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CITTADINO DI FIRENZE, CITTADINO DEL MONDO 

di Akbar Ganji

Firenze, 12 giugno 2006


Noi iraniani, come francesi ed inglesi, chiamiamo la vostra città, che da oggi sarà anche la mia città, Florence. Questo nome, per gli uomini di cultura e gli intellettuali iraniani, ha un’attrazione magica, la stessa attrazione cui fa riferimento Gramsci.

Firenze ci ricorda l’inizio della modernità. Ricorda il Rinascimento. E’ il luogo dove prese piede l’idea che la ragione è lo strumento con cui l’uomo può affrontare gli eventi della sua vita. Firenze è il luogo dove, per la prima volta, si è affermato il pensiero che le scienze umane possano aprire la strada al progresso ed alla felicità dell’uomo. Firenze è la culla dell’Umanesimo. E’ la città dove l’uomo ha scoperto che la vita associata, nel corpo di una repubblica, poteva svilupparsi in una forma più degna. Firenze significa per noi Machiavelli e Dante.

Firenze porta immediatamente alla memoria l’arte rinascimentale: tutti rivolgiamo lo sguardo a Firenze ed al lascito degli artisti fiorentini con grande ammirazione. La scoperta della prospettiva ha permesso all’uomo di vedere il mondo diversamente. E’ la stessa ammirazione con cui guardiamo l’architettura del Duomo di Firenze: la sua figura racchiude in sé l’idea della libertà dell’uomo. Questa libertà costituisce la fede che illumina la strada verso la felicità sulla terra. Per ogni uomo la cultura e l’arte fiorentine richiamano la forza creativa di ogni cultura. Non è solo l’uomo occidentale, o quello europeo, che è rappresentato nelle statue di Madonne o di Santi. E’ l’uomo libero e moderno, al di là da ogni eurocentrismo: quest’uomo evoca l’uguaglianza universale degli esseri umani. Nello Schiavo liberato di Michelangelo sentiamo l’eco dei cori di Beethoven e delle parole di Schiller, che annunciano con gioia l’uguaglianza  di tutti gli uomini. E noi c’inchiniamo di fronte alla bellezza e alla verità, che danno un’immagine alla fede nei diritti dell’uomo e ai modi per migliorare l’esistenza umana. Come persona che arriva da lontano, dichiaro che, oltre questa cultura, quest’arte, le innovazioni del pensiero e il sorgere della cooperazione tra gli uomini, vedo un’esperienza comune: sento il grido di tutti gli uomini oppressi.

Dal cuore del nuovo sistema di pensiero che l’Italia rinascimentale ha dato al mondo, si sono affermate una nuova forma di repubblica e di democrazia, di giustizia e di uguaglianza: questi valori hanno una voce che non si lascia coprire da qualsiasi forma di eurocentrismo. Questa voce, che io sento dentro di me, parla di una repubblica mondiale, del diritto e della possibilità per l’uomo di sviluppare le sue capacità creative.

Io non considero i princìpi della vostra cultura e le loro conquiste nel campo politico, artistico e scientifico soltanto vostri: considero tutto questo anche mio. Io, che sono un uomo orientale proveniente dalla terra addolorata dell’Iran, sento la voce di Goethe, che nel suo Diario del viaggio in Italia scrive: “tutto questo è anche mio”. Anche io ne sono partecipe, anche io ne sono beneficiario: tutto questo appartiene anche ai miei figli. I miei figli in Iran devono sentirsi partecipi di questa cultura, come voi dovete rispettare la loro antica civiltà.

Non solo eurocentrismo, ma anche anti-islamismo ed islamofobia sono in contrasto con l’idea di cittadinanza globale. Queste tendenze non sono altro che modi per restare prigionieri della storia passata, sono una dimostrazione della difficoltà di cancellare dalla propria memoria le pagine buie della storia. Per diventare cittadini del mondo, bisogna imparare a liberarsi dalla storia, dai suoi avvenimenti; altrimenti, se conserviamo ogni attimo del nostro passato, nessuna razza, popolo o “tribù” potrà convivere con le altre razze, popoli e “tribù” in amore e amicizia, carità e giustizia. Quale popolo nel passato non ha combattuto guerre contro altri popoli? Vivere in pace con coloro di cui, cercando nelle pagine della nostra storia, non troveremo mai un esempio di lite o di guerra, non è un merito. Il merito è riuscire a vivere in amore, amicizia, carità e giustizia con coloro che nel passato abbiamo combattuto. Il cittadino del mondo deve leggere la storia per imparare a non commettere più gli stessi errori, non per riattizzare vecchi odi e inimicizie “tribali”.

Il cittadino del mondo deve perdonare coloro i cui padri hanno combattuto suo padre, perché solo così sarà possibile una convivenza pacifica. La convivenza pacifica è l’unica strada per arrivare ad una società dove gli ideali sociali di ordine, sicurezza e benessere saranno possibili. Il perdono è la porta verso la libertà. Perdono, però, non significa oblio ed è non dimenticando le lezioni del passato che si può progredire. Chi dimentica corre il rischio di ripetere gli errori del passato, producendo risultati ancora peggiori.

Il cittadino del mondo nel confronto con gli altri, sia quando le divergenze siano ideologiche che quando siano pratiche, agisce sempre con rispetto e tolleranza. Rispetto, perché bisogna sempre riconoscere all’avversario la possibilità di rivedere le proprie posizioni. Tolleranza, perché non possiamo immaginare tutti gli uomini con lo stesso "aspetto". Non abbiamo altra strada che tollerare chi la pensa diversamente, chi vive diversamente.

Guardando questa Firenze piena di luci e colori, dalle sue colline vedo qualcosa che per me corrisponde all’immagine di una repubblica universale. Il suono delle vostre campane, la bellezza del vostro David, la maestosità del vostro Duomo, sono parte della mia cultura, io che sono un cittadino del mondo.

Non è diritto di ogni uomo libero costruire la propria casa dove meglio crede? Non è diritto di un uomo esercitare la propria opera dove trova maggiori opportunità? Non è diritto di una persona offrire ai propri cari, le persone con cui vive, maggiori sicurezze e possibilità?

Perché un immigrante, colui che sceglie di vivere in una terra dove non è nato, non deve liberarsi dell’etichetta di straniero? Io vengo dalle carceri del mio paese e, come scrittore, ho imparato molto rivolgendomi alla gente. Ho imparato a rispettare i diritti di ogni essere umano e ad aiutarlo per ottenerli. Ho imparato, di questo mondo, che ogni granello della sua terra è nostro, abbiamo il diritto di vivere ovunque.

Voi da questa nostra città avete allargato gli orizzonti, formando con i vostri vicini un unico paese, un unico popolo ed un unico governo. Oggi, da questo nostro paese, ci siamo ancor di più allargati, dando vita ad un’Europa unita. Non credete che nel nostro futuro ci sia una repubblica mondiale? L’Europa del XXI secolo con difficoltà combatte la battaglia per l’uguaglianza. Oggi taluni, in questo mondo, portano sulle spalle il peso degli altri. La sete di denaro non può essere l’unica guida dell’umanità per affrontare le sfide del terzo millennio. La vera guida deve essere l’amicizia, la compartecipazione e la condivisione.

Firenze rappresenta questi ideali. Secoli fa ospitava gli sconfitti, i fuggiaschi e i rifugiati, offrendo loro la cittadinanza.

Modernità, Rinascimento e Umanesimo mi hanno insegnato a difendere il mio diritto ad una scelta libera. L’Umanesimo, come punto di partenza del Rinascimento e motore della modernità, è un qualcosa che oggi dobbiamo difendere.

Se l’Umanesimo, nei suoi presupposti epistemologici, considera ogni scienza una conoscenza umana, non ci sarà allora nessuna scienza che non abbia i colori dell’uomo. Dobbiamo imparare ed insegnare una profonda umiltà scientifica e non pensare che, con un punto di vista assoluto, si possa comprendere ogni problema. Lo "sguardo da nessun luogo verso ogni luogo",  come c’insegna il pensiero di Thomas Nagel, è impossibile: siamo costretti a guardare da un luogo specifico verso il mondo. Non potrebbe essere questa la risposta al nostro fanatismo, dogmatismo e rigidità?

Quando l’Umanesimo, in quanto pensiero ontologico, ha stabilito che l’uomo è al centro del mondo, che non deve sacrificarsi a nient’altro fuori di lui e non deve considerarsi appendice di qualcosa di superiore a lui, ci ha insegnato la dignità umana e il rispetto per se stessi.

Quando l’Umanesimo, in quanto pensiero assiologico, ha stabilito che ogni cosa ha un valore fin quando serve all’uomo e nulla che non abbia un utilizzo per l’uomo non ha valore, ci ha fornito degli strumenti per la valutazione dei nostri ideali e dei nostri scopi e ci ha liberati dall’obbligo di valorizzare gli ideali inutili all'uomo.

Quando l’Umanesimo, come pensiero deontologico ed  etico, ci ha insegnato che è nostro dovere aiutare il prossimo, a prescindere da considerazioni religiose, razziali, “tribali”, nazionali e regionali: ci ha costretti all’altruismo e alla compassione.

Quando l’Umanesimo, come pensiero antropologico, ha respinto tutte le precedenti teorie sull’origine dell’uomo ed ha affermato che cinque princìpi (consapevolezza, libertà, coscienza, razionalità e volontà) formano l’essere umano, ci ha indicato la direzione di marcia. Nella misura in cui ci libereremo delle restrizioni interne ed esterne, conosceremo meglio noi stessi e l’ambiente che ci circonda. Quanto meglio faremo uso della nostra volontà, elimineremo ogni forma di passività. Quanto più agiremo con coscienza e consapevolezza, tanto più eviteremo limitazioni, condizionamenti indotti da altri e comportamenti di massa. Quanto più la nostra coscienza sarà vigile, tanto più saremo umani.

E’ con questa visione complessiva che l’Umanesimo ha aiutato l’uomo a compiere le sue scelte con maggiore consapevolezza. Fin quando l’uomo non riuscirà a scegliere in piena consapevolezza ed autonomia, sarà uomo solo in potenza, non nei fatti. Questa possibilità di scegliere fa uscire l’uomo dai complessi meccanismi del suo essere per metterlo di fronte al mondo, significa cioè all’uomo riconosce il diritto a non essere parte di un insieme più grande, ma di trovarsi ad affrontare il mondo che lo circonda  con la possibilità di scegliere liberamente in che misura farne parte o meno. Senza dubbio questa fermezza, che gli esistenzialisti identificano con l’esistenza stessa, necessita sacrifici ed impone dei costi. Ma sono proprio questi sacrifici e questi costi che rendono l’uomo un essere sacro. Non è un caso che la parola “sacro” è legata a “sacrificio”.

Io sono un essere umano perché decido liberamente e sono responsabile delle mie scelte. John Stuart Mill afferma che l’uomo non è innanzitutto diverso dagli animali perché possiede un cervello, ma perchè ha la possibilità di scegliere. L’uomo è tale soprattutto quando sceglie e costruisce da sé la propria esistenza, non quando è eletto da qualcuno o quando accetta che qualcun altro scelga per lui. L’uomo è tale quando cavalca e non quando è cavalcato, quando persegue un obiettivo e non solo gli strumenti per realizzarlo. Di conseguenza, quanto più l’uomo avrà possibilità e mezzi per scegliere, tanto più sarà ricco e, quanto più il suo raggio di azione e reazione sarà ampio, tante maggiori possibilità avrà nel tentativo di cambiare e migliorare. Quanto maggiore sarà la sua capacità di modificare la propria personalità sviluppandola, tanto più spazio avrà un pensiero più evoluto.

L’uomo capace di scegliere è il figlio dell’epoca moderna. Sceglie da sé di quale nazione e quale governo essere cittadino. L’uomo moderno è cittadino del mondo. L’uomo moderno può disegnare la propria vita e la propria personalità come un’opera d’arte. Machiavelli, il primo pensatore politico moderno, parlava della necessità di stabilire un rapporto tra legge e potere. Il suo modo di essere repubblicano era una richiesta di un governo delle leggi. Nel Discorso sopra la Prima Deca di Tito Livio, così come nelle Istorie fiorentine, egli dimostrò che la vita di una repubblica deve essere basata su un modo di pensare repubblicano, sul governo della legge. Egli parlava di cittadini capaci di governare una repubblica. Nelle Istorie Machiavelli scrive che tutto quello che è stato valido per Firenze sarà un’esperienza storica che potrà essere ripetuta ovunque. Per Machiavelli il governo del popolo non si basa sull’anarchia populista, bensì su una legge comune. Non è un caso che la sua opera Il Principe non parli tanto del governante, quanto del legislatore. Nella sua visione le tradizioni del paganesimo dovevano far risaltare il ricorso alla legge nella vita degli uomini. Machiavelli non parlava dell’uguaglianza dei cittadini nel senso odierno, ma considerava la legge alla base di ogni repubblica.

Il grande umanista Erasmo da Rotterdam, che ha avuto un ruolo enorme nella diffusione della cultura rinascimentale, ci ha insegnato quali siano i significati, i valori e l’importanza di essere cittadini del mondo. Dal suo punto di vista ogni essere umano che coscientemente, volontariamente e liberamente scelga questi ideali, che non sono legati a nessuna fede laica o religiosa, cultura o civiltà, società o periodo storico e che rappresentano tutti gli uomini ovunque e in qualsiasi epoca si trovino, è  di diritto un cittadino del mondo.

Come suoi allievi, siamo cittadini del mondo anche noi, poiché abbiamo scelto ideali universali, come verità e bellezza, giustizia e libertà, amore e carità, quali princìpi guida della nostra vita individuale e sociale. Uno di questi valori universali è la pietas verso tutti gli uomini in quanto esseri umani e tale pietas ci obbliga al fatto che, ovunque si trovi un uomo sofferente, il cittadino del mondo cerchi rimedio nel modo migliore e più sicuro al male che ha originato quella sofferenza. La pietà e la compassione umane, soprattutto di chi si considera cittadino del mondo, non conoscono frontiere e pertanto non possono far valere discriminazioni e relativismi. Anche se i musulmani, che nel passato si sono scontrati con l’Occidente, oggi si trovassero a subire ingiustizie, ciò dovrebbe provocare la compassione di tutti i cittadini del mondo. Per nessun motivo la compassione deve essere chiusa dentro delle frontiere. E’ giunta l’ora di diventare tutti cittadini del mondo e che la nostra compassione vada oltre i ricordi e la memoria, né si faccia mai rinchiudere in vincoli di nessun tipo.

In quest’ottica la difesa dei diritti umani, e degli esseri umani i cui diritti sono stati calpestati, è un dovere di tutti noi. Il fatto che concedete a me, che provengo da un’altra nazione e Stato,  la cittadinanza onoraria di Firenze, difendendo i miei diritti calpestati, o omaggiandomi  per aver difeso i diritti dei cittadini innocenti del mio paese, non è forse segno di una compassione senza frontiere? Non avete forse ignorato i confini che ci dividono per esprimere la vostra compassione? Sono convinto che tutti dovremmo agire così e che nessuna frontiera artificiale, frutto di convenzioni internazionali, ci dovrebbe impedire l’esercizio dei nostri doveri come esseri umani, che sono la difesa degli oppressi e la resistenza agli oppressori. I diritti umani sono tali, cioè umani, perché non appartengono in maniera esclusiva a nessun uomo, ma a tutta l’umanità. Ovunque questi diritti vengano calpestati, i cittadini del mondo devono far sentire la loro voce, pur se ad essere calpestati siano i diritti dei nostri nemici. Nel nostro libro sacro, il Corano, è scritto che neppure l’inimicizia verso un gruppo, che pure abbia una ragione valida, ci permette di opprimerlo o d'ignorare i suoi diritti calpestati. In questo mondo, ovunque un governante autoritario, armatosi dell’arma del terrore, opprima la sua gente,  il cittadino del mondo deve sentirsi partecipe della sofferenza di quel popolo.

Essere cittadini del mondo vuol dire che tutti noi, cittadini immigrati e stranieri, siamo uguali davanti alle leggi che garantiscono i nostri diritti materiali. Nell’Italia del XX secolo è stato Antonio Gramsci che, parlando dell’Internazionalismo, ha parlato dell’uomo del futuro come cittadino del mondo.

Essere cittadino di Firenze è un onore ma ancor più grande è ascoltare le parole degli eminenti padri della cultura fiorentina che dissero: “il cielo è il mio tetto: fin quando un esule fuggirà da Firenze, la libertà non sarà ancora una realtà”. Oggi voglio farmi portavoce di questo messaggio, che viene dalla mia, dalla nostra città, Firenze: “Io sono libero perché lotto per la mia libertà. Io sono libero perché perdono il mio nemico”.   

   
   

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