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E il capitolo più recente
del dopo G8. I giornali, in tre fasi diverse, sono stati
accusati pesantemente dal Questore di Genova Oscar
Fioriolli, da 50 medici dellospedale di San
Martino, dai sindacati di polizia e dai responsabili di
Alleanza Nazionale. Laccusa più pesante e
inquietante è venuta dal neo Questore di Genova Oscar
Fioriolli che ha inviato uninformativa alla
Procura, contenente alcuni articoli di giornale per
dimostrare con unarticolata relazione di
accompagnamento la tesi delluso della stampa
quale strumento per costruire unimmagine negativa
delle forze dellordine contribuendo alla loro
delegittimazione. Il Questore, dopo le immediate e
durissime reazioni dellAldg, dellOrdine e
dellFnsi nazionale ha poi corretto il tiro. Dopo
avere dapprima smentito (affermando una cosa non vera)
lesistenza dellinchiesta aperta dalla procura
di Genova per pubblicazione di notizie false e
tendenziose (fascicolo affidato dal procuratore
aggiunto Francesco Lalla al pm Massimo Terrile con
assegnazione ordinaria) il Questore ha successivamente
cercato di chiarire che il suo intento era quello di
denunciare alcuni protagonisti del G8 per le affermazioni
false rilasciate ai giornali.
Al di là dei tentativi del dottor Fioriolli
di recuperare una situazione diventata incandescente
le prime inequivocabili affermazioni
sulliniziativa del dossier stampa erano state fatte
durante una conferenza stampa di fronte ad un nutrito
numero di colleghi resta la gravità
delliniziativa denunciata da Aldg, Fnsi e Ordine.
Perché la relazione di accompagnamento
allinformativa appare (come già erano
state le parole del Questore in conferenza stampa) chiara
e priva di possibili interpretazioni. La stampa, in qualche modo (perché
sprovveduta o perché complice di un
progetto) non ha svolto secondo il Questore
un ruolo corretto. Vale la pena solo di richiamare quanto
riferito nei precedenti capitoli sulle informazioni e
sulle notizie pubblicate, le controindagini
giornalistiche che hanno trovato riscontro in atti
giudiziari, per confermare la difesa non corporativa, ma
della deontologia della professione giornalistica
espressa a Genova in tutti i settori. Tra laltro le notizie ufficiali della
Procura sono sempre state fornite dal procuratore capo
Meloni e, in sua assenza, dal procuratore aggiunto Lalla
attraverso brevi incontri e sempre con la proposizione di
comunicati stampa. Una serie di attacchi pesanti e concentrici
è venuta dai giorni del G8 dai sindacati di polizia che
hanno anticipato e, in alcuni casi con toni che escludono
ogni possibile discussione, quanto più finemente avrebbe
poi concretizzato il Questore. Le accuse alla stampa
lultimo esempio viene dallattacco dei
dirigenti di An, espresso lo scorso primo settembre,
accomunando toghe rosse e soloni della stampa sono
poi state ulteriormente esplicitate da un documento
firmato da 50 medici dellospedale di san Martino,
teatro di decine di ricoveri degli arrestati. Ma anche di
episodi di abusi o di violazione della professione medica
da parte di esponenti delle forze dellordine. Episodi confermati dalle dichiarazioni (mai
smentite) dellassessore alla sanità della regione
Liguria, Micossi. Linchiesta interna post-G8 ha poi
prodotto una serie di relazioni del direttori sanitari
(alcune stringatissime) che hanno escluso ogni abuso o
violazione della deontologia medica e dei diritti del
malato, sia esso libero o in stato di arresto. Una conclusione di indagine che
lassessore Micossi ha deciso di trasmettere alla
Procura, con il corredo delle denunce dei medici contro i
giornali anche in questo caso responsabili di una
campagna diffamatoria. Ma almeno in un caso
(sempre al San Martino) la relazione dellindagine
interna non è stata condivisa (allegato 53), anzi
smentita con la riproposizione di una serie di episodi
che la funzionaria dellazienda ospedaliera (non
ascoltata durante lindagine amministrativa promossa
dallassessore Micossi) autrice delle prime denunce,
ha riproposto alla magistratura quale teste. Il racconto delle decine di storie e di
episodi legati al G8 ha quasi sempre citato in
chiaro le fonti e lidentità di chi
veniva intervistato. Ci sono stati alcuni casi di denunce
anonime nel senso della non rivelazione
dellidentità dellintervistato, peraltro noto
e identificabile dal giornalista. Anonimato che era stato
richiesto da chi era appena uscito dal carcere, ma
cerano atti, certificati medici, altri riscontri
obiettivi dei datti o delle denunce raccolte. Con la
richiesta di commenti o di chiarimenti ai responsabili
delle diverse forze dellordine. Lattacco di An del primo settembre ha
avuto come obiettivo le toghe rosse e la
stampa, in questo caso colpevole di avere santificato un
inquisito (luomo con la trave, uno degli assalitori
della jeep dei carabinieri in piazza Alimonda)
continuando nella logica del punire le vittime (le forze
dellordine) e difendere i carnefici (i violenti).
E sufficiente ripercorrere le immagini e le riprese
diffuse durante e dopo il G8, le notizie per capire come
i giornalisti non abbiano occultato nulla nei confronti
di nessuno. Gli inquirenti delle forze dellordine
non sono forse ricorsi ai giornali, a diversi siti
internet per recuperare materiale di studio, storie
diverse, episodi per scrivere le relazioni relative ad
alcuni dei settori più inquietanti dellarea
violenta della piazza del G8? Gli atti delle prime
udienze di fronte ai giudici del Tribunale del riesame lo
confermano, come le relazioni e i dossier. Tanto che
alcuni difensori degli inquisiti avevano anche criticato
i giornali, quasi fossero responsabili dellarresto
dei loro assistiti e della costruzione delle prove nei
loro confronti. Non ci sono stati giornalisti che si sono
tirati indietro o hanno detto non
cero e se cero dormivo, quando sono
stati convocati dai carabinieri in qualità di testimoni
su episodi specifici (esempio: il caso dellarresto
dei componenti della compagnia di attori austriaci del W.
S. T). An, come le altre forze politiche, hanno avuto
spazio e possibilità di esprimersi sui media come gli
altri schieramenti politici. Non è peraltro responsabilità dei media se
tra il materiale documentale (soprattutto foto e riprese
video) raccolti dagli inquirenti delle forze
dellordine ci sono certamente migliaia di foto e di
immagini, moltissime delle quali però presentano
manifestanti, violenti e assalitori con il volto coperto
da fazzoletti, caschi o altro. Quindi difficili da
identificare. La stessa situazione (contestata
dallaltro fronte, i no global) si
registra per chi tra polizia, guardia di finanza e
carabinieri è stata ripresa in strada o in piazza in
atteggiamenti violenti o inutilmente prevaricatori. Non
è colpa dei media se non sono allo stato identificabili.
I giornalisti sono testimoni, cittadini tra
i cittadini, ma non sono né magistrati, né ufficiali di
polizia giudiziaria. A ciascuno il suo mestiere, in
autonomia e onestà intellettuale. I dati riferiti da tutti i giornalismi sono
stati presso tratti dai comunicati ufficiali o dai brevi
colloqui con i procuratori responsabili della procura
genovese. Ne sono prova gli allegati espressione di
alcuni degli interventi ufficiali della Procura, di
comunicati delle parti. A chiusura della nostra testimonianza che è
e vuole essere collettiva di tutta una categoria il cui
lavoro a prescindere dalle diverse idee e
valutazioni politiche sui fatti è stato
intellettualmente e professionalmente onesto, alleghiamo
una serie di testimonianze di colleghi impegnati sulle
vicende del G8. Alcuni articolati racconti non è stato
possibile inserirli perché sono diventati deposizioni
secretate dai pm (Eligio Paoni sul caso Giuliani, Enrico
Fletzer sul blitz alla Diaz-Pertini, Lorenzo Guadagnucci
ferito nel blitz alla Diaz-Pertini), decine di altre
testimonianze sono reperibili nei diversi siti indicati
sia nel dossier denuncia fornito da Ordine e Aldg alla
procura di Genova o non è più stato possibile fissarle
con una sorta di mini dichiarazione giornalistica in
quanto si trattava di colleghi stranieri poi rientrati
nelle rispettive sedi di lavoro. Ma le diverse
associazioni di stampa nazionali, quelle internazionali
hanno diffuso nei loro siti e nelle loro note i nomi e i
racconti di questi giornalisti. Questo, raccontato e documentato in modo
sintetico, è stato il ruolo e il lavoro della stampa
prima, durante e dopo il G8. Un ruolo che continuerà pur
nella diversità delle opinioni e delle valutazioni
politiche delleterogeneo mondo
dellinformazione, di tutta linformazione e di
tutti i giornalismi. E questo il patrimonio della
Fnsi e del mondo che fa informazione in tutto il mondo:
un patrimonio che ha consentito il racconto di Genova e
della sua realtà. Appunto e spesso scomoda a seconda
degli angoli di visuale e di giudizio dei coinvolti.
Lessere stati scomodi e non conniventi o schierati
con alcuno è stato il nostro più grande
risultato. |