"La polizia ha picchiato, noi lo raccontiamo"
di Alessandro Mantovani

26 agosto 2001

Il nuovo questore di Genova, Oscar Fioriolli, ha accusato giornali e tv di aver riportato testimonianze fasulle sulle violenze della polizia durante il G8. E la procura di Genova ha aperto un fascicolo contro ignoti per "divulgazione di notizie false e tendenziose", scatenando le polemiche. Paolo Serventi Longhi, segretario della Fnsi, non ha nascosto la sua preoccupazione, Beppe Giulietti (Ds) ha ricordato che a Genova "i giornalisti hanno messo a repentaglio la propria incolumità ed è bene che neanche il sospetto più labile si possa stendere sul loro operato". Ma Antonio Di Rosa, direttore del Il Secolo XIX, non si scompone. Il quotidiano genovese si è distinto in queste settimane per i racconti e le puntuali ricostruzioni dei fatti del 20 e 21 luglio, senza imbarazzi nei confronti della polizia. E non cambierà strada.
Come valuti la sortita del questore?
La questura ha il diritto di indagare sulle testimonianze. Se anche ce ne fosse qualcuna non vera, se le vicende raccontate da qualcuno con nome e cognome dovessero risultare false, non sarebbe certo responsabilità dei giornali. Ma non credo che il vero problema sia questo. Se il capo della polizia e il governo hanno rimosso il vice capo della polizia e il capo dell'Ucigos e trasferito il questore di Genova, evidentemente comportamenti illegali e violenze ci sono stati. Quindi non sono i giornali che criminalizzano, i giornali raccontano. E devono stare attenti a non fare un processo all'istituzione polizia. Quello che la magistratura dovrà stabilire è chi sono i responsabili, sia nelle forze dell'ordine che tra i contestatori, che si chiamino black bloc o in un'altra maniera.
Non ti sembra un'intimidazione alla stampa?
Noi abbiamo pubblicato decine di testimonianze e rivelato molte notizie. E' il nostro ruolo. E capisco che alla polizia, alla classe politica o ad altri possa non piacere. Tutti i giornali e tutte le tv hanno raccontato, più o meno alla stessa maniera. Se non facessimo questo a cosa servirebbe una stampa libera in un paese democratico?
La Fnsi esprime preoccupazione, tutti i giormali hanno dato ampio risalto all'attacco del questore. Come mai il Secolo XIX gli ha dedicato solo poche righe?
Non siamo preoccupati perché non abbiamo niente da rimproverarci e non ci facciamo intimidire. Non credo che si debba ingigantire l'iniziativa. Dobbiamo solo fare il nostro mestiere senza paure e con estrema correttezza, senza ingigantire nulla perché i fatti sono lì, li abbiamo visti tutti e ci sono foto, testimonianze e filmati. Abbiamo visto le violenze dei black bloc, che hanno distrutto una parte della città, e quelle di alcuni poliziotti. Vogliamo sapere chi sono i responsabili.
Il giornale di Genova ha con la questura rapporti quotidiani, consolidati. Avete subito pressioni?
Assolutamente no. Ho incontrato il nuovo questore e abbiamo discusso in modo estremamente pacato. Lui stesso ha detto che non intende nascondere nulla: io credo alla sua parola e spero la rispetti. Mi sembra, il suo, l'atteggiamento più giusto.
Tra i vostri cronisti c'è il segretario dell'assostampa ligure, Marcello Zinola, in prima linea nella denuncia degli abusi della polizia. La sua posizione ti ha messo in difficoltà?
Zinola non mi mette in difficoltà perché è un ottimo cronista giudiziario, che fa il suo mestiere con onestà e correttezza. Il suo ruolo sindacale, naturalmente, non condiziona il giornale. Ha preso posizione, per esempio, sulla vicende delle pettorine della stampa indossate da esponenti delle forze dell'ordine, oppure quando ha creduto che qualcuno screditasse la categoria. Questo mi pare proprio del suo ruolo.
Come si esce dalla vicenda del G8?
Ci vogliono decisioni rapide da parte della magistratura. Perché lo stile del paese è quello di lunghe indagini che non sempre si concludono con un esito chiaro. Siccome ci vogliono risposte precise sugli autori delle violenze da ambo le parti, la magistratura questa volta deve fare in fretta. E sarebbe meglio che nessuno alzasse i polveroni.
Cosa ha lasciato il G8 a Genova?
Quanto è rimasto sul piano estetico è positivo. Con i 120 miliardi del governo, Genova è diventata ancora più bella. Ma il G8 lascia anche una ferita e un'angoscia notevoli, perché tutti paventavamo dei disordini ma nessuno immaginava incidenti di quel livello. Oggi abbiamo tutti bisogno di ricostruire un clima diverso. E di accertare, in fretta, le responsabilità.

Fonte: Il Manifesto