Un giornalista a terra, un avvocato minacciato di morte
di Alfio Nicotra

24 luglio 2001

Sabato 21 luglio ore 19.45. Con due ragazze di RadioGap sto cercando di raggiungere la scuola Armando Diaz sede del Genoa Social Forum in via Cesare Battisti. Abbiamo atteso per quasi due ore sulla collina di Marassi che gli scontri si placassero e fosse possibile di nuovo attraversare la città. E' alla sede del Gsf che ho appuntamento con Vittorio Agnoletto per recarci entrambi agli studi di TeleGenova dove andrà in onda la diretta di Gad Lerner per "La 7". Intorno sembra
adesso tutto tranquillo : ci sono diversi bivacchi di manifestanti molti dei quali cercano di raggiungere la stazione Brignole dove sono attesi dai treni speciali per il ritorno a casa. In Via Francesco Pozzo, angolo via Saluzzo, poco più avanti di PiazzaTommaseo , a pochi metri dalla sede della Polizia Stradale, una trentina di agenti in tenuta antisommossa ferma una macchina con quattro giovani a bordo. I
poliziotti li fanno scendere, vedono un volantino o forse addirittura una copia del "Manifesto" (siamo distanti possiamo vedere tutto abbastanza bene ma non nei particolari) sta di fatto che sui quattro di abbattono una selva di manganellate, pugni e calci con uno dei poliziotti (il più esagitato) che colpisce con un qualcosa che
assomiglia ad un guantone o ad un maglio, uno dei giovani che cade in ginocchio davanti a muro, sbatte la testa e zampilla sangue. Dico alle due ragazze di RadioGap (troppo esposte è la radio del Gsf ) di starsene lontano ed insieme ad un cittadino che assisteva indignato ci facciamo coraggio e ci avviciniamo mentre il pestaggio prosegue. Levo la mano destra in alto mostrando il mio tesserino di giornalista e faccio per avvicinarmi a quello che penso sia il comandante del
plotone. L'agente esagitato di prima lascia ad altri il compito di proseguire il pestaggio e si avventa su di me , mi prende per i capelli e mi scaraventa a terra. Continuo a tenere il tesserino saldo in mano e ripeto che sono un giornalista. Con la coda dell'occhio noto che l'agente sta caricando il pugno, indurisco i muscoli per prepararmi a ricevere il colpo sperando che non faccia troppo male. Il pugno rimane
sospeso per aria solamente perché, su una motoretta, si presenta uno dei legale del GSF che si qualifica come avvocato. A quel punto l'agente che mi ha scaraventato a terra impugna la mitraglietta e la punta in faccia all'avvocato urlando : "Avvocato dei mie coglioni, qual è il nome del tuo assistito? Di chi razza di bastardo sei la balia?".
Ovviamente l'avvoc ato non poteva sapere il nome dei quattro ragazzi che, riversi al muro erano circondati da un cordone di poliziotti. Più volte il poliziotto ha emulato il gesto di sparare urlando parole irripetibili in un evidente stato di alterazione. In quel momento, con un giornalista a terra ed un avvocato minacciato con una mitraglietta,
ho capito che Genova era sospeso ogni straccio di stato di diritto. Il cittadino che con me si era avvicinato intanto veniva allontanato a schiaffi e calci dalla zona. Il comandante del plotone che aveva partecipato alla cacciata del cittadino mi ha intimato di alzarmi ed andarmene perché- testuali parole - "se sono un giornalista allora devo sapere che non posso interferire in azioni di ordine pubblico".
L'avvocato è costretto ad urlare "me ne vado via, me ne vado via" mentre l'energumeno di prima continuava a sventolargli di fronte la mitraglietta. Mi sono allontanato con un senso infinito di amarezza e d'impotenza. Un fotografo che aveva ripreso la scena è stato raggiunto e sotto la minaccia costretto a cedere il rullino . Allontanandomi vedo che finalmente il pestaggio è finito e che uno dei giovani, volto
sanguinante riverso al muro si regge le costole come volesse riprendere fiato. Non posso aiutare né lui né i suoi tre compagni, ma ho il dovere di denunciare quanto ho visto e subito, perché tutto ciò non ha niente a che vedere con uno Stato democratico.

Fonte: Il Manifesto