di Anna Maria Merlo
Fonte: il Manifesto
21 settembre 2006
Libération
fonderà a giorni una «società dei lettori», cioè una sorta di
azionariato tra il suo pubblico più fedele, per cercare di uscire
dalla crisi. L'appello al contributo, anche finanziario, dei lettori,
arriva dopo mesi di difficoltà, a pochi giorni da un consiglio di
amministrazione che sarà cruciale, il 27 settembre prossimo. Durante
il quale l'azionista principale, Edouard de Rothschild presenterà il
suo «progetto dell'ultima chance» per la sopravvivenza del
giornale, che perde soldi e copie.
Dopo la parentesi estiva, la crisi precipita a Libération. La
scorsa primavera, c'era stata una ristrutturazione, conclusasi con le
dimissioni facilitate di 56 persone. Ma questo non era bastato: il 29
giugno scorso, il fondatore Serge July aveva dato l'addio alla
redazione. Serge July è andato via per «un disaccordo con il
principale azionista sulla ricapitalizzazione del giornale». Il 60,5%
della redazione, con un voto, aveva approvato a metà giugno la
proposta di «cogestione» fatta da Rotschild alla Società civile del
personale. Al posto di Serge July era andato, per un periodo
transitorio, il giornalista economico Vittorio De Filippi e a
sostituire il direttore generale Louis Dreyfus, anche lui dimesso da
Rothschild, l'ex direttore del settimanale L'Usine nouvelle,
Philippe Clerget, scelto dall'azionista principale. La direzione della
redazione è rimasta al suo posto, «in accordo con Serge July - ha
spiegato il direttore Antoine de Gaudemar - per un periodo transitorio
definito dall'azionista finanziario e dall'azionista del personale»
con il compito «di accompagnare questo periodo di transizione per
difendere gli interessi della redazione e del giornale». Ma il periodo
transitorio scade, per Vittorio de Filippi, il prossimo 1° ottobre.
Dopo un periodo di forte tensione tra la Società civile del personale,
che aveva accettato la proposta di Rothschild, e la direzione della
redazione (appoggiata dagli «storici» del giornale) - culminato con un
intervento firmato anche da Antoine de Gaudemar uscito il 29 giugno
scorso, dove veniva denunciato lo «spossessamento» di cui è vittima la
storia stessa di Libération con la manovra della co-gestione di
Rothschild - direzione e Società civile hanno trovato un'intesa di
fronte alle minacce dell'azionista finanziario. Giovedì scorso,
Libération ha pubblicato una doppia pagina, firmata dai
rappresentanti della Società civile, dal cdr e dalla direzione del
giornale, di «spiegazioni sulla situazione interna inedita e sulla
crisi finanziaria senza precedenti». Una spiegazione che è anche un
appello, con la promessa di fondare una Società dei lettori che
permetta a Libération di sopravvivere.
Difatti, le intenzioni di Rothschild sembrano molto compromettenti: di
fronte a perdite che sfiorano i 10 milioni di euro quest'anno,
l'azionista non sembra intenzionato a rimetter mano al portafoglio. In
redazione, attribuiscono a Rothschild l'intenzione di voler sfruttare
il «marchio» Libération per operazioni su Internet, senza
rilanciare il prodotto giornalistico (il supplemento Ecrans è
stato limitato alla versione Internet e non esce più su carta). La
banca Lazard è stata incaricata di cercare nuovi investitori, ci sono
stati contatti con il gruppo belga Rossel, ma non sembra che per il
momento ci siano fatti concreti. Ci potrebbero essere nuove dimissioni
facilitate nella redazione, e anche un cambio di sede (dal centro di
Parigi alla banlieue) è tra le previsioni.
De Filippi ha ammesso di aver preso «contatto» con l'ex direttore
della redazione di Le Monde, Edwy Plenel, per un
rilancio del giornale. L'entrata di Plenel significherebbe molto
probabilmente l'uscita della direzione attuale. Il problema di
Libération resta quello che aveva sottolineato July: una
sotto-capitalizzazione. Difatti, a differenza di altri quotidiani
(come Le Monde o Le Figaro, che hanno tra
gli azionisti dei grossi industriali, rispettivamente Lagardère e
Dassault, entrambi produttori di armi e in questa veste dipendenti
dalle commesse pubbliche), il 38,8% di Libé nell'aprile del
2005 è finito nella mani di Rothschild, che però non è alla testa di
un impero industriale.
Libération condivide con gli altri quotidiani francesi la crisi
delle vendite e il calo della pubblicità: nel '46 c'erano 28
quotidiani nazionali in Francia, che vendevano 6 milioni di copie al
giorno. Oggi sono solo più 11 e la diffusione non supera i 2 milioni.
Tra i primi quotidiani ci sono ormai i gratuiti, 20Minutes e
Metro, filiali di gruppi multinazionali.
La doppia pagina pubblicata il 14 settembre, dove è stata sottolineata
«l'indipendenza redazionale» del giornale, è stata anche una
controffensiva dopo le dichiarazioni di una delle firme di
Libération, Florence Aubenas. La giornalsita che era stata rapita
in Iraq, assieme ad altri tre colleghi «storici», ha dato di recente
le dimissioni dal giornale. Ha scelto di accompagnare questo gesto con
dichiarazioni pubbliche sul «potere di Rothschild» che ormai, a suo
dire, determinerebbe le scelte redazionali. Queste affermazioni sono
state evidentemente mal vissute dalla redazione. Il cdr ha reagito con
un intervento pubblicato il 9 settembre: «l'apertura di oggi, dedicata
alle incoerenze di Nicolas Sarkozy, non ci è stata dettata da Edouard
de Rothschild, principale azionista del giornale». Gli argomenti
trattati, «i nostri azionisti, li scoprono oggi, come voi» lettori.
In questi giorni, sul sito di Libé, i lettori reagiscono
all'appello della redazione. Reazioni alterne, di sostegno, ma anche
di nostalgia - «Libé, cosa hai fatto della nostra gioventù?» -
o di critica nei confronti della posizione politica del giornale (il
punto di rottura con una parte dei lettori risale all'ormai famoso
editoriale di Serge July del 30 maggio 2005, l'indomani del referendum
sulla Costituzione europea, dove accusava di nazionalismo chi aveva
votato «no»).
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