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Inviato il dossier alle organizzazioni internazionali
ROMA – Una ‘’minaccia
globale’’ incombe probabilmente sulla libertà di stampa e sulla
completezza dell’informazione. E’ il rischio che Paolo Serventi
Longhi, segretario della Federazione nazionale della stampa, ha
denunciato lunedì 24 settembre presentando a Roma il dossier sulle
limitazioni della libertà di informazione e gli attacchi subiti dai
giornalisti durante il G8 a Genova, realizzato da Informazione senza
frontiere, Fnsi e Associazione ligure dei giornalisti e inviato alle
principali organizzazioni internazionali che si battono per la libertà
di stampa.
In questi momenti, ha detto, ''il mondo dell'informazione rischia di
essere tagliato fuori dai luoghi e dai momenti del conflitto ancor di
più che nelle precedenti esperienze di guerra''. Un pericolo che
coinvolge tutto il mondo, ha fatto notare Serventi Longhi. ''In
Italia, ancora di più con l'esperienza dei fatti del G8 di Genova,
dobbiamo rivendicare il diritto a fare un'informazione completa e
corretta''.
Il riferimento alle limitazioni denunciate in occasione delle giornate
di Genova è preciso (''i risultati ai quali è giunta la commissione
di inchiesta parlamentare sugli episodi di Genova ci sono sembrati
insoddisfacenti''), ma quello del sindacato dei giornalisti italiani,
ha sottolineato Serventi Longhi, non è un attacco al governo
italiano: ''Le notizie che ci arrivano anche dal Dipartimento di stato
americano, che ha comunicato che non sarà possibile seguire gli
avvenimenti bellici questa volta, - ha spiegato Serventi - ma anche le
preoccupazioni che arrivano in questo senso da Paesi europei, ci
portano a chiedere a tutti i colleghi giornalisti di mobilitarsi per
rivendicare il massimo dell' informazione''.
Perché deve essere chiaro, ha sottolineato, ''che l'informazione non
è nemica della democrazia, non è amica né dei terroristi né di
nessuno che metta a repentaglio la convivenza civile. La libera
informazione è amica della libertà ed è richiesta fortemente dai
cittadini''.
Oggi, ha ribadito Serventi, la minaccia al diritto di informazione è
''concreta'', ''ed è una minaccia globale, che arriva da parte degli
Usa e di tanti paesi. Tagli e limitazioni sono oggettivi. E su questo
non possiamo e non vogliamo stare zitti''.
Di fronte alla ''necessaria e fondamentale solidarieta' per le vittime
della tragedia di New York e Washington'', ha aggiunto, ''ci deve
essere la convinzione che proprio la crescita della democrazia e della
civiltà può impedire che fatti del genere si ripetano. Non c' è
solo la guerra per combattere il 'dominio del male', c' è anche la
capacità di discutere di dialogare serenamente e senza violenza''.
Insoddisfacenti le
conclusioni dell’ inchiesta parlamentare
Quanto alle conclusioni dell’
inchiesta parlamentare sui fatti di Genova, esse, ha spiegato Serventi
Longhi sono del tutto ''insoddisfacenti''. ''Direi, anzi, - ha
aggiunto - che la relazione conclusiva non ci pare oggettiva. Questa
pagina non può essere considerata chiusa. Resta una ferita, alla
quale si aggiungono purtroppo oggi altre ferite sul piano
internazionale. E per questo, noi speriamo si continui a parlarne''.
A Genova, ha proseguito Serventi Longhi, ''i giornalisti hanno fatto
il loro mestiere. Credo che complessivamente l'informazione italiana
abbia scritto una bella pagina. Siamo stati lì e abbiamo documentato
quello che è accaduto. E se i magistrati hanno potuto fare poi le
loro inchieste, se hanno potuto fare il buon lavoro che hanno fatto e
stanno facendo, è stato anche perché giornalisti hanno fatto il loro
dovere, pagando anche prezzi pesanti''.
Considerazioni, ha fatto notare oggi il segretario del sndacato dei
giornalisti italiani, che non prescindono comunque ''da un grande
rispetto per le forze di polizia''. A Genova, ha sottolineato, ''ci
sono stati episodi isolati, episodi isolati ma coordinati e poi c' è
stato quanto è avvenuto alla scuola Diaz, che noi consideriamo uno
scientifico attacco anche alla libertà di informazione''. Quanto alla
gestione dell' ordine pubblico, ha spiegato Serventi, ''dobbiamo
constatare che il comportamento delle istituzioni non è stato tale da
agevolare il lavoro dei giornalisti e per i giornalisti è stato molto
difficile lavorare''.
Alla commissione parlamentare d' inchiesta, ha sottolineato Serventi,
''abbiamo cercato poi di riferire ogni possibile testimonianza.
Rileggendo le conclusioni finali dell'inchiesta, però, non vi abbiamo
ritrovato nulla di quello che eravamo andati a dire, nulla in generale
che riguardi le testimonianze dei giornalisti''.
Quanto al dossier presentato oggi con Isf e Aldg, ha spiegato, esso è
stato inviato alle organizzazioni internazionali dei giornalisti e
verrà' inviato anche a molte istituzioni internazionali. Con
l'obiettivo, ha concluso, che delle giornate drammatiche del G8 e di
quegli episodi ''si continui a parlare e discutere''.
IL DOSSIER
Il dossier, ha spiegato Pino Rea,
segretario di Isf, è stato inviato alla Federazione internazionale
dei giornalisti (IFJ), all’ Osce e alle principali organizzazioni
internazionali impegnate nella difesa delle libertà di stampa –
International Press Institute, Committee to Protect Journalists,
Reporters sans Frontières, Article XIX, WAN.
Si è ritenuto utile fare un primo punto sui drammatici avvenimenti di
luglio e sugli attacchi alla libertà di informazione che si sono
registrati a Genova - dai tentativi di censura alla disinformazione,
dalle aggressioni fisiche ai ferimenti, fino in qualche caso, alle
torture - per consentire all’ IFJ e alle altre associazioni
internazionali di avere un quadro generale di quello che è accaduto e
di valutare eventuali iniziative e forme di intervento nei confronti
degli organismi internazionali che tutelano i diritti dei cittadini,
fra cui quello basilare della libertà di espressione e di
informazione.
Il dossier è composto da una cronologia analitica dei principali
avvenimenti che nel mese di luglio hanno riguardato il mondo dell’
informazione, realizzata attraverso notizie di agenzia, documenti e
comunicati. A questo abbiamo allegato i rapporti già prodotti, da
quello della sezione italiana di Rsf a quello relativo in maniera
specifica agli attacchi subiti dai tele, cine e fotoreporter.
Infine una vasta sezione con una serie di articoli, riflessioni e
testimonianze sulla vicenda.
Al di là degli attacchi ai giornalisti e alla libertà di stampa, ha
detto ancora Rea, i fatti di Genova - e il dossier cerca di
documentarlo - hanno comunque fatto emergere con forza il grande
potere di controllo dei vari poteri del paese che il giornalismo
potrebbe esercitare e ma che molto spesso trascura, per pigrizia o
autocensura e per una serie di complessi meccanismi nei rapporti fra i
poteri
‘’Nei giorni della tragedia il giornalismo italiano ha sicuramente
mostrato il volto migliore di sé – come ha anche più volte
sottolineato il segretario della Federazione nazionale della stampa
Paolo Serventi Longhi – scoprendo anche l’ esistenza di un vasto
tessuto di piccoli media elettronici e di tanghi colleghi free-lance,
spesso neanche accreditati, che rappresentano una grande ricchezza per
il mondo dell’ informazione’’.
Ma, se i giorni di Genova hanno permesso anche un salto di ‘’maturità’’
e di forte arricchimento dell’ identità professionale e del ruolo
sociale di molti giornalisti italiani, l’ intero arco della vicenda
ha fatto emergere anche alcuni aspetti di fondo preoccupanti, su cui
le organizzazioni dei giornalisti e più in generale il giornalismo
dovrebbero riflettere in profondità.
Il mondo dell’ informazione professionale, ha rilevato il segretario
di Isf, rischia di diventare sempre di più veicolo e strumento di
‘’guerra’’. Da utilizzare sia da parte, per esempio, del
leader delle ‘’Tute bianche’’ Luca Casarini, che ha
candidamente spiegato di aver imparato a usare bene i media. Sia da
parte dei vari poteri, soprattutto quelli nascosti. Un esempio
lampante di questo secondo fronte viene leggendo il racconto di un
agente di polizia raccolto dal ‘’Manifesto’’ (mercoledì 1
agosto, pagina 2). ‘’Da molto tempo arrivavano informative dei
servizi segreti che parlavano di possibili attentati nella città e di
possibile uso da parte di alcuni centri sociali più estremi e di
frange dell’ anarchia nera di mezzi tipo acido muriatico o sangue
infetto’’… Guarda caso le stesse informative che avevano
ispirato gli ‘’scoop’’ strillati in prima pagina da alcuni
quotidiani per riscaldare il clima.
Infine, ha concluso Rea, un ultimo aspetto. Accanto al mondo del
giornalismo professionistico, ‘’ufficiale’’, e in parte
intrecciato ad esso, sta crescendo un giornalismo ‘’sociale’’,
volontario, politico. E’ lo stesso Movimento dei movimenti e
ciascuno di questi movimenti che si mediatizzano. Non a caso la home
page di Indymedia consiglia ‘’Don’t hate the media – Become
the media’’: non odiare i media, diventa tu stesso media. Ora c’
è e ci sarà sempre di più un altro giornalismo, non formalmente
professionistico ma non per questo meno interessante.
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