INTRODUZIONE


La relazione della FNSI e dell’AldG vuole essere una testimonianza sulla vicenda del G8, prima, durante e dopo il vertice e gli eventi che lo hanno caratterizzato. Non si tratta quindi di una relazione che racconta “la difesa di una corporazione”, ma del lavoro di una categoria (i giornalisti di tutti i giornalismi, i fotoreporter e i telecineoperatori giornalisti delle immagini) che è stata testimone e garante della legalità e dell’effettività dei diritti in molte situazioni. Le vicende del G8 sono state raccontate con sostanziale equilibrio e rispondenza al vero dai diversi “giornalismi” (scritto, parlato, per immagini, via internet).

I fatti, scorrendo le diverse forme di racconto, “corrispondono”, i dati sono univoci. Ci sono state angolature diverse del racconto a seconda della “posizione” o della “logistica” in cui ogni singolo giornalista si è trovato. Ma i fatti sono comunque stati rispondenti al vero. Certo ci sono poi state delle diverse letture, analisi e giudizio di tipo politico. Ma questo aspetto fa parte (fortunatamente) della democrazia e delle diverse culture personali, politiche e professionali, delle diverse collocazioni e appartenenze delle testate giornalistiche.

L’analisi e il giudizio politico dei fatti non fanno parte della nostra testimonianza. Siamo però convinti che le diverse analisi sono tutte partite da un dato di fatto fondamentale: l’onestà intellettuale del racconto e della cronaca, elemento basilare del nostro lavoro. I giornalisti, fotoreporter, telecineoperatori picchiati, feriti, fermati  e arrestati sono la migliore testimonianza della nostra presenza dentro ai fatti di Genova. Con amara ironia possiamo ribadire quanto affermato il 25 luglio a Roma, durante la conferenza stampa nazionale dell’Fnsi: “c’è stata una sorta di par condicio della violenza nei confronti della stampa. L’informazione, i giornalisti sono stati picchiati dai violenti di piazza e da chi la violenza avrebbe dovuto impedire, tutelando la legalità per tutti”. Solo il danno economico subito dai giornalisti per le loro attrezzature  (soprattutto dai fotoreporter free lanche e dai telecineoperatori) è stato valutato tra i 30 ed i 50 milioni. Tutto da quantificare quello morale e il danno del mancato guadagno dovuto ai periodi di inabilità al lavoro.

Allo stato dei fatti tali danni saranno parzialmente coperti solo con la solidarietà della categoria e con un fondo (dieci milioni) attivato dalla Provincia di Genova, aperto al contributo di altre istituzioni e degli editori: ad oggi, primo settembre 2001, nessuna ulteriore adesione è giunta all’iniziativa della Provincia di Genova.

Un solo fotoreporter ha avuto sinora un indennizzo quasi completo, anche in questo caso grazie all’intervento del fondo dell’associazione di categoria tedesca.

E’ importante sottolineare ancora come l’Fnsi (oltre all’Aldg e tutte le associazioni regionali di stampa federate nella Fnsi) sia il sindacato unitario e unico degli operatori dell’informazione in Italia, rappresentando e tutelando tutti i giornalisti e tutti i giornalismi, a prescindere dal loro orientamento politico.

I fatti raccontati, le denunce presentate, rispondono alla realtà come evidenziato dagli allegati (oltre che da alcuni sviluppi giudiziari) ai quali si fa riferimento nei vari capitoli della nostra relazione. L’Fnsi, l’Aldg e l’Ordine ligure dei giornalisti, hanno poi scelto di fornire di propria iniziativa alla magistratura il materiale raccolto o pervenuto sul G8.

In alcuni casi c’è stata la richiesta formale con provvedimenti di “esibizione” firmati dai procuratori aggiunti di Genova, in altri l’iniziativa è stata o personale o associativa.

Il motivo di tale scelta? Nel rispetto delle rispettive autonomie e ruoli, la testimonianza civile e professionale è stata fatta davanti a chi ha un ruolo di “terzietà” e il dovere di accertare le responsabilità su tutti i fronti.

Genova ha visto “passare” il confine della legalità e dell’effettività dei diritti di tutti. Il mondo dell’informazione è stato testimone di questo passaggio tutelando la legalità e i diritti di tutti, senza sottrarsi al dovere civile di assumere (quando necessario, per propria iniziativa o perché richiesto) anche il ruolo di testimoni giudiziari come accaduto in diverse occasioni.

Questa scelta è stata anche chiarita e spiegata a molti colleghi stranieri i quali temevano che la collaborazione con gli inquirenti avrebbe fatto “schierare” i giornalisti. Abbiamo spiegato che non si trattava di delazione e che molti giornalisti erano stati ascoltati o si erano presentati in Procura per senso civico. Senza sollecitazione alcuna.