Fonte: la Repubblica
21 giugno 2006
Se
cercate la parola "dittatura" su Google Cina, sapete già che troverete
moltissimi risultati censurati. Lo stesso vale, ovviamente, per
"democrazia" oppure per "rivoluzionario". Ma che dire di parole come
"segmento"? Oppure "gastrico"? Tutte parole che, ricercate nella
versione cinese di Google, subiscono la censura di uno o più
risultati. E questo succede per il 9% delle parole, da 'abbondante'
fino a 'zebra'.
La prova l'ha fatta un blogger tedesco, Philipp Lenssen, con 10 mila
parole inglesi (qui
il suo blog). Un numero non indifferente se si pensa che un
vocabolario come lo Zingarelli di parole ne contiene 130 mila e che
Lenssen ha scelto quelle di più comune utilizzo da un dizionario che
ne aveva 27 mila. E il risultato è stato importante: 901 parole
rimandano a siti censurati; per la precisione, fra i primi 10
risultati almeno uno è un sito censurato. "E sarebbero molte di più se
si considerassero i primi 100 risultati", fa notare Lenssen. Il
blogger ha considerato come censurati quei risultati in cui compare
l'avviso di Google (in mandarino nella foto) su cui è scritto:
"In accordo alle leggi e alle politiche locali alcuni risultati non
sono mostrati".
"L'elenco - fa notare Lessman - non è una lista completa delle
ricerche censurate, che è molto più ampia, dato che le parole possono
essere combinate o scritte in lingue diverse". Inoltre, continua
Lessman, non c'è nessuna indicazione su quanto siano frequenti queste
ricerche, non solo per il fatto che sono in inglese e non in
mandarino. "Anche se avessimo la lista delle ricerche più frequenti
non sarebbe significativo: sarebbero infatti escluse le ricerche di
tutte quelle persone che hanno paura di accedere a Google o che danno
per scontato che i risultati sono censurati".
Ma perchè censurare "misura" o "diciassette"? Quale ragione hanno
trovato i censori cinesi dietro queste parole? Nessuna: probabilmente
la spiegazione è nel fatto che non sono le parole ad essere censurate,
ma i siti. Quindi se la parola "diciassette" compare su un sito che
parla di diritti civili, ecco che la pagina risulta censurata.
Non che questa sia una grossa consolazione. La difficoltà per un
utente cinese di ottenere informazioni dalla rete è evidente. Di
fronte a ricerche neutre, che non nascondono alcun intento sovversivo,
si sbatte contro un muro di censura. Con risultati che a noi possono
sembrare ironici quando leggiamo che cadono nella trappola parole come
'moglie', 'capelli' o 'quasi'.
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