approfondimenti

SIERRA LEONE: LA REALIZZAZIONE DEGLI ACCORDI DI PACE

Con la consegna delle armi da parte degli ultimi comandanti ribelli, la guerra civile in Sierra Leone può dirsi conclusa. Nonostante alcune piccole sacche di resistenza, la quasi totalità del territorio leonino è sotto il controllo delle truppe governative e dei Caschi Blu. Inizia ora un periodo estremamente delicato che dovrà condurre il Paese alle elezioni ed alla creazione di un regime democratico stabile, condizioni necessarie per riavviare un’economia martoriata da anni di guerra e distruzioni. 


 

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Campagna di sensibilizzazione a favore di Mildred Hanciles

 

Mildred Hanciles è una giornalista della Sierra Leone che ha fatto domanda in Italia per il riconoscimento dello status di rifugiato. Il caso suo e di suo marito Edward Williams è  stato "adottato" anche dalla Federazione Internazionale dei Giornalisti (il caso è stato seguito da Sarah de Jong - Human Rights & Safety Officer - Belgio).
Mildred lavorava per la televisione/radio di Stato della Sierra Leone prima e durante la guerra civile durante la quale, negli ultimi anni, sono stati uccisi 15 giornalisti (nel 1999 ne sono stati uccisi 10). Mildred non può rientrare nel suo paese perché, avendo lavorato  in televisione, è una persona conosciuta e rischia di essere arrestata se non uccisa. Il suo nome infatti fa parte della "lista nera" stilata dai ribelli del RUF.

Amnesty International, Inviati di Pace e Informazione senza frontiere lanciano una campagna di sensibilizzazione sul suo caso.
Mildred ha bisogno del supporto dei giornalisti italiani

«AMO IL MIO LAVORO, PER QUESTO SONO SCAPPATA DAL MIO PAESE» 

Mildred Hanciles, 29 anni, minuta giornalista della Sierra Leone, uno dei Paesi più a rischio per chi esercita il diritto ad informare (15 giornalisti uccisi negli ultimi anni, dei quali 10 nel 1999), è arrivata in Italia due mesi fa. E ha chiesto asilo politico. A Freetown lavorava per la SLBS (Sierra Leone Broadcasting Service), radiotelevisione nazionale. Mildred si occupava di attualità e svolgeva il suo lavoro sul campo. Così tra il 1998 e 1999, prima degli accordi di pace internazionali che prevedevano la presenza di truppe delle Nazioni Unite, Mildred si trovò a filmare, non vista, le attività del Fronte rivoluzionario unito (Ruf), l'organizzazione che, tra le altre cose, nel 1999 catturò i soldati della missione Onu facendo cadere definitivamente l'accordo di pace. «Filmai torture, omicidi di civili, adulti e bambini; l'invasione delle truppe nigeriane, scempi di ogni genere», racconta Mildred e, ogni tanto, scrive su un foglio alcune delle parole che sta dicendo, come a volerle sottolineare. 
«Tornata in redazione», prosegue Mildred «con il mio direttore mostrammo alcune parti del girato al ministro della comunicazione, Julios Spencer, che dette l'ok sulle parti visionate. Le riprese non andarono in onda, ma tutti sapevano che io le avevo fatte. Da quel momento mi hanno perseguitata, sono finita in carcere e, sopratutto, sulla lista nera del Ruf (che significa condanna a morte). Nel 2001, i filmati sono stati trasmessi in Tv, dietro richiesta dello stesso Spencer. Per me è stata la fine. Mi sono rivolta anche alla Slaj (Sierra Leone Association Journalist), per denunciare la situazione, ma pur essendo un organo indipendente, subisce forti pressioni politiche. Così sono dovuta scappare». 
Mildred ritiene che la decisione tardiva di Spencer per la messa in onda dei filmati, sia dovuta alla volontà di dare un giro di vite più forte per additare pubblicamente i ribelli, «ma anche se nel mio Paese la guerra civile finisse, il governo attuale, eletto democraticamente, non migliorerebbe le cose né per i civili, né per noi giornalisti». 
Nel suo zainetto, Mildred custodisce le due cassette incriminate «che ho preso prima di partire da Freetown, dove ho lasciato una figlia a casa di mia madre». In Italia c'è arrivata con il suo findazato Edward Williams, che l'ha protetta quando è fuggita da Freetown e che per questo, si è visto uccidere suo figlio di 5 anni sotto gli occhi. 
«Abbiamo vagato insieme a piedi o accettando passaggi clandestini, fino a quando abbiamo incontrato uno svedese che ci ha fatto salire su un aereo: destinazione Italia». Prima di prendere il volo, Mildred ha scritto una e-mail al sito "Icare" dicendo che stava arrivando nel nostro Paese per chiedere asilo politico. Il 26 novembre 2001 Mildred ed Edward sono sbarcati a Malpensa e si sono dichiarati rifugiati politici «mostrando la mia carta di riconoscimento di giornalista», precisa Mildred. Il secondo passo in Italia, è stato andare ad Amnesty International a denunciare il loro caso. Amnesty lo sta divulgando ed è un punto di riferimento per la giornalista e il suo compagno. Il caso è stato preso in considerazione e segnalato anche da Sarah de Jong della Human Right & Safety Officer in Belgio, dove Mildred e Edward si sono recati all'inizio di gennaio 2002 per verificare se in quel Paese ci sono maggiori opportunità di asilo: «ci hanno detto che è meglio tentare in Italia», riferisce Mildred. 
Nel frattempo anche la Federazione internazionale dei giornalisti e Informazione senza frontiere si stanno interessando al caso. Mildred e Edward, che alloggiano in un centro di accoglienza a Caronno Pertusella e che tra un mese vedranno scadere il permesso temporaneo per stare in Italia, cercano sostegno per rendere pubblica la loro vicenda, ma soprattutto «per diffondere e far conoscere la situazione in Sierra Leone», sottolinea Mildred non senza commozione. 
«Io ho la mia testimonianza filmata» conclude « e sono pronta a mostrarla pubblicamente. Che almeno la mia fuga e questi mesi di dolore servano a far conoscere. È questo il mio mestiere».

di Rezia Corsini per Inviati di pace

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