di Andra Fabozzi
Fonte: il Manifesto
21 giugno 2006
«Quello delle intercettazioni è un problema che si
pone sistematicamente e ogni volta manca il coraggio di andare fino in
fondo. Anche quando il parlamento prova a trovare soluzioni condivise
si ferma sempre davanti alle reazioni delle stampa e della
magistratura». Giuliano Pisapia, responsabile giustizia di
Rifondazione comunista, ha da poco ricevuto l'incarico dal ministro
della giustizia Mastella di guidare la commissione per la riforma del
codice penale. Delle intercettazioni ricorda di essersi occupato
«praticamente in tutti i miei dieci anni da parlamentare», una volta
la sua proposta di elevare la multa per la pubblicazione arbitraria fu
approvata all'unanimità in commissione giustizia ma lasciata cadere in
aula. «Vedo però - aggiunge Pisapia - che l'indignazione dei
commentatori va a senso unico: nello stesso giorno in cui si criticava
l'uso eccessivo della custodia cautelare per Vittorio Emanuele di
Savoia, quasi nessuno si accorgeva della manifestazione di Milano con
cinquemila persone insieme ai genitori di quei 25 ragazzi in carcere
da tre mesi in attesa di processo per le vetrine rotte e le auto
bruciate in corso Buenos Aires».
Pisapia, il problema sono le intercettazioni o la loro diffusione?
Tutt'e due. Le intercettazioni sono uno strumento indispensabile per
le indagini, considerato però eccezionale dal legislatore. La
normativa attuale tiene insieme il problema dell'efficacia con le
garanzie: oggi il giudice dovrebbe autorizzare le intercettazioni su
richiesta del pm solo quando vi siano gravi indizi e siano
'assolutamente indispensabili ai fini delle prosecuzione delle
indagini'. L'espressione 'assolutamente indispensabile' non ritorna in
nessun altro articolo del codice di procedura penale, a riprova del
fatto che il legislatore vuole limitare l'uso di uno strumento
particolarmente invasivo».
Ma oggi si può intercettare per ogni reato punibile con pene non
inferiori a cinque anni: è un limite da alzare?
Non credo sia questa la soluzione. Le intercettazioni possono essere
indispensabili per indagare su di un reato bagattellare come le
molestie e possono invece essere sostituite da una perquisizione fatta
bene o da un test del dna in un caso di omicidio. E' la magistratura
che dovrebbe applicare un maggiore rigore nella verifica dei
presupporti per le intercettazioni, oggi troppo spesso autorizzate
sulla base di motivazioni tautologiche se non addirittura di poco più
che un prestampato. Il Csm potrebbe intervenire e la Cassazione
dovrebbe annullare i decreti di perquisizione in assenza della
'assoluta indispensabilità'.
Il disegno di legge Calvi (Ds) che è all'esame del senato prevede
il carcere per i giornalisti. E' favorevole?
No. Io credo che bisogna tutelare insieme le necessità investigative,
la libertà di stampa e il diritto alla privacy. Intanto chiarendo un
equivoco di fondo: la normativa attualmente in vigore non consente la
pubblicazione di tutti gli atti di indagine non più coperti dal
segreto, come in buona o cattiva fede si continua a far credere. E' al
contrario proibita, in base all'articolo 684 del codice penale, la
pubblicazione arbitraria di atti di indagine fino alla chiusura delle
indagini preliminari. E' una norma che è posta non solo a tutela delle
indagini ma anche della privacy degli indagati.
Ma è totalmente disapplicata.
Sì, perché con meno di 150 euro di multa si estingue il reato. La mia
opinione è che anche su questo si deve uscire dalla logica del penale.
Anziché sanzionare il giornalista, tantomeno con l'arresto, bisogna
prevedere sanzioni pecuniarie di carattere amministrativo per
l'editore in proporzione alla diffusione del giornale se durante la
fase delle indagini vengono pubblicate notizie coperta da segreto o
notizie di nessuna rilevanza probatoria o penale. Il carcere per il
giornalista oltretutto non risolve il problema, perché il cronista si
trova tra l'incudine e il martello, tra le pressioni della sua
direzione, l'obbligo deontologico di fornire le notizie di cui è in
possesso al giornale per cui lavora e l'impossibilità di controllarne
la pubblicazione.
E' favorevole a una commissione d'indagine sulle intercettazioni?
Non sono contrario purché non sostituisca una proposta come questa che
ho illustrato che si può fare rapidamente e semplicemente. E che
avrebbe un grande potere deterrente perché la sanzione, elevata,
andrebbe affidata al garante della privacy, evitando così i tre gradi
di giudizio che spesso significano prescrizione sicura. La commissione
va fatta sul complesso fenomeno delle intercettazioni lecite, illecite
e persino fuori controllo come sono quelle contro il terrorismo
introdotte a larga maggioranza dal cosiddetto pacchetto Pisanu nella
scorsa legislatura.
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