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Il
G8 visto dal Kenya
di Fabio
Pimpinato
Dal
Kenya, Fabio Pipinato, già direttore di Unimondo e ora
cooperante nel continente africano scrive: "Non
usano mezzi termini gli opinionisti locali: il G8 un coro
di ipocrisie ed ambiguità"
22 agosto
2001
The Nation,
il giornale più letto in Kenya, riporta quasi
quotidianamente scritti di politologi e saggisti riguardo
i fatti accaduti durante l'ultimo G8. Non usano mezzi
termini gli opinionisti locali nel definire il G8 un coro
di ipocrisie ed ambiguità essendo i loro paesi esclusi
dal meeting annuale.
Anche gli altri maggiori giornali africani, da Jeune
Afrique a The Sunday Indipendent, si sono apertamente
schierati con il movimento di protesta per quanto
contraddittorio esso sia stato nelle sue diverse anime.
Senza questo movimento transnazionale non sarebbe però
stato possibile, a loro avviso, 'allargare' il prossimo
anno il G8 a dieci governi africani impegnati sulla
strada delle riforme suggerite dal Fondo Monetario
Internazionale.
Ma non si tratterà affatto di un G18 (10+8) ma di un
meeting parallelo con tutt'altra Agenda. I Governi,
diversamente dagli opinionisti sovracitati, hanno
purtroppo accolto l'invito ad andare nelle montagne
rocciose del Kanakaskin per il 2002, come una vittoria.
Non siamo distanti dal periodo post-coloniale ove i neo
governi erano abituati a rincorrere i donors o le
concessioni dei Paesi più industrializzati dimostrando
nel contempo incapacità di auto-progettazione
economico-politica indipendente.
Dall'altra parte della barricata vi sono invece alcuni
componenti del network per i Diritti Umani del Kenya i
quali hanno avanzato l'idea, dopo i fatti di Genova, di
un percorso di formazione alla nonviolenza rivolto al
'Popolo di Seattle' con docenti dal Sud del mondo.
Qui le manifestazioni di protesta hanno infatti cadenze
mensili e la polizia non è certo migliore di quella
italiana ma vi è forse una maggiore capacità da parte
dei contestatori di identificarsi come movimento con un
servizio d'ordine che allontana proprio i più esaltati.
E' inutile dire che a capo di molte di queste
manifestazioni è presente il trentino padre Alex
Zanotelli.
Recentemente è stata sospesa con la forza una
manifestazione a favore della cancellazione del debito
estero. Ciò sta a dimostrare che la violenza è sempre
accompagnata dall'ignoranza ed entrambe non hanno
confini. La manifestazione andava infatti a favore dei
conti pubblici del governo che l' ha soppressa.
Essendo il Kenya tra i paesi più indebitati proprio con
i Paesi del G8 si auspicava una definitiva cancellazione
del debito estero, ma dal meeting di Colonia in Germania
a quello di Okinawa in Giappone le promesse per la
cancellazione del debito sono identiche a quelle fatte a
Genova. Sin d'ora solo 23 Paesi dei 41 più altamente
indebitati hanno beneficiato di una qualche riduzione
pari a 53 miliardi di dollari su un ammontare totale di
2550.
La cancellazione permetterebbe di far fronte, se
venissero utilizzati a dovere i fondi con mirati
controlli, a bisogni essenziali della popolazione
residente e non. I rifugiati in questo paese sono infatti
moltissimi a causa delle guerre circostanti.
A proposito di guerre circostanti sarebbe impensabile a
Nairobi un meeting di Capi di Stato, magari presieduto
dall'OUA (Organizzazione per l'Unità Africana) che non
affronti il drammatico problema dei Grandi Laghi, forse
perché l'attuale mediatore è Nelson Mandela ed il
precedente il compianto Maestro Julius Nyerere. Sembra
invece possibile un meeting a Genova ove il conflitto
macedone e la stabilità nei Balcani non solo non faccia
parte dell'Agenda dei Big ma nemmeno di quella dei
contestatori. La solidarietà che entrambi propinano, in
modi diversi, fuori o dentro la zona rossa, evidentemente
non inizia dai rapporti di vicinato ma è una
solidarietà lontana.
All'ordine del giorno c'era invece la lotta all'AIDS. La
promessa di un fondo internazionale di un milione di
dollari fatta dagli otto big per far fronte alla piaga è
stata ripresa dagli opinionisti locali, a differenza di
giornali come Le Figaro ed il Wall Street Journal, come
una grande farsa.
A nessuno dei giornali africani, da me consultati, è
infatti sfuggito che il Segretario Generale delle Nazioni
Unite Koffi Annan aveva chiesto dieci volte tanto solo
come fondo di emergenza. E di AIDS in Africa si muore
nonostante la recente vittoria a Pretoria del Ministero
della Sanità Sudafricano contro le Multinazionali
farmaceutiche che ha permesso un estendersi della
normativa anche all'Est Africa.
Anche la proposta di portare l'alta tecnologia nel Sud
del mondo, con l'unico documento ufficiale approvato in
sede G8, è sembrata assai illusoria. Nei paesi
industrializzati la scelta di portare internet là dove
ci sono le capanne è sembrato a molti più un business
della telefonia che un concreto aiuto mentre qui,
dall'altra parte dell'equatore, in molti attendono un
accesso meno oneroso all'alta tecnologia per inserire le
microimprese nel mercato globale.
Nelle capitali africane vi sono ovunque scuole di
ingegneria multimediale ma il problema non è la
formazione ma il costo del bene. Anche internet come il
cemento, i farmaci ed altri beni fondamentali che
permetterebbero lo sviluppo sono controllati dall'esterno
ed hanno prezzi esorbitanti. A titolo di esempio io pago
£ 60.000 al mese (pari allo stipendio minimo di un
operaio locale) per la sola connessione alla posta
elettronica, attraverso un server che dista duecento
Kilometri dalla mia attuale abitazione.
Gli otto grandi baderanno bene in futuro, come è
accaduto per la cancellazione del debito, a promettere e
nel contempo controllare la limitata espansione di questo
bene che ha avuto una rapida diffusione in altri Paesi
del sud del mondo come l'India, già leader
internazionale in pochi anni. Non è un caso che le
compagnie aeree come la Swiss Air stiano fuggendo
dall'Europa per rifugiarsi nel Subcontinente indiano ove
il costo di ingegneri multimediali è di gran lunga
inferiore.
Sia i capi di stato che le società civili dell'Africa
devono smetterla di rincorrere i grandi della terra nelle
capitali del nord del mondo e cercare di rafforzare i
loro meeting (OUA, gruppo 77), magari organizzandoli
parallelamente ai meeting che hanno luogo nel nord del
mondo.
Il Sud, ove è nata la nonviolenza, la capacità di
networking (fare rete) proprio della società civile, il
microcredito che sta sradicando la povertà in molte
microrealtà, ha dimostrato più volte di essere in grado
di elaborare una propria Agenda ed un proprio modo di
pensare lo sviluppo, nonostante l'incapacità di governo
dimostrata dalla maggioranza delle classi dirigenti.
Come l'America Latina ha creato il World Social Forum a
Porto Alegre (Brasile) in contrapposizione al World
Economic Forum di Davos (Svizzera) così l'Africa
potrebbe elaborare un 'tutt'altro G8' in piena
contrapposizione a quello esistente con otto donne di
colore in rappresentanza del mondo impoverito al posto
degli attuali otto maschi bianchi in rappresentanza del
mondo arricchito; con politiche di sviluppo umano
sostenibile al posto di politiche imposte da Istituzioni
Internazionali riconosciute solo dai potenti. L'esito di
quest'altro G8 non sarà un generico disaccordo sul
protocollo di Kyoto ma potrà essere una politica per il
'bene comune'.
Recentemente il Presidente Senegalese Abdoulaye Wade ha
rifiutato all'Eliseo l'offerta di un indennizzo per la
schiavitù e la colonizzazione subita in quanto un dramma
così intenso non ha prezzo. Uno gesto di dignità fatto
di fronte ad uno degli otto big, Jacques Chirac. Un gesto
che da speranza al pluriverso di movimenti ed
organizzazioni che anche quaggiù lottano per 'un altro
mondo possibile'.
Fonte:
Vita
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