di Stefano Marcelli( presidente di
Information Safety and Freedom)
30 giugno 2006
La
nuova inchiesta di Sigfrido Ranucci su Rainews24 (ci ricorda un'antica
lezione del giornalismo anglosassone (ma si potrebbe dire del
giornalismo tout court) che sembravamo aver dimenticato un po' tutti
in questi anni terribili della professione dell'informare. Cioè che la
ricetta per un'informazione corretta è la più semplice del mondo:
raccontare i fatti, nient'altro che i fatti.
Una ricetta facile nell'indicazione degli ingredienti, ma, come ben sa
chi si ostina a tentare di fare questo mestiere, molto difficile
nell'esecuzione.
Trovare i fatti vuole intanto dire cercarli: cercare di ricostruire
cos'è realmente accaduto senza partire da posizioni preconcette, senza
avere una tesi di partenza da dimostrare, uno schieramento ideologico
da favorire ad ogni costo, responsabilità da nascondere, ambiguità da
proteggere.
Ci ha colpito, ad esempio, scoprire nel corso del reportag , che quel
bel servizio del collega Feo che metteva a confronto le misure di
sicurezza attuate dai nostri contingenti in Afghanistan e in Irak non
è mai andato in onda. Possiamo pacatamente chiedere perché? Cosa c'era
di così tanto importante in quell'edizione di telegiornale da
obbligare a gettare nel cestino un pezzo così interessante ed
esclusivo? Ma quel pezzo era senza scadenza (tanto che risulta attuale
ancora oggi) e quindi perché non è stato messo in onda nemmeno in
seguito? Forse si tratta di un caso di censura?
Il secondo punto è proprio quello di riuscire a ricostruire fatti che
qualcuno, o molti, non vogliono che siano scoperti. La storia dei
depistaggi e delle censure lastrica quella della storia italiana e del
nostro giornalismo. Il primo caso che viene in mente, non ancora
risolto è quello di Ustica. Si farà un Museo, ma non si saprà cos'è
accaduto.
Eppoi c'è una moda relativamente recente che si è affermata nel
giornalismo di questo ultimo decennio: diceva Peter Jennings, mitico
conduttore delle World News Tonigth dell'Abc, "il perché al posto del
cosa". Cioè i commenti invece delle notizie. Il modello, varato da Fox
News, la televisione che Rupert Murdoch ha arruolato come organo
militante delle campagne neocon e della politica bellicista di George
W. Bush, e sbarcato in Italia affermandosi come modello sotto forma di
par condicio .
Se è sacrosanto che i cittadini abbiano la possibilità di ascoltare le
opinioni dei politici di tutti gli orientamenti è pur vero che hanno
prima di tutto il diritto di sapere cosa avvenga in Italia e nel mondo
e di saperlo nella maniera più obbiettiva.
Ranucci ci fa capire cosa è accaduto a Nassirya, quali siano i punti
da chiarire, quale sia la condizione e quali le opinioni dei familiari
delle vittime, lo stato delle inchieste. Su questa base, e in
relazione a questi fatti potrà essere opportuno anche sapere cosa ne
pensino i politici italiani . Ma sostituire le opinioni alla
ricostruzione dei fatti è una vera e propria operazione di
manipolazione informativa.
Ebbene, per almeno cinque anni (ma forse di più), il giornalismo nel
nostro Paese, soprattutto quello televisivo, ha abdicato al suo ruolo
fondamentale, che è quello di farci sapere cosa succede, proponendoci
al suo posto, cosa pensano a destra e a sinistra di cosa accade.
Risultato? Conosciamo la realtà, solo attraverso l'opinione e i
commenti di politici, esperti di varia natura, editorialisti spesso
improvvisati. Quindi, viviamo nel terzo millennio in una realtà ben
più ideologizzata di quanto lo fosse quella del secolo appena
tramontato che alle ideologie aveva legato tutta la propria storia.
Il succo dell'inchiesta di Rainews24 è quest : i nostri militari di
Nassirya sono morti due volte , sepolti dall'ambiguità sulla natura
(guerra o pace?) della nostra missione e dell'imbarazzo per il mancato
rispetto di elementari misure di sicurezza .E' una verità né di destra
né di sinistra a cui ora il governo italiano dovrà dare risposta .
I fatti dicono anche che il contractor Quattrocchi ha ricevuto dallo
Stato Italiano quel riconoscimento che è invece stato negato ai nostri
militari e che nessuno , finora, ci sembra avesse sollevato il
problema .
Come si vede, il buon giornalismo finisce spesso per risultare
imbarazzante. Ed è per questo che si cerca di praticarlo e farlo
praticare sempre meno.
Il video integrale dell'inchiesta è disponibile alla pagina:
http://www.rainews24.rai.it/ran24/inchieste/video/senzamedaglia.wmv
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