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Gli
occhi del G8 e la balcanizzazione dei media
di
Enrico Pulcini
22 luglio 2001
Il team
Infocity, pur non avendo prodotto servizi
sullevento in quanto al di fuori
dellattività specialistica del network del
giornalismo, ha seguito con attenzione i drammatici
accadimenti del G8 di Genova. Abbiamo utilizzato tutti
gli strumenti concessi dai nuovi media per cercare di
analizzare in che modo la comunicazione e
linformazione potessero entrare in relazione col
trattamento giornalistico dello svolgimento della
realtà.
Iniziamo con una considerazione: forse per la prima volta
nella storia dei media, mai un evento è stato trattato
in modo così cavilloso, intenso e specifico. Abbiamo
visto utilizzati e abbiamo utilizzato per seguire gli
scontri, le devastazioni della città, le cariche della
polizia webcam, canali satellitari, siti web,
videocamere, satelliti, mini-registratori digitali. Tutti
strumenti che, naturalmente, si aggiungono ai più
tradizionali registratori, microfoni, taccuini e canali
televisivi analogici. Assistendo alle drammatiche
battaglie che avvenivano nel capoluogo ligure la mente è
andata subito agli anni 70 quando lo scontro di
piazza era frequente e altrettanto, se non di più,
violento.
Quello che mancava 30 anni fa ma potremmo dire
alla luce dello sviluppo tecnologico della comunicazione
digitale degli ultimi anni anche fino a 4 anni fa
era proprio questa balcanizzazione dei media
che potrebbe portare ad una deregulation del
punto di vista informativo giornalistico. Concentriamoci
per un momento sul caso della morte di Carlo Giuliani,
ucciso dal colpo di pistola di un carabiniere accerchiato
dalla furia dellala violenta dei manifestanti
violenti venerdì 20 luglio. Qualche secondo dopo
la notizia del drammatico fatto (arrivata tramite Rai
Sat), arriva un tam tam informativo insolito: ci
sono le testimonianze fotografiche
dellaccaduto, hanno le immagini,
qualcuno ha ripreso la scena. Così in
effetti era.
Le fasi dello scontro erano state documentate dalle
immagini scattate da un fotografo professionista. Il
tutto ripreso in serata in quasi tutti i notiziari e talk
show, sia Rai che Mediaset, che mostravano sul piccolo
schermo la sequenza della morte.
Ma non finiva qui, Il leader del Global Social Forum,
Agnoletto, e i portavoce delle Tute Bianche affermavano
in giornata di avere altre gravi prove
fotografiche che testimoniavano inequivocabilmente la
violenza spropositata della polizia. Sempre Agnoletto,
dopo il blitz delle forze dellordine sabato notte
nel quartiere generale di Genova del Gsf, ipotizzava che
la polizia stesse cercando la documentazione
filmata raccolta dal Gsf nei due giorni di scontri.
Mentre arrivava nei giorni scorsi, incontrollata, la
ridda di voci, su plurime foto e video-testimonianze in
cui lunica certezza era che tutti filmavano
tutti, noi assistevamo tramite le webcam di Kataweb
alla presa diretta dei luoghi caldi dove di presumeva
avvenissero altri scontri: un esperimento mediatico
curioso dove la fonte giornalistica non è più il
giornalista ma locchio della webcam che consegna al
ciber-utente la visione di un evento in presa diretta
senza la mediazione delladdetto
allinformazione.
Peccato che le webcam fossero state piazzate laddove non
succedeva praticamente nulla (gli obbiettivi erano stati
puntati verso i varchi della zona rossa, gli scontri si
sono verificati tutti nella zona gialla) peccato, quindi
(o è stata una strategia meditata?) che gli spettatori
del Web abbiano per ore potuto assistere solo al
passaggio o allo stazionamento dei mezzi delle forze
dellordine. Viene da pensare una cosa: cosa
succederebbe se i giornali invece dei giornalisti
piazzassero laddove avvengono eventi così gravi
occhi digitali mostrando la realtà senza
nessun filtro? Tutto ciò, in parte, già succede con la
tv, si dirà. Il giornalista è sempre più sopraffatto
dal mezzo nel suo lavoro informativo: la diretta e le
immagini sono sempre più eloquenti che le parole del
giornalista nel descrivere la cronaca di un evento.
Ma le webcam di Kataweb fanno riflettere. Per la prima
volta fanno irruzione mezzi non ufficiali (Kataweb tra
laltro non fa informazione direttamente) nel
trattamento dellinformazione in grado di concorrere
con gli altri media. Inoltre la proliferazione dei
dispositivi elettronici e la sempre più agevole
possibilità di diffonderli crea, appunto, una
polverizzazione dei punti di vista assolutamente inedito.
Quanti avevano nella "Guerra di Genova"
telefonini, registratori, macchine fotografiche,
videocamere e potenzialmente potevano trasformarsi in
fonti dirette degli avvenimenti arrivando ipoteticamente
con le loro testimonianze a orientare coscienze,
opinioni, investigatori ecc.? Tutto ciò è un bene?
Siamo cresciuti con un motto ora un po desueto:
il giornalismo è il cane da guardia del buon
funzionamento delle società civile. Chi svolgerà
questo ruolo dora innanzi? Gli addetti
allinformazione o le strabilianti possibilità
concesse dallevoluzione tecnologica?
Fonte:
Infocity
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