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La
Fnsi, sulle violazioni alla libertà d'informazione al
G8, accusa: 16 giornalisti feriti, grave devastazione del
media center del Gsf, pettorine "clonate" dalla
polizia
di
Angelo Mastrandea
23 luglio
2001
Con sedici
giornalisti regolarmente accreditati, dunque con tanto di
pettorina gialla che ne consentiva il riconoscimento, e
altrettanto regolarmente malmenati e finiti in ospedale,
era inevitabile che un incontro alla Federazione
nazionale della stampa si trasformasse in un dibattito
sulle giornate di Genova. Anche se l'occasione era la
presentazione, ieri mattina a Roma, di un "Libro
bianco sul lavoro nero" nelle redazioni. L'unico a
non averlo capito, almeno a stare al tono delle
dichiarazioni, e nonostante le testimonianze dirette
portate da alcuni giornalisti, è stato il ministro delle
comunicazioni Maurizio Gasparri. Arrivato in ritardo, il
ministro si è perso le denunce del segretario della Fnsi
Paolo Serventi Longhi e del presidente dell'associazione
della stampa genovese Marcello Zinola ("C'è stata
una limitazione della democrazia per tutti, non solo per
i giornalisti"). E sui fatti di Genova si è
limitato a dire che "fare informazione in quelle
condizioni è rischioso", e dunque va da sé che si
può rimediare anche qualche manganellata o magari finire
in ospedale o addirittura in carcere, come è capitato a
un cronista de Il Resto del Carlino.
Ad attaccare duramente il governo era stato, poco prima,
il responsabile per le comunicazioni dei Ds Beppe
Giulietti, che aveva chiesto una "par condicio delle
parole e delle responsabilità". Cioé, "non si
può urlare per anni che in Italia c'è un regime e poi
sospendere i diritti costituzionali per una notte".
E ancora, "non si possono liberalizzare le reti e
militarizzarne i contenuti", ed "essere
garantisti a giorni alterni". Anche perché tra le
fila della maggioranza vi sono personaggi con pendenze
penali molto più gravi di quelle di qualche manifestante
antiG8. Giulietti ha poi difeso il portavoce del Genoa
social forum Vittorio Agnoletto, che "ha la
fedina penale più pulita rispetto ad altri" che lo
accusano. Dunque, l'esponente dell'opposizione ha chiesto
l'istituzione di un "comitato per la
trasparenza", soprattutto per sapere cosa è
accaduto sabato notte all'interno del media center
del Gsf.
Ma, a voler capire cosa è accaduto quella notte (ma
anche durante gli scontri) è anche, e soprattutto, il
sindacato dei giornalisti. Tanto che Serventi Longhi si
è attirato le critiche dell'informazione di destra per
la sua partecipazione ("a titolo personale",
precisa) al corteo promosso dal Gsf l'altro ieri a
Roma. D'altronde, non sarà mica un caso se alla
federazione stanno arrivando proteste da parte di
giornalisti di ogni parte del mondo. Altri motivi di
irritazione per il segretario della Fnsi, quei poliziotti
con le pettorine gialle "clonate"
("avevamo avuto una richiesta ufficiale dai
comandanti di polizia e carabinieri, ma abbiamo risposto
di no perché ognuno deve fare il proprio mestiere")
e quella richiesta che i giornalisti potessero
liberamente circolare all'interno della zona rossa e di
quella gialla, inoltrata al ministro dell'interno Claudio
Scajola, e che non ha ricevuto alcuna risposta. E così,
i video circolati nonostante i sequestri al media
center del Gsf mostrano un poliziotto "in
giallo" che estrae una pistola, in barba a ogni
divieto. Conclusione: per una settimana, oltre a un bel
po' di altri diritti, è stato limitato in maniera decisa
il diritto all'informazione. Nel complesso, comunque,
secondo Serventi Longhi spesso "i giornalisti
inviati a Genova sono stati migliori delle testate per
cui scrivono" (sarà un caso se dal sito del Corriere
della sera, solo per fare un esempio, sono spariti
gli unici articoli critici nei confronti dell'operato
della polizia, uno dei quali scritto da una cronista
malmenata?)
Ma se qualcuno pensa che l'elenco delle violazioni alla
libertà di stampa si esaurisce in un po' di divieti di
circolazione e nei pur numerosi pestaggi (di giornalisti,
ma anche di fotografi e operatori), si sbaglia:
l'irruzione nel media center ha prodotto lo
sfascio di diversi computer, il sequestro di hard disk
(nel mirino soprattutto quelli di Indymedia) e la
chiusura in diretta di Radio Gap, il network
informativo che aggiornava 18 ore su 24 sulla situazione
genovese. Tanto che gli ultimi minuti di trasmissione
dell'emittente, con i redattori barricati, la polizia che
sfonda le porte e interrompe le trasmissioni, è ormai
diventata un piccolo cult.
A dare per primo la notizia del blitz nel quartier
generale del Genoa social forum era stato il
direttore della bolognese Radio K centrale Enrico
Fletzer, che ha telefonato dalla sua postazione riuscendo
appena a dire "mi stanno picchiando" prima che
cadesse la linea. Un giornalista francese, entrato per
primo nella scuola Diaz dopo il blitz, ha raccolto il
materiale che potrebbe essere utile per le indagini e la
mattina dopo si è presentato spontaneamente alla
magistratura. Fausto Pellegrini di Rainews24 ha
invece raccontato di come sia stato maltrattato (a
parole) dai poliziotti alla richiesta di aspettare a
caricare un corteo ("Fateci spostare, stiamo
lavorando", "Non ci interessa"). Intanto,
ieri mattina due agenti hanno fatto visita alla redazione
genovese del quotidiano la Repubblica, alla
ricerca dei verbali dell'interrogatorio del carabiniere
che ha ucciso Carlo Giuliani, pubblicati dallo stesso
quotidiano.
Fonte:
Il Manifesto
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