di Roberto Reale (segretario generale di Information Safety and Freedom)
Gli ottimisti non hanno dubbi: dobbiamo ringraziare la grande informazione Usa per aver parlato della terribile vicenda dei civili – donne e bimbi compresi – uccisi a freddo in Iraq ad Haditha da una squadra di marines/giustizieri che voleva vendicare un commilitone morto in un attentato. Ma è andata proprio così? La stampa americana ha svolto realmente un ruolo “encomiabile” nello svelare i retroscena di questo atto di rappresaglia e le coperture con cui i comandi hanno tentato di proteggere gli esecutori della strage? A tutti suggeriamo di leggere quanto scritto da Danny Schechter su Alternet ( “I crimini dei media supportano i crimini di guerra”). L’autore ci racconta del mare di omertà che ha circondato la storia di Haditha. Di come i reporter embedded ( fra loro Arwa Daman della CNN) non abbiano visto o riferito nulla di quanto visto e accaduto. Netta è la conclusione di Schechter: abbiamo saputo di Haditha perché dei marine coscienziosi ne hanno parlato, perché un ex marine di grande integrità il deputato democratico John Murtha ha pubblicamente rivelato i fatti, perché il settimanale Time ha riferito la cosa. Fosse stato per le televisioni e i loro embedded non avremmo mai conosciuto un briciolo di verità ( “ I nostri intrepidi giornalisti tv avrebbero potuto far esplodere lo scandalo. La Cnn aveva gli elementi per farlo, ma non l’ha fatto”).
Ma se pensate che l’opinione di Shechter sia quella di un “estremista del mediattivismo”, suggeriamo allora di leggere quanto scrive Thomas Ricks sul Washington Post del 4 giugno ( “ Nel massacro di Haditha, i fatti sono emersi in ritardo”). Ricorda come la versione ufficiale ( i morti sarebbero stati provocati da un’esplosione mentre invece i civili iracheni erano stati finiti con colpi di fucile in testa e al petto) abbia “retto” per ben sei mesi. Ricks fornisce il quadro di una interminabile catena di menzogne andata avanti dal 19 novembre scorso fino a poche settimane fa. Come “protagonista positivo” della svolta che ha portato a conoscere la verità il Washington Post enfatizza il ruolo avuto dal generale Chiarelli, un comandante che aveva capito che bisognava farla finita con “rappresaglie e uccisioni che allontanavano ogni simpatia della popolazione per i soldati americani”. Ma è il resto dell’articolo che fornisce le informazioni più interessanti. Riassumiamo. Il video che ha squarciato le menzogne di Haditha è stato girato da uno studente iracheno di giornalismo che lo ha fornito a un’organizzazione umanitaria irachena. Quando le immagini sono arrivate nella redazione di Time, i redattori del settimanale hanno chiesto spiegazioni al Pentagono. Sapete cosa ha risposto con una mail il portavoce della Difesa? Che quel video non andava assolutamente ripreso, che era stato prodotto dai terroristi, era pura propaganda di Al Qaeda. Poi però la verità si è fatta faticosamente strada. Il 17 maggio il deputato John Murtha in una conferenza stampa ha parlato di “civili uccisi a sangue freddo”. I giornalisti presenti – racconta il Post- non hanno dato troppo peso a queste parole. Solo il quarto intervistatore ha chiesto ulteriori spiegazioni. E il rappresentante democratico ha potuto finalmente spiegare che “erano stati uccisi degli innocenti, donne e bambini in un numero doppio rispetto a quello riferito da Time”.
E allora proviamo a riassumere. I quotidiani Usa in questi giorni non stanno nascondendo la vicenda. E questo è certamente importante. Ma i merito del giornalismo americano si fermano qui. La verità non è emersa a seguito dell’iniziativa di reporter coraggiosi, ma di “uomini delle istituzioni” che non hanno accettato di avvallare crimini e menzogne. Le tv satellitari che promettono di farci vedere e conoscere tutto ( con lo slogan Cnn: Be the first to know) hanno fallito. Presenti sul teatro di guerra hanno – ancora una volta- girato la testa dall’altra parte.
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