al lavoro. La polizia di Ajarian ha percosso anche altri due giornalisti, rispettivamente capo redattore e cronista del settimanale “Batumelebi”, Eteri Turadzee e Lela Umbadze, oltre a Natia Oidze, corrispondente dell’Agenzia di stampa Inter Press, un organizzazione internazionale non governativa di media e giornalisti. All’inizio di marzo, gli agenti del corpo speciale di polizia avevano aggredito Vakhstang Komakhidze, telecronista di un programma giornalistico intitolato “60 minuti” dell’emittente Rustavi-2, mentre si trovava al check point all’uscita di Batumi, dopo aver svolto, per l’appunto, un’inchiesta di due settimane sulla corruzione del leader georgiano e famiglia.

AZERBAIJAN: Lettera al presidente AZERO Ilham Aliyev per far cessare le pressioni sul quotidiano 'Tezadlar'
SOURCE: International Press Institute (IPI), Vienna.

09.05.04 - Più di 400 cause civili negli ultimi anni e quasi tutte intentate da funzionari del governo; conti bancari congelati nel 2003 e l’obbligo di far monitorare tutti i profitti da un ufficiale di governo: queste sono solo alcune della pressioni economiche e legali che il quotidiano 'Tezadlar' subisce ormai da diversi anni e a cui l’IPI sta cercando di porre fine. Ogni genere di accusa è stata rivolta al giornale: nel 2000 un consigliere del presidente, aveva accusato il capo redattore Asif Merzili di diffamazione e nel 2002 uno dei reporter del quotidiano è stato multato per aver criticato la linea di governo. L’IPI ha scritto una lettera al presidente Aliyev dove ha ricordato, oltre alla sentenza del 14 maggio 1999 della Corte Suprema che stabilisce che condannare i giornalisti per le critiche al governo è illegale e non è coerente con gli standard internazionali sulla libertà di stampa, che il 24 novembre 2003, dopo che le rappresentanze dell’OSCE e del Consiglio Europeo avevano incontrato il capo della Corte Suprema dell’Azerbaijan, lo stesso aveva promesso di eliminare le restrizioni imposte al quotidiano entro marzo 2004. Nonostante le rassicurazioni, al quotidiano non è pervenuta nessuna decisione da parte del governo. L’IPI chiede inoltre al presidente di fare tutto ciò che è in suo potere per permettere al quotidiano di riprendere le pubblicazioni senza ulteriori complicazioni e per assicurare ai giornalisti in Azerbaijan le condizioni per condurre la loro professione senza la paura di intimidazioni perché “ognuno ha il diritto di cercare, ricevere e comunicare informazioni e idee attraverso i media e senza frontiere”, come stabilisce l’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, principio che anche le autorità del paese devono rispettare.

MOLDAVIA: il parlamento abolisce l’articolo 170 sulla diffamazione dal codice penale
Fonte: Committee to Protect Journalists (CPJ), New York.

29.04.04 - E' indubbiamente importante la decisione del Parlamento moldavo di rimuovere l’articolo 170 dal codice penale, articolo che stabiliva una pena detentiva fino a 5 anni per il reato di diffamazione. Il presidente moldavo Vladimir Voronin ha portato avanti l’iniziativa da marzo, dopo che alcuni rappresentanti europei avevano invitato i paesi che facevano parte dell’ex blocco sovietico ad abolire il reato di diffamazione. La proposta è stata approvata all’unanimità nella sessione parlamentare del 22 aprile scorso. Le organizzazioni giornalistiche e i giornalisti locali hanno accolto favorevolmente il provvedimento ma hanno evidenziato la necessità di modificare anche il codice civile: i giornalisti infatti possono ancora essere soggetti a sanzioni molto onerose anche se le informazioni pubblicate sono effettivamente corrette. Angela Sirbu, direttore del Centro per il Giornalismo Indipendente, un’organizzazione non governativa che ha sede nella capitale Chisinau, sostiene che i giornalisti sono a rischio di sanzioni pecuniarie previste dal codice civile per scrivere o diffondere qualsiasi cosa che insulti l’onore e la dignità della persona. I nuovi codici che il parlamento moldavo ha approvato nel gennaio 2003, quello civile e quello penale, sono stati visti come tentativi da parte del governo di controllare le critiche della stampa.

BIELORUSSIA : ANCORA ATTACCHI ALLA LIBERTA’ DI STAMPA

27.04.04 - A Grodno, una città vicina al confine polacco, la polizia ha ostacolato la stampa del settimanale
indipendente “Den” confiscando senza motivo tutte le copie che si trovavano in circolazione. Markevich, capo redattore del giornale ha affermato che, da quando è stato accusato e punito per aver incolpato in un suo articolo il presidente Alexander Lukashenko per la scomparsa di alcuni oppositori politici, le autorità polacche gli hanno improvvisamente negato il diritto di pubblicare i suoi giornali a Grondo e hanno cominciato a perseguitarlo in ogni modo.

Turchia: scrittore sotto inchiesta per aver recitato una poesia
Fonte: Ozgur Politica

27.04.04 - Lo scrittore Ömer Dilsoz (Demir), è stato posto sotto inchiesta perché nella sua poesia 'Dimeşim' (Cammino), letta il primo settembre 2003 in occasione della Giornata Mondiale per la Pace Pace avvenuta allo stadio cittadino di Hakkari, aveva usato la parola kurda “Roj (Sole)”, evidente riferimento al leader del popolo kurdo Abdullah Ocalan Le forze di sicurezza della città avevano ripreso con le telecamere tutta la festa, anche mentre lui recitava la poesia.
'Ez dimeşım nawestim - cammino senza stancarmi
dengê pîyan her cîhekî - da ogni parte il rumore dei nostri passi
dimeşim rêa rojê da - cammino sulla strada del sole'
“Non si puo accettare che venga negato il diritto a recitare una poesia in lingua kurda, soprattutto in questa fase di candidatura della Turchia all’UE. In questo paese ancora c’è paura per una poesia. Non dimentichiamo però che proprio Tayyip Erdogan era stato processato perché aveva recitato una poesia, mentre adesso è primo ministro, quindi non c’è nulla di cui avere paura. Secondo me sono stato inquisito perché la poesia era in kurdo." ha detto il poeta.

KAZAKHSTAN: UN PASSO AVANTI VERSO LA LIBERTA’ DI STAMPA, IL PRESIDENTE NAZARBAYEV PONE IL VETO ALLA LEGGE SUI MEDIA
Fonte: International Press Institute (IPI)

26.04.04 - Segnali positivi dal Kazakhstan. Nella dichiarazione di apertura dell’Eurasian Media Forum, il 22 aprile, il presidente kazakho Nursultan Nazarbayev ha annunciato che non ratificherà, così come si presenta nella forma attuale, la legge sui media approvata dal Parlamento il 18 marzo scorso. La normativa, se definitivamente accolta, avrebbe comportato un forte incremento dell’influenza governativa sulla stampa, conferendo un’ampia discrezionalità nel censurare le dichiarazioni e nel rafforzare i controlli sulle registrazioni delle testate. “Considerando gli aspetti legali della situazione e le opinioni sia della collettività che dei giornalisti – ha dichiarato Nazarbajev – ho deciso di non oppormi alla decisione della Corte Costituzionale di rigettare la normativa”. Il veto del presidente kazakho è stato ovviamente ben accolto da organizzazioni dei media e gruppi in difesa dei diritti umani, perché sembra un deciso passo avanti verso una maggiore libertà di stampa dopo mesi di dibattito sull’impatto della legge. Nei mesi scorsi l’International Press Institute (IPI) ha condotto una dettagliata analisi della normativa, concludendo che nella forma attuale avrebbe violato gli standard internazionali sulla libera espressione, compreso l’Articolo 19 della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, ratificata dal Kazakhstan nel dicembre 2003. La legge rappresentava, secondo l’IPI, niente più che un preciso tentativo del governo di intimidire i media. Resta da vedere la nuova forma che assumerà.
per approfondimenti:
Indagine dell'International Press Institute sulla nuova "Legge della Repubblica del Kazakhstan concernente i mass media"

Brutale attacco ai giornalisti in Armenia

17.04.04 - L’International Federation of Journalists ha condannato il brutale attacco che ha visto ancora una volta protagonisti i giornalisti mentre questi stavano seguendo una manifestazione dell’opposizione a Yerevan, Armenia. Lo scorso 5 aprile, i cameramen dell’emittente televisiva pubblica e quelli delle tre società private, Kentron e HY (Noyan Tapan) e Shant, e alcuni giornalisti dei quotidiani Aravot e Aykakan Zhamanak sono stati aggrediti da individui, in abiti civili, non ancora identificati mentre stavano seguendo una manifestazione organizzata dal partito d’opposizione, National Unity. I filmati e le attrezzature fotografiche sono state distrutte e molti dei fotoreporter hanno riportato ferite. Quanto accaduto risulta ancora più grave se si considera il fatto che alla manifestazione erano presenti numerosi agenti di polizia, i quali non hanno mosso neanche un dito in loro difesa. “Un tale atteggiamento è assolutamente inaccettabile,” ha dichiarato Aidan White, segretario generale dell’IFJ. “ La polizia è deputata alla difesa dei civili che si trovino in pericolo, ed è proprio per tale mancanza che questa deve rispondere”. Gli aggressori hanno ferito Anna Israelian, del quotidiano Aravot, Onik Grigorian, fotografo per un sito web giornalistico nazionale, Hetq ondine, e Tigran Babaian, cameraman dell’emittente privata Kentron TV. Il governo ha l’obbligo di contrastare questa ondata intimidatoria che ha investito l’informazione e di rispondere per quanto accaduto.

MOLDAVIA:  GIORNALISTI IN SCIOPERO DELLA FAME PER L’INTERRUZIONE DEI PROGRAMMI DI ANTENNA C ED EURO TV

09.04.04 - L’IJC, (Indipendent Journalism Centre), il centro ”Acces-info” e l’Associazione di Stampa Elettronica “APEL”, stanno manifestando la loro solidarietà con i giornalisti delle emittenti municipali Antenna C ed Euro TV, i quali hanno indetto uno sciopero della fame per protestare contro l’interruzione delle trasmissioni. Decisione presa in modo iniquo e incostituzionale dal consiglio direttivo del coordinamento di radio e telediffusione, Broadcasting Coordinating Council, (CCA). L’inerzia dei membri del suddetto consiglio e del consiglio municipale, le trappole burocratiche e la totale indifferenza nei confronti dei giornalisti dimostrata in questo caso, non fa che confermare l’opinione espressa dalla maggior parte delle organizzazioni di media e di protezione dei diritti umani, nonché dall’OSCE e del Consiglio d’Europa, sul fatto che i problemi emersi in relazione agli interventi di modifica di Antenna C ed Euro TV, avrebbero dovuto e potuto essere risolti senza l’interruzione dei programmi, senza privare l’utenza radio televisiva delle loro emittenti preferite e di fonti d’informazione alternative, e senza privare gli stessi giornalisti della loro ragione di vita e del loro sostentamento. I giornalisti di Antenna C e di EURO TV sono giunti fino a quest’ultima forma di protesta che può avere serie conseguenze per la loro salute, spinti dall’iniquità del trattamento subito, dalla mancanza di fiducia nelle autorità e dal motivato scetticismo nei confronti del sistema legislativo della Repubblica della Moldavia.

MONTENEGRO: NUOVO PROGETTO DI LEGGE SULLA LIBERTA' DI INFORMAZIONE
FONTE: Article 19, London

06.04.04 - Da una recente analisi dell’associazione Article 19 è emersa l’inefficacia del recente progetto di legge redatto dal governo del Montenegro con lo scopo di salvaguardare il libero accesso alle informazioni. Il progetto di legge prevede una serie di cambiamenti, inclusi il diritto di pubblicare e la tutela degli individui che esprimono dei punti di vista e delle opinioni contrarie al regime. Ma tale programma risulta essere vago e superficiale nell’identificare quali siano le azioni che devono essere regolate dalla legge, in quanto tendenti a limitare la libertà d’informazione, e chi debba essere tutelato. L’applicazione di tale legge può quindi portare ad interpretazioni soggettive e ad un graduale peggioramento della situazione interna. Per tutte queste motivazioni Article 19 si è mostrato molto preoccupato è si sta attivato affinché i provvedimenti contenuti nel progetto di legge diventino più chiari ed efficaci.

UZBEKISTAN: continue pressioni verso il giornalista Ruslan Sharipov
Fonte: World Association of Newspapers (WAN), Paris

05.04.04 - L’Associazione Mondiale dei Quotidiani sostiene che le autorità uzbeche stiano continuando a fare pressioni contro il giornalista Ruslan Sharipov e teme che la polizia intenda trasferirlo di nuovo in un carcere di massima sicurezza dopo che aveva ottenuto gli arresti domiciliari il 13 marzo scorso. Sharipov, vincitore della Penna D’Oro per la Libertà, è stato accusato nell’agosto 2003 di ”comportamenti omosessuali” e “rapporti sessuali con minori”, anche se si pensa che queste accuse siano a sfondo politico e costituiscano un tentativo di farlo tacere. Sharipov aveva infatti denunciato la corruzione della polizia e l’abuso dei diritti umani in Uzbekistan. Secondo la legge uzbeca la commutazione della pena detentiva in arresti domiciliari diventa automatica dopo che è trascorso un quarto della pena, ma il detenuto può essere ritrasferito in prigione per una qualsiasi violazione. Fonti locali affermano che Sharipov è stato privato dei suoi diritti umani e della possibilità di riprendere la sua attività giornalistica in cambio di un possibile rilascio in anticipo: esiste infatti l’eventualità che venga rilasciato l’11 giugno prossimo. Attualmente la WAN sta conducendo una campagna internazionale per liberare Sharipov e ha chiesto nuovamente al presidente uzbeco Islom Karimov di rilasciare immediatamente e senza condizioni il giornalista. L’associazione ha inoltre invitato a partecipare al Congresso Mondiale dei Quotidiani e degli Editori il 1 giugno a Instambul per ritirare il premio. Sharipov ha risposto che sarà liberato l’11 giugno e che comunque non gli sarà permesso di arrivare in Turchia. “Abbiamo suggerito alle autorità uzbeche di permettere a Sharipov di venire al Congresso; la sua assenza sarebbe solo un ulteriore prova della violazione dei diritti umani da parte del governo uzbeco”, ha dichiarato il direttore generale dell’associazione francese Timothy Balding.  

L’IFJ chiede che venga rivista urgentemente la politica sull’informazione dell’Est Europeo

03.04.04 - L’International Federation of Journalists (IFJ) ha dichiarato che il progresso disordinato che sta riguardando i servizi pubblici d’informazione in alcuni paesi del sud-est europeo starebbero danneggiando profondamente i diritti dei giornalisti e il futuro della qualità dell’informazione democratica nella regione.” L’IFJ ha dichiarato che un nuovo rapporto sui mass media pubblicato dal Pact for South Europe conferma la profonda crisi per il servizio d’informazione pubblica nella regione. “Attraverso i Balcani e all’interno dei nuovi paesi aderenti alla Comunità Europea, l’informazione pubblica si trova sotto intollerabili pressioni,” ha dichiarato Aidan White, segretario generale dell’IFJ. “Il panorama mediatico è sconvolto da una inadeguata legislazione, volta al soddisfacimento delle esigenze politiche, che sta abbassando gli standard.” L’IFJ sostiene che i recenti problemi di finanziamento della televisione pubblica nella Repubblica Ceca e in Ungheria e il licenziamento di tre direttori generali del servizio pubblico avvenuto in Bulgaria, Moldavia e Serbia negli ultimi due mesi sono sintomi di un profondo malessere causato dal fallimento del tentativo di creare un sistema d’informazione realmente indipendente.  I problemi in Serbia continuano a causa dei contrasti riguardanti la composizione del Broadcasting Council, mentre RTV Moldova sta cercando di resistere alla destrutturazione determinata da una nuova legge. In Bosnia- Herzegovina il nuovo disegno di legge riguardante l’informazione pubblica, presentato dal governo, è stato respinto dai commissari internazionali. Nello stesso tempo l’IFJ ritiene che le condizioni lavorative sia dei giornalisti che dell’intero staff stiano peggiorando. Solo per fare un esempio, gli impiegati di Radio and Television Montenegro (RTCG) hanno richiesto un incontro con il portavoce del Parlamento e con il Primo Ministro riguardo i problemi finanziari, che hanno determinato la diminuzione dei salari. “C’è l’urgente necessità per una revisione completa della politica regionale che miri a risolvere problemi di importanza nazionale.” L’IFJ, nel 2002, ha lanciato una campagna per il servizio pubblico d’informazione nel centro e nell’est Europeo. Nonostante in molti paesi la transizione da un servizio controllato dallo Stato ad uno pubblico sia cominciato molti anni fa, i politici tentano ancora di influenzare il contenuto degli editoriali.

TURCHIA : ASSALITI GIORNALISTI

02.04.04 – Subito dopo la chiusura dei seggi elettorali, alcuni attivisti appartenenti al partito democratico curdo (DEHAP), si sono raggruppati nel cortile di una casa nei dintorni di Diyarbakir per protestare circa la manipolazione delle elezioni operata dalla polizia. Per far tacere i dimostranti la polizia ha inviato subito una pattuglia sul posto con lo scopo di sciogliere immediatamente la protesta. I giornalisti che si trovavano sul luogo della manifestazione (i cineoperatori Hakim Cetiner e Dicle Haber Ajansi, il giornalista di un famoso show televisivo Saban Boz, i giornalisti Besir Ariz, Faysal Karadeniz, Ahmet Bulut e Bayram Bulut, il reporter di DIHA Bahire Karatas) furono subito presi di mira dalla polizia che ha arrecato loro maltrattamenti talmente gravi da costringerli tutti ad essere ricoverati in ospedale d’urgenza. Naturalmente tutto il materiale appartenente ai giornalisti (macchine fotografiche e video) è stato distrutto dalla polizia.

Belgio: I giornalisti accolgono con favore la nuova legge sulla tutela delle fonti mostrando perplessità sulle eccezioni

01.04.04 - L’Internatinal Federation of Journalists ed il suo organo regionale, l’European Federation of Journalists, hanno accolto con favore i passi in avanti fatti dal Belgio per adottare una legge che protegga le fonti giornalistiche, temendo tuttavia che le eccezioni previste operino a discapito dei giornalisti. ”Questo è un importante passo avanti,” ha dichiarato Aidan White , segretario generale dell’IFJ e dell’EFJ. “Certamente, il raid della polizia all’interno dell’abitazione e dell’ufficio di Bruxelles di un reporter della scorsa settimana ha dato una forte spinta all’adozione di tale legge. L’atteggiamento della polizia contro Hans- Martin Tillack, reporter della rivista tedesca Stern, ha suscitato risentimento tra gli addetti stampa locali, sollevando il timore di nuove pressioni politiche sui giornalisti. Il giornalista, che si è occupato a lungo della corruzione all’interno dei circoli dell’Unione Europea, è stato oggetto di ritorsioni in seguito alla richiesta fatta alle autorità locali dall’OLAF- l’unità europea che si occupa di sanzionare gli imbrogli. I giornalisti hanno generalmente accolto con favore l’adozione unanime del disegno di legge sulla protezione delle fonti del 24 marzo, pur temendo per le eccezioni previste in caso di temi concernenti la sicurezza di stato, la famiglia reale e lo spionaggio. “Dobbiamo assicurare che il principio di protezione delle fonti venga difeso quanto più possibile,” ha dichiarato White. “ E mentre capiamo la necessità di eccezioni per quanto riguarda la sicurezza nazionale ed il benessere pubblico, riteniamo che le eccezioni politiche siano un’altra cosa. Tuttavia, le autorità non potranno ignorare ancora a lungo il principio di protezione delle fonti.” L’unione dei giornalisti, la Belgian Association for Professional Journalists (AGJPB/AVBB), ha invitato il Parlamento e il Senato ad eliminare le eccezioni di tipo politico in occasione delle prossime deliberazioni. Negli ultimi anni gli attacchi alla riservatezza delle fonti hanno avuto luogo in Belgio più che in ogni altro paese dell’ovest Europeo. Non essendoci ancora disposizioni legali per la protezione delle fonti, alcuni casi sono stati portati davanti alla Corte Europea per i Diritti Umani di Strasburgo.

Serbia e Montenegro: Tragedia sfiorata a Belgrado, rimossa bomba innescata sotto l’auto di una stazione radiotelevisiva indipendente
Fonte: ANEM (Association of Independent Electronic Media)

31.03.04 - Sale la tensione a Belgrado. Lo scorso 27 marzo un gruppo di giornalisti della stazione radiotelevisiva B92 – di ritorno dal Kosovo – ha trovato un ordigno esplosivo innescato sotto la propria auto parcheggiata in un’area di sosta nella città di Raska. Per fortuna, la bomba è stata individuata in tempo e quindi rimossa evitando così una tragedia certa. E’ l’ANEM che denuncia l’agguato, l’Associazione di Testate Elettroniche Indipendenti in Serbia e Montenegro, che raccoglie 32 emittenti tra radio e televisioni. B92 è proprio una testata che fa parte del circuito. “Un attentato di questo genere – commenta l’ANEM – non è rivolto solo contro B92, vuole colpire proprio l’intero giornalismo professionale e competente attivo in Serbia. In più, bisogna sottolineare che la macchina era parcheggiata a soli 20 metri dalla sede della locale stazione di polizia, e questo è indicativo del grave messaggio di sfida che qualcuno ha voluto lanciare”. ANEM ha offerto immediatamente tutto il suo supporto ai colleghi del B92, facendo pressione sull’autorità per avviare quanto prima indagini mirate. Garantire ai giornalisti condizioni di lavoro sicure è, in Serbia come ovunque, una delle condizioni di base per la continua evoluzione democratica della società.

TURKMENISTAN: RILASCIATI GIORNALISTI, MA NON POTRANNO PIU’ LAVORARE
FONTE : Committee to Protect Journalists New York.

30.03.04 – Il direttore esecutivo del CPJ Anne Cooper ha manifestato tutta la sua preoccupazione per le condizioni in cui sono costretti a lavorare i giornalisti in Turkmeinstan; preoccupazione confermata dal recente caso riguardante la liberazione di Rakhim Esenov e Ashyrguly Bayrvev , due giornalisti che lavoravano per Radio Free Europe e Radio Liberty costretti a rinunciare per sempre al loro lavoro in cambio del loro rilascio. Rakhim Esenov, arrestato il 26 febbraio con l’accusa di “aver istigato l’odio fra religioni” con un suo articolo,è stato rilasciato il 10 marzo. Ashyrguly Bayrvev, arrestato il 1 marzo per un accusa ancora oggi sconosciuta, è stato rilasciato il 13 marzo. Per porre un freno a questa situazione il CPJ ha anche espressamente richiesto al governo turkmeno di porre fine alle continue manipolazioni, pressioni e interferenze condotte nei confronti dei giornalisti che hanno il diritto di svolgere liberamente e senza pressioni la loro professione.

SERBIA: il direttore di Radio Televisione Serbia si dimette ed è il governo a nominare il sostituto

25.03.04 - L’Associazione dei Media Elettronici Indipendenti (ANEM) ha espresso tutta la sua preoccupazione per il modo in cui è stato nominato il nuovo direttore di Radio Televisione Serbia (RTS). Il governo ha annunciato le dimissioni di Aleksandar Crkvenjakov e ha chiamato Aleksandadr Tijanic a ricoprire il ruolo di direttore generale di RTS. Senza entrare nel merito delle decisioni governative per le soluzioni che riguardano il personale e senza discutere della credibilità e della professionalità del nuovo membro, l’ANEM sostiene che il problema stia nel fatto che il consiglio non sta funzionando, e soprattutto che sia stata violata la legge durante l’elezione di Tijanic. Soltanto un consiglio eletto legalmente terrà conto dell’eventualità della nomina di un nuovo comitato amministrativo, che sarebbe poi autorizzato a nominare o sostituire il direttore generale. Dal 1991 la vecchia legge sulla Radio Televisione Serba non è più in vigore, la nuova non viene applicata e la decisione del governo di invocare una nuova legge sulle compagnie statali è stata considerata una mossa senza scrupoli. Secondo l’ANEM soltanto risolvendo questi problemi si potranno creare le condizioni per trasformare RTS in un servizio pubblico. Infine, ha sostenuto l’ANEM, il rapporto attuale tra i mezzi di radiodiffusione e il governo dipenderà solamente dalla disponibilità da parte di quest’ultimo di correggere gli sbagli commessi in precedenza.

Belgio: trattenuto dalla polizia giornalista che ha indagato sulla base di documenti confidenziali. In via di approvazione in Parlamento una legge sul rapporto tra attività d’informazione e tutela delle fonti

24.03.04 - Torna in primo piano la questione ‘tutela delle fonti giornalistiche’, questa volta è il Belgio sotto accusa. Hans Martin Tillack, noto corrispondente dell’edizione belga del settimanale tedesco “Stern” lo scorso 19 marzo è stato trattenuto per dieci ore dalle forze dell’ordine di Bruxelles, che hanno perquisito l’abitazione del giornalista e subito dopo la redazione. Secondo quanto riporta l’International Federation of Journalists (IFJ), il raid è stato ordinato da un giudice belga per conto dell’European AntiFraud Office (OLAF), organismo istituito presso la Commissione Europea per la lotta alla corruzione e alla cattiva amministrazione degli affari. All’origine della reazione dell’OLAF ci sarebbe un articolo di Tillack su affari poco chiari che vedrebbero coinvolto il Parlamento europeo, affari su cui Tillack avrebbe fatto luce in base a documenti confidenziali. Quello che lascia perplessi è che l’episodio si sia verificato proprio nel momento in cui la Camera dei Deputati belga sta per discutere un progetto di legge sulla protezione delle fonti giornalistiche, che sarà messo ai voti la prossima settimana in Commissione Giustizia. “Sembra proprio – ha commentato Aidan White, segretario generale dell’IFJ – che l’intento fosse quello di sapere e svelare dove Tillack ha preso le informazioni e con chi ha parlato”. Lo scorso anno, di fronte ad un caso simile (Ernst and Others versus Belgium), la Corte Europea per i Diritti Umani a Strasburgo votò decisamente a favore della protezione delle fonti, stabilendo che in caso contrario si assiste alla violazione dell’articolo 10 della Convenzione sui Diritti Umani, quello relativo alla libertà di espressione. “Ci auguriamo – ha proseguito White – che il Parlamento belga, in linea con l’orientamento europeo, proibisca intimidazioni come quella contro Tillack e tante altre, che contrastano con il diritto fondamentale dei giornalisti di informare con la piena libertà”.

 
 

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