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I fatti, scorrendo le diverse forme di
racconto, corrispondono, i dati sono univoci.
Ci sono state angolature diverse del racconto a seconda
della posizione o della logistica
in cui ogni singolo giornalista si è trovato. Ma i fatti
sono comunque stati rispondenti al vero. Certo ci sono
poi state delle diverse letture, analisi e giudizio di
tipo politico. Ma questo aspetto fa parte
(fortunatamente) della democrazia e delle diverse culture
personali, politiche e professionali, delle diverse
collocazioni e appartenenze delle testate giornalistiche.
Lanalisi e il giudizio politico dei
fatti non fanno parte della nostra testimonianza. Siamo
però convinti che le diverse analisi sono tutte partite
da un dato di fatto fondamentale: lonestà
intellettuale del racconto e della cronaca, elemento
basilare del nostro lavoro. I giornalisti, fotoreporter,
telecineoperatori picchiati, feriti, fermati e
arrestati sono la migliore testimonianza della nostra
presenza dentro ai fatti di Genova. Con amara ironia
possiamo ribadire quanto affermato il 25 luglio a Roma,
durante la conferenza stampa nazionale dellFnsi:
cè stata una sorta di par condicio della
violenza nei confronti della stampa. Linformazione,
i giornalisti sono stati picchiati dai violenti di piazza
e da chi la violenza avrebbe dovuto impedire, tutelando
la legalità per tutti. Solo il danno economico
subito dai giornalisti per le loro attrezzature (soprattutto
dai fotoreporter free lanche e dai telecineoperatori) è
stato valutato tra i 30 ed i 50 milioni. Tutto da
quantificare quello morale e il danno del mancato
guadagno dovuto ai periodi di inabilità al lavoro. Allo stato dei fatti tali danni saranno
parzialmente coperti solo con la solidarietà della
categoria e con un fondo (dieci milioni) attivato dalla
Provincia di Genova, aperto al contributo di altre
istituzioni e degli editori: ad oggi, primo settembre
2001, nessuna ulteriore adesione è giunta
alliniziativa della Provincia di Genova. Un solo fotoreporter ha avuto sinora un
indennizzo quasi completo, anche in questo caso grazie
allintervento del fondo dellassociazione di
categoria tedesca. E importante sottolineare ancora come
lFnsi (oltre allAldg e tutte le associazioni
regionali di stampa federate nella Fnsi) sia il sindacato
unitario e unico degli operatori dellinformazione
in Italia, rappresentando e tutelando tutti i giornalisti
e tutti i giornalismi, a prescindere dal loro
orientamento politico. I fatti raccontati, le denunce presentate,
rispondono alla realtà come evidenziato dagli allegati
(oltre che da alcuni sviluppi giudiziari) ai quali si fa
riferimento nei vari capitoli della nostra relazione.
LFnsi, lAldg e lOrdine ligure dei
giornalisti, hanno poi scelto di fornire di propria
iniziativa alla magistratura il materiale raccolto o
pervenuto sul G8. In alcuni casi cè stata la richiesta
formale con provvedimenti di esibizione
firmati dai procuratori aggiunti di Genova, in altri
liniziativa è stata o personale o associativa. Il motivo di tale scelta? Nel rispetto delle
rispettive autonomie e ruoli, la testimonianza civile e
professionale è stata fatta davanti a chi ha un ruolo di
terzietà e il dovere di accertare le
responsabilità su tutti i fronti. Genova
ha visto passare il confine della legalità e
delleffettività dei diritti di tutti. Il mondo
dellinformazione è stato testimone di questo
passaggio tutelando la legalità e i diritti di tutti,
senza sottrarsi al dovere civile di assumere (quando
necessario, per propria iniziativa o perché richiesto)
anche il ruolo di testimoni giudiziari come accaduto in
diverse occasioni. Questa scelta
è stata anche chiarita e spiegata a molti colleghi
stranieri i quali temevano che la collaborazione con gli
inquirenti avrebbe fatto schierare i
giornalisti. Abbiamo spiegato che non si trattava di
delazione e che molti giornalisti erano stati ascoltati o
si erano presentati in Procura per senso civico. Senza
sollecitazione alcuna. |